<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420</id><updated>2011-11-14T20:33:21.903+01:00</updated><category term='agroalimentare'/><category term='Bamboccioni'/><category term='Wedding Planner'/><category term='Pomodoro'/><category term='Padoa-Schioppa'/><category term='Precariato'/><category term='Meccatronica'/><category term='Uniheat'/><category term='Aziende private'/><category term='Erasmus'/><category term='B2B'/><category term='Fondazione Biagi'/><category term='Ancpl'/><category term='Montezemolo'/><category term='Management'/><category term='Imprese'/><category term='Mostra Novecento'/><category term='Pistorio'/><category term='Università'/><category term='arte'/><category term='Guttuso'/><category term='Protocollo sul welfare'/><category term='Kilometro Rosso'/><category term='Ricerca'/><category term='Bosch'/><category term='Swap Club'/><category term='Mostre'/><category term='made in Italy'/><category term='Basilea 2'/><category term='Competitività'/><category term='B2C'/><category term='Confindustria Parma'/><category term='Delzìo'/><category term='Storia'/><category term='Artoni'/><category term='Gdo'/><category term='Finanza'/><category term='Confindustria'/><category term='Mirò'/><category term='Consorzio del Prosciutto di Parma'/><category term='Flessibilità'/><category term='Democrazia'/><category term='Strategie d&apos;impresa'/><category term='PMI'/><category term='Alimentazione'/><category term='Biesse'/><category term='Intellimech'/><category term='Prosciutto di Parma'/><category term='Fornitori'/><category term='Confindustria Ceramica'/><category term='Cfo'/><category term='Agropark'/><category term='Germania'/><category term='Grundgesetz'/><category term='Matrimoni'/><category term='Nanotecnologie'/><category term='Globalizzazione'/><category term='ASFOR'/><category term='Cooperative'/><title type='text'>Giornalismi d'altri tempi</title><subtitle type='html'>di Alessandra Ferretti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>36</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-8394594966196093011</id><published>2011-07-11T11:22:00.000+02:00</published><updated>2011-07-11T11:22:56.029+02:00</updated><title type='text'>Cooperative e immigrati</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9yCx40HLvX4/Thq_qrDOWkI/AAAAAAAAAWE/K3ZYKfP-VaE/s1600/stranieri-lavoro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="226px" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-9yCx40HLvX4/Thq_qrDOWkI/AAAAAAAAAWE/K3ZYKfP-VaE/s320/stranieri-lavoro.jpg" width="320px" /&gt;&lt;/a&gt;Sarà per i suoi valori di eguaglianza, solidarietà e democrazia, sarà per la possibilità di partecipare alle decisioni attraverso il voto, sarà per la coesione sociale, economica e territoriale, sta di fatto che sempre più immigrati extracomunitari sono attratti dal modello cooperativo italiano, che per molti di loro appare come la porta d’accesso più semplice e immediata al mondo del lavoro. A confermarlo è il dossier statistico Caritas/Migrantes 2010, che evidenzia come gli stranieri provenienti dai Paesi extra Ue, oltre a lavorare come dipendenti, diventano sempre più spesso anche soci di una cooperativa. Accade anche che, una volta acquisite l’esperienza e le informazioni necessarie, gli immigrati si cimentino nella creazione di una cooperativa ex novo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;I dati parlano chiaro. Nel sistema Confcooperative, la manodopera proveniente da Paesi extra Ue è pari al 12,5% della forza lavoro delle coop aderenti. Gli extracomunitari sono oltre il 3% del totale dei soci e nel settore lavoro e servizi raggiungono l’11,6%, mentre si assestano al 6,5% nelle coop sociali. «L’incidenza dei soci stranieri nelle nostre cooperative è cresciuta molto», conferma Luigi Marino, presidente di Confcooperative. «anche perché il modello coop esalta la condizione di immigrato socio e ne facilita l’integrazione».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;In base ai dati di Elabora, centro studi di Confcooperative, i lavoratori extracomunitari provengono per lo più da Nordafrica e Senegal, ma anche da Albania, Macedonia, ex Yugoslavia e Moldavia. Quanto ai settori, in quello agricolo e agroalimentare gli immigrati extra Ue sono il 25%; nella logistica, movimentazione merci e servizi di imballaggio e confezionamento superano il 34%; nelle coop sociali rappresentano il 9% della forza lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Ft6tXaA8Lzs/Thq_tsIdeFI/AAAAAAAAAWI/BIAEglkCYFg/s1600/stranieri-al-lavoro2-300x248.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-Ft6tXaA8Lzs/Thq_tsIdeFI/AAAAAAAAAWI/BIAEglkCYFg/s1600/stranieri-al-lavoro2-300x248.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;«Diventare socio di una cooperativa ha un valore forte per un immigrato», dice Daniele Conti, assistente alla presidenza di Legacoop, «perché significa diventare imprenditore, partecipare alle decisioni. In base a una ricerca di Legacoop Toscana, gli stranieri sono attratti sia dalla possibilità di diventarne soci – il che dà diritto decisionale su tutte le questioni riguardanti la cooperativa – sia per i valori di eguaglianza e democrazia. Per l’85% degli intervistati, in cooperativa non ci sono discriminazioni».&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Nelle realtà Legacoop il 40% degli extracomunitari proviene dall’Africa, in primo luogo da Senegal, Marocco e Nigeria. Per il 20% sono originari dei Paesi asiatici, soprattutto Bangladesh e Filippine, e il 17% viene dall’America Latina, in particolare da Perù, Repubblica Dominicana e Colombia. In Legacoop Lombardia si contano 7.200 stranieri tra soci e non, specialmente nei settori facchinaggio, trasporti, servizi alle persone ed edilizio. Manutencoop, azienda bolognese leader nel suo settore, negli ultimi anni ha visto crescere i lavoratori stranieri in maniera esponenziale: dagli 86 del 1994, oggi sono diventati 1.814, provenienti da 90 nazioni. Cosa li attira?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La sensazione che l’azienda recepisca la diversità come valore positivo e vedersi garantiti stipendio, contributi e rispetto delle regole», dice Guido Dealessi, direttore del personale e organizzazione di Manutencoop facility management. Un esempio di come i lavoratori extracomunitari credono nei valori del circuito cooperativo lo fornisce Reyna Victoria Terrones Castro, arrivata in Italia dal Perù passando per l’Ungheria nascosta con la figlia nel controsoffitto di una carrozza ferroviaria. Oggi Reyna è presidente della cooperativa sociale Queens Servizi, e vicepresidente di Confcooperative Roma. «Quando giunsi in Italia lavoravo 15 ore al giorno, facendo pulizie nei condomini e assistenza nelle cliniche. Fondai la coop nel 2004, dopo un corso di formazione. Iniziai con una partita Iva e una sede nel salotto di casa mia. Oggi contiamo due sedi operative e 17 soci provenienti da tutto il mondo. Ci occupiamo di facchinaggio, giardinaggio, piccole ristrutturazioni».&lt;br /&gt;Ma perché proprio una cooperativa?&lt;br /&gt;«È un modello d’impresa che richiede un capitale minimo. Inoltre i suoi valori sono fondamentali per noi stranieri: si collabora sia tra immigrati che con italiani, si creano rapporti di solidarietà e fiducia e si procede attraverso la condivisione e il confronto. Tre anni fa con amici ho fondato l’organizzazione Nuovi Europei, che oggi conta 600 soci e che cerca di orientare gli immigrati arrivati in Italia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Senegalese è la prima cooperativa siciliana interamente formata da extracomunitari. Sede a Catania, ha 75 dipendenti, di cui 65 soci, tutti immigrati regolari e svolge attività di phone center, trasferimento di denaro all’estero e altri servizi per gli immigrati della comunità senegalese.&lt;br /&gt;«Ho avviato l’attività grazie a un credito agevolato di 20 mila euro concesso dall’Istituto regionale per il credito alla cooperazione», racconta il fondatore e presidente, Sylla Magaye. «Tra i dipendenti ci sono venti donne, che sono anche socie. La cooperativa fornisce assistenza alle donne e agli immigrati giovani per il disbrigo di pratiche, inviare soldi o chattare con le loro famiglie».&lt;br /&gt;La Senegalese collabora con vari servizi dell’amministrazione italiana per favorire l’inserimento e l’integrazione dell’immigrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mohamed El Harnane arriva in Italia dal Marocco col padre, a 9 anni. Per problemi burocratici non può frequentare la scuola, per cui lavora fino a 13 anni. Solo allora prende il diploma elementare e frequenta parte delle medie. Poi, grazie a un corso di formazione, nel 2003 un amico lo presenta alla Cooperativa Lavoratori e Mercato, C.L.O. Inizia come magazziniere di notte e oggi è capo reparto di un’unità operativa di 50 persone che movimenta 12 milioni di cartoni di ortofrutta all’anno.&lt;br /&gt;In&amp;nbsp;C.L.O. ho imparato cosa significano sostegno reciproco, collaborazione, ottimismo, voglia di migliorarsi, essere apprezzati per ciò che si fa», racconta. «Ora che guido tante persone cerco di essere per loro un punto di riferimento come i responsabili lo sono per me».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Messico, con una laurea in psicologia, Patricia Núnez Villegas viene in Italia per sposarsi. Qui prende l’abilitazione, nonché la specializzazione come psicoterapeuta.&lt;br /&gt;Dal ’99», spiega, «lavoro alla cooperativa sociale Di Vittorio, dove ho iniziato come tirocinante, per diventare poi educatrice e coordinare oggi una comunità terapeutica di pazienti con disagi psichici, supportata da 14 educatori». Per il futuro, il suo sogno sarebbe quello di affiancare al lavoro in coop anche l’attività privata di psicoterapeuta. «Oggi mi sento molto valorizzata nelle mie competenze», conclude, «proprio per questo vorrei migliorare sempre più come professionista».&lt;br /&gt;In: Espansione,&amp;nbsp;aprile 2011&lt;br /&gt;Vedi anche: &lt;a href="http://www.espansioneonline.it/"&gt;http://www.espansioneonline.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-8394594966196093011?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/8394594966196093011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=8394594966196093011' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8394594966196093011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8394594966196093011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2011/07/cooperative-e-immigrati.html' title='Cooperative e immigrati'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-9yCx40HLvX4/Thq_qrDOWkI/AAAAAAAAAWE/K3ZYKfP-VaE/s72-c/stranieri-lavoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-4970299705855300643</id><published>2011-02-08T12:53:00.001+01:00</published><updated>2011-02-09T12:27:21.132+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erasmus'/><title type='text'>Erasmus per imprenditori</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #3d85c6;"&gt;&lt;em&gt;Avete presente l’Erasmus per gli universitari? Adesso il meccanismo di ospitalità retribuita vale anche per chi ha un’idea d’impresa in mente. E non ci sono limiti d’età&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TVJ52_FIDaI/AAAAAAAAAV4/WoDwFdraULg/s1600/erasmus%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" h5="true" height="225" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TVJ52_FIDaI/AAAAAAAAAV4/WoDwFdraULg/s320/erasmus%255B1%255D.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L’Erasmus? Non è più solo per studenti universitari. Oggi ce n’è uno fatto su misura anche per i giovani imprenditori. Il principio è il medesimo, un soggiorno di qualche mese in un altro Paese europeo con rimborso spese mensile. Ma i contenuti sono più pratici. Qui si impara l’economia reale, si studiano le strategie di marketing, si realizzano progetti in simbiosi con altre imprese, si cercano fornitori comuni, si impara a utilizzare macchinari innovativi.&lt;br /&gt;Il programma dell’Unione europea per la mobilità degli imprenditori all’interno degli Stati membri, Erasmus for young Entrepreneurs permette a chi ha un’idea di impresa o un’impresa avviata da non più di tre anni, di venire ospitato fino a sei mesi dall’imprenditore di un altro Paese europeo in un rapporto alla pari. In base ai dati pubblicati a giugno 2010 dalla Commissione europea, nel primo stadio del programma partito lo scorso anno sono pervenute 2.518 candidature, tra giovani imprenditori (68%) e imprenditori ospitanti (32%). Italiani e spagnoli sono i cittadini europei che più degli altri usufruiscono del programma, seguite da Francia e Romania (vedi tabella nella pagina accanto). Finora le persone coinvolte negli scambi sono poco meno di mille. Ma quali sono le attività più ricercate? Pubblicità e promotion service è la più seguita, prima dell’It e della comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Aderire all’iniziativa &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per facilitare l’accesso al programma si passa attraverso organizzazioni intermediarie, che in Italia sono 23. Natalia Katana è responsabile del progetto all’interno di Alintec, uno dei centri di riferimento di Milano: «Forniamo assistenza a 360 gradi, dalla registrazione alla scelta dei partner, al soggiorno. Fino a oggi sette imprenditori hanno concluso il loro periodo di Erasmus all’estero e quattro imprese italiane hanno ospitato imprenditori stranieri. Attualmente sono in corso i soggiorni di un imprenditore in Spagna e di uno in Francia, e stanno per partire due borsisti per Spagna e Germania».&lt;br /&gt;Luca Poli, 31 anni, specialista in chirurgia plastica, è stato tra i primi italiani a prendere parte al programma. Ha deciso di cogliere l’occasione per verificare sul campo la fattibilità del suo progetto ancora in fieri, un ambulatorio in franchising che fornisse una medicina rapida, efficace e a un costo accessibile. A Barcellona il medico ha conosciuto la sua partner di programma, Francine Huaman, titolare dell’azienda Estetic centre, con cinque anni di esperienza, che offre medicina estetica ed estetica pura. «I nostri obiettivi si sono incontrati da subito», spiega Poli. «Lei ha seguito la realizzazione del mio progetto mentre io le ho illustrato la tecnica dell’ozonoterapia. Ho vissuto questi tre mesi muovendomi spesso tra Italia e Spagna, considerandola quasi una vacanza, per accorgermi solo a metà percorso che in realtà si lavorava un numero molto maggiore di ore rispetto alla consuetudine italiana».&lt;br /&gt;Dalla Spagna Poli ha portato con sé un buon know how sulla cooperazione dermoestetica e, più praticamente, un macchinario laser che in Italia ancora non si trova. «Al Paese ospitante ho offerto la mia esperienza sulle tecniche di ossigeno e ozonoterapia, che in Spagna sono pressoché sconosciute. Con Francine abbiamo creato una rete di relazioni e pensato a progetti comuni, condividendo i fornitori e creando gruppi di acquisto vantaggiosi, ad esempio, per comprare partite importanti di filler e botox».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Finlandia e rapporto con l’Università&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Antonella Silipigni, 41 anni, titolare dell’azienda Tikkun Fenix, fondata nel 2009 e che fornisce servizi di comunicazione integrata e istituzionale, pubbliche relazioni e media, business coaching e consulenza gestionale aziendale, è rientrata da poco dalla Finlandia. «L’imprenditore che mi ha ospitato», ci racconta, «Seppo Huurinainen, 25 anni di esperienza, cercava un esperto in comunicazione e marketing per l’ampliamento del suo business. Io a mia volta, oltre a voler conoscere da vicino l’economia dei Paesi scandinavi, miravo a studiare le strategie di marketing di marca finlandese».&lt;br /&gt;A Mikkeli, dove ha trascorso quattro mesi approfondendo lo studio della green economy, Silipigni ha scoperto come il mondo aziendale e quello universitario in Finlandia si fondano strettamente. A cominciare dall’inserimento di progetti aziendali nei programmi di studio universitario. «Importare in Italia questo modello è complicato ma non impossibile», commenta. «Dovremmo anzitutto fare i conti con la rigidità dei programmi e con la tempistica, dato che sistema aziendale e sistema universitario corrono a due velocità diverse».&lt;br /&gt;Una volta concluso il soggiorno, cosa ha tratto Silipigni da questa sua esperienza? «Una maggiore conoscenza della green economy dal punto di vista della tecnologia e una professionalità nuova riguarda alle tecniche di comunicazione e marketing, a cominciare dal project plan e dal business, attraverso strumenti strategici come le cooperazioni e i partenariati. Al mio ritorno, ho iniziato a partecipare a bandi europei insieme ad altre aziende, anche del medesimo settore». Nel futuro, magari grazie ad altri progetti comunitari, Silipigni prevede di far crescere la sua organizzazione, investendo ulteriormente sulla formazione. La Tikkun Fenix, con sedi a Genova e Roma e partnership a Bari e Milano, sta già lavorando con l’Università di Genova e vagliando collaborazioni a Berlino e negli States.&lt;br /&gt;A ospitare in Italia una giovane imprenditrice ci ha pensato Maria Luisa Vitobello, titolare di Defop, Disegno e fabbricazione oggetti preziosi, azienda con 26 anni di esperienza. Dopo aver iniziato come artigiana orafa, Vitobello si è specializzata in high-tech e nei primi anni ’90 ha disegnato la prima collezione al mondo decorata con il laser. Oggi guida un gruppo europeo per le tecnologie orafe e insegna storia delle tecnologie orafe a Milano Bicocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fiere fino in Bulgaria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Grazie al programma Erasmus», racconta, «ho accolto dalla Finlandia Kaisu Mäkinen, 26 anni, titolare di una start up per la produzione di gioielli preziosi. Ho preso a cuore la formazione imprenditoriale di questa giovane, fornendole gli strumenti per giungere a risultati concreti. Dalla nostra collaborazione è poi emerso un progetto comune». Vitobello ha suggerito alla giovane collega, cui ancora mancano le risorse finanziarie per acquistare oro o pietre preziose, di utilizzare gli scarti delle lavorazioni di oggetti di design prodotti da Iittala, la più importante azienda finlandese di produzione di oggetti di design in vetro. Continua: «Ho seguito l’impostazione del design, dato consigli e suggerimenti sia per l’estetica che per la produzione dei prototipi, ho impostato il processo produttivo, quali attrezzature utilizzare e come organizzare il marketing, l’approccio di vendita e i costi dei prodotti. E ne sono sicuramente fiera». Dallo scorso giugno «I gioielli di Kaisu» sono in vendita proprio dalle boutiques dell’azienda Iittala. Conclude Vitobello: «Il ritorno per me è stato il successo dell’idea e la conferma che i risultati si vedono concretamente».&lt;br /&gt;Dalla Bulgaria si è trasferito in Italia per un soggiorno di sei mesi il bulgaro Evelin Petkov, 29 anni, titolare di una start up che si occupa di servizi di consulenza. Ad accoglierlo, è stata Fiera del Levante Servizi, con sede a Bari, che si occupa di organizzare eventi fieristici e non, per enti pubblici e privati sia in Italia che all’estero. «Lo abbiamo scelto per il curriculum internazionale e la sua capacità di mettere a contatto buyers e produttori», dice Maxi Torau, responsabile del coordinamento per le attività operative di Fiera del Levante Servizi. «Ci interessava confrontarci con un esperto che ci spiegasse la mentalità e la cultura di un determinato Paese dal suo interno». Dopo un primo periodo di teoria, giovane imprenditore e azienda ospitante hanno studiato a tavolino i possibili progetti che si potevano costruire insieme tra i due Paesi di riferimento.&lt;br /&gt;«Grazie a Evelin, abbiamo approfondito il funzionamento dei fondi Ue in Bulgaria, in particolare quelli gestiti dal governo e diretti alla realizzazione di progetti locali, ma accessibili anche da parte delle aziende di altre nazioni», dice Torau. «Il quadro del suo Paese che ci ha fornito è stato utile per comprendere le esigenze territoriali e mettere in piedi progetti di partenariato e contatti mirati con ministeri ed enti locali bulgari e con rappresentanti italiani come l’Ice, Camere di commercio ed enti fieristici. Vista l’esperienza positiva siamo interessati ad accogliere altri nuovi contatti dai Paesi esteri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mille euro al mese per imparare in Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Finanziato dall’Ue, Erasmus for young Entrepreneurs è il programma per la mobilità degli imprenditori all’interno dell’Europa. Possono partecipare sia nuovi imprenditori, che stanno pianificando di costituire una propria azienda o che l’hanno costituita negli ultimi tre anni, sia imprenditori di consolidata esperienza, titolari o responsabili di una Pmi dell’Ue.&lt;br /&gt;Il business può riguardare qualunque settore e qualunque Stato membro dell’Ue. Per partecipare, è necessario registrarsi al programma sul sito www.erasmus-entrepreneurs.eu, fornendo dati anagrafici, curriculum e dati come formazione, esperienza lavorativa, conoscenze linguistiche e attuale settore di attività. Indispensabile un business plan che contenga informazioni su attività, mercato di riferimento, individuazione della clientela, costi e una previsione dei ricavi. Non esiste limite d’età.&lt;br /&gt;Della gestione e valutazione delle candidature si occupano oltre 100 organizzazioni intermediarie, competenti nel sostegno al business e coordinate a livello europeo da Eurochambres, l’Associazione europea delle Camere di commercio e dell’industria.&lt;br /&gt;Dopo l’approvazione della registrazione da parte dell’organizzazione intermediaria, il candidato è affiancato da quest’ultima, che gli mette a disposizione il data base del programma e lo aiuta a trovare il partner ideale in base alle esigenze di entrambi. Il progetto, con durata variabile da uno a sei mesi, prevede un rimborso spese a seconda della destinazione, da 560 a 1.100 euro mensili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per informazione contattare:&lt;br /&gt;Erasmus for young Entrepreneurs Support Office&lt;br /&gt;c/o EUROCHAMBRES&lt;br /&gt;Avenue des Arts, 19 A/D&lt;br /&gt;B – 1000 Brussels, Belgium&lt;br /&gt;Tel: +32 (0)2 282 08 734&lt;br /&gt;Fax: +32 (0)2 280 01 91&lt;br /&gt;E-mail: &lt;a href="mailto:support@erasmus-entrepreneurs.eu"&gt;support@erasmus-entrepreneurs.eu&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra in: &lt;a href="http://www.espansioneonline.it/2010/12/in-europa-per-imparare%e2%80%a9-dagli-altri/"&gt;Espansione&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-4970299705855300643?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/4970299705855300643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=4970299705855300643' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4970299705855300643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4970299705855300643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2011/02/erasmus-per-imprenditori.html' title='Erasmus per imprenditori'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TVJ52_FIDaI/AAAAAAAAAV4/WoDwFdraULg/s72-c/erasmus%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2660351223508599750</id><published>2010-12-10T15:10:00.004+01:00</published><updated>2010-12-10T15:18:18.606+01:00</updated><title type='text'>Lavorare con meno preoccupazioni...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TQI2OxqcJiI/AAAAAAAAAVo/NdwcJqIfBg8/s1600/contemplation_opt.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5549057318351283746" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 160px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TQI2OxqcJiI/AAAAAAAAAVo/NdwcJqIfBg8/s200/contemplation_opt.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Di che colore è l’economia del futuro? Ma che domanda: blu.A sostenere questa tesi è l’imprenditore della “sostenibilità totale”, Gunter Pauli, presidente della Zeri Foundation e autore del volume appena uscito in Italia, Blue Economy. 10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro (Ed. Ambiente).Secondo la sua filosofia, “sostenibilità” è la capacità di rispondere al meglio, con ciò che si ha a disposizione, alle esigenze del mercato traendone profitto. Questo sistema premia un aspetto sopra gli altri: il benessere del dipendente, che per un’azienda diventa centrale. &lt;br /&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le imprese che “pensano in blu” vanno alla conquista del dipendente adottando una vera politica di welfare, perché lo considerano la loro principale risorsa. Ecco quindi che le imprese si prodigano per offrire ai propri dipendenti agevolazioni, pacchetti e servizi anche al coniuge/compagno e ai suoi figli.Validi esempi in questo senso sono big corporation come Google e Microsoft. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nella sede italiana del motore di ricerca, per esempio, chi ci lavora usufruisce di una sala relax con poltrone massaggianti, videogiochi e calcio balilla, di una cucina attrezzata e del menù on-line. Per non parlare dell’Adsl, rimborsi per piscina e palestra, assicurazioni medica e sui viaggi. Microsoft Italia non è da meno. I dipendenti possono fruire di asilo nido, servizio lavanderia e sartoria, Adsl, pc portatile, smart phone e la possibilità di teleworking, oltre alla copertura assicurativa sulle spese mediche e il fondo pensione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;L’offerta di benefit è in crescita&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lo testimonia &lt;strong&gt;Mercer&lt;/strong&gt;, azienda di consulenza nelle risorse umane, nell’outsourcing e nell’investment consulting, che ogni anno conduce un’indagine retributiva che nel 2010 ha coinvolto 270 aziende italiane. «In Italia abbiamo ancora piani di benefit di natura tradizionale, con una personalizzazione ancora limitata», dice Marcello Marchese, responsabile employee benefit di Mercer Italia. «Il 15% delle aziende ha introdotto una certa flessibilità e il 6% è interessato a farlo nel prossimo anno».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’esempio di tetra pak&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Gli assicurativi e quelli legati alla salute sono tra i benefit più comuni e apprezzati dai dipendenti. «Negli ultimi anni», prosegue Marchese, «si stanno diffondendo, soprattutto in considerazione dei vantaggi fiscali previsti dall’art. 51 del testo unico delle imposte sui redditi, erogazioni per la frequenza di asili nido e colonie estive, trasporti pubblici, spese di istruzione e di testi scolastici, servizi con finalità di istruzione e ricreazione, erogati dall’azienda o per convenzioni esterne. Ma spiccano anche i benefit privi di vantaggi fiscali/contributivi, come i servizi di baby-sitter, concièrge, lavanderia».   &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prendiamo &lt;strong&gt;Tetra Pak Packaging Solutions&lt;/strong&gt;, gruppo che si occupa di produzione, ricerca e sviluppo di macchine confezionatrici per liquidi alimentari e che conta complessivamente 21 mila dipendenti. «L’investimento più importante di un’azienda sono le persone, perché sono loro a determinarne il successo», dice Gianmaurizio Cazzarolli, direttore dell’ufficio risorse umane di Tetra Pak in Italia. «Da oltre dieci anni conduciamo un’indagine annuale sul clima tra il personale. Dai risultati, condivisi con i dipendenti e confrontati con quelli dell’anno precedente, traiamo spunto per la definizione del piano benefit».  &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nello stabilimento di Modena, dove lavorano 733 persone, sono previste agevolazioni erogate indistintamente per tutti gli addetti. «Ogni dipendente», prosegue Cazzarolli, «può usufruire di assicurazioni sulle spese ospedaliere e di alta diagnostica, della polizza infortuni professionali ed extraprofessionali e del rimborso spese di trasporto pubblico. Inoltre, esiste una serie di benefit tra cui si può scegliere: agevolazioni fiscali su asili nido e scuola materna, servizi di baby sitter, colf e badanti, spese scolastiche, attività sportive, spese mediche specialistiche e piani pensionistici integrativi individuali».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Tetra Pak spende in media 2.500 euro di benefit per ogni dipendente, che può scegliere anche opzioni come l’orario di lavoro flessibile, il part-time e il teleworking, il pc portatile e il cellulare aziendali. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma quali sono per l’azienda i vantaggi di una politica di welfare? «Una riduzione del turn over del personale, dell’assenteismo per malattia e del periodo di assenza per il congedo maternità», risponde Cazzarolli. «Tra i vantaggi immateriali, c’è una crescita della produttività, il miglioramento degli standard di produzione, dell’immagine aziendale e del clima generale».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Se la lavanderia passa in ufficio&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Anche se non abbiamo dati alla mano, la sensazione è che prevalgano le spese mediche e l’asilo nido», prosegue Cazzarolli. «Ovviamente, se si tratta di single, magari all’asilo nido si preferisce la palestra». Per incoraggiare l’informatizzazione, ogni tre anni è possibile acquistare un pc portatile con un contributo dell’azienda di 300 euro e il resto trattenuto direttamente dalla busta paga, a rate e a interessi zero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per il futuro, Tetra Pak ha in cantiere un nuovo progetto. «In base all’art. 9, legge 53/2000, abbiamo ottenuto un finanziamento statale di oltre 500 mila euro, che vorremmo investire in progetti di assistenza alla maternità e in un portale dedicato alle convenzioni, attraverso il quale si potrà contattare la lavanderia, che passerà in azienda a ritirare i capi da trattare, al meccanico che raggiungerà direttamente l’auto da riparare». Forse anche per merito di questa politica aziendale Tetra Pak è stata inserita quest’anno tra le prime 10 aziende in Italia e le prime 50 in Europa dal Great Place to Work.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Come un pater familias&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;Un altro esempio di welfare aziendale e di ˝work and life balance˝ viene dal &lt;strong&gt;gruppo Elica&lt;/strong&gt;, attivo nel mercato delle cappe da cucina a uso domestico, con 2.400 dipendenti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«Decollato nel 2006, il nostro programma prevede due livelli», dice Marco Scippa, direttore dell’ufficio risorse umane del gruppo. «Elica per i giovani assegna una borsa di studio per l’acquisto dei libri di testo per i figli dei dipendenti, che possono anche usufruire di una vacanza studio. Invece Member card è una carta fruibile da tutta la famiglia, che offre riduzioni di prezzo in attività convenzionate, nei settori più diversi». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da aprile, l’azienda di Fabriano ha recuperato locali dismessi per farne una palestra. Aiutati da un personal trainer, i dipendenti seguono ciascuno il proprio programma, coadiuvati da medici dello sport per la risoluzione di problemi posturali e di un nutrizionista per una corretta alimentazione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La card è un benefit utilizzato dall’80% dei dipendenti. Delle vacanze ne usufruisce il 60% mentre la palestra è richiesta praticamente da tutti. Nella classifica Best Workplaces 2010, Elica ha mantenuto il primo posto tra le aziende italiane, mentre nel 2008 ha vinto il premio Etica e Impresa nella categoria Responsabilità sociale d’impresa.«La filosofia del pater familias», dice Scippa, «è da sempre nel dna dell’azienda. Nel 2007, è partito un progetto che ogni anno implementiamo. Il ritorno economico è elevato: si creano engagement, motivazione e senso di attaccamento all’azienda».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E i benefit più cool, negli Stati Uniti? Incredibilmente, quelli legati all’agricoltura. Dopo l’agricoltura verticale e il window farming, ora si lavorano le terre intorno alle fabbriche. Così il prato davanti alla Timberland è diventato un orto coltivato a frutta e ortaggi. A Minneapolis una compagnia di pubbliche relazioni ha aperto un ranch aziendale dove i dipendenti lavorano insieme ai clienti. In California, le aziende offrono agli impiegati frutta e verdura di stagione, rigorosamente ˝organic˝. Una prassi per esempio per PepsiCo, Toyota, Google e Yahoo. Ma, si sa, la terra dà buoni frutti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra in:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Espansione, ottobre 2010&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.espansioneonline.it/"&gt;http://www.espansioneonline.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2660351223508599750?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2660351223508599750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2660351223508599750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2660351223508599750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2660351223508599750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/12/lavorare-con-meno-preoccupazioni.html' title='Lavorare con meno preoccupazioni...'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TQI2OxqcJiI/AAAAAAAAAVo/NdwcJqIfBg8/s72-c/contemplation_opt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-7160163394008197729</id><published>2010-10-04T10:55:00.007+02:00</published><updated>2010-10-04T11:09:30.296+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guttuso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><title type='text'>Renato Guttuso, il pittore realista che interpretò il proprio tempo</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmYrxpIDFI/AAAAAAAAAVQ/4IPNIys29bk/s1600/Renato+Guttuso,+La+spiaggia,+1955-1956.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524114295774252114" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 132px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmYrxpIDFI/AAAAAAAAAVQ/4IPNIys29bk/s200/Renato+Guttuso,+La+spiaggia,+1955-1956.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“Passione e realtà” è forse il binomio che al meglio lo rappresenta. Renato Guttuso era così, passionale e realista, profondo interprete della condizione umana, con tutti i suoi limiti, i suoi patimenti, le sue emozioni.&lt;br /&gt;Forte di un impegno politico e sociale, acuto osservatore dei problemi del proprio tempo, all’arte assegnava il gravoso compito di “far prendere coscienza” della realtà e di essere “specchio” della vita.&lt;br /&gt;Così, a scandire il percorso artistico del pittore del “realismo sociale” furono gli eventi incalzanti del fascismo, le atrocità della guerra, il percorso di rinnovamento della società italiana, i rivolgimenti politici innescati dal movimento studentesco sessantottino. Ma anche le situazioni dell’inurbamento postbellico, del lavoro femminile, delle lotte popolari del Mezzogiorno, del disagio sociale.&lt;br /&gt;In prossimità del centenario della nascita del pittore, nel dicembre 2011, la Fondazione Magnani Rocca gli dedica una mostra, “Guttuso. Passione e realtà”, a Mamiamo di Traversetolo (Pr), fino all’8 dicembre. L’esposizione vuole anche ricordare la prima personale che la città di Parma dedicò all’artista negli anni tra il 1963 e il 1964. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmZLd1HI-I/AAAAAAAAAVY/NKfEgSyfhKY/s1600/GUTTUSO,+Renato_Caff%2B%C2%BF+Greco_+(1977...jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524114840211629026" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 154px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmZLd1HI-I/AAAAAAAAAVY/NKfEgSyfhKY/s200/GUTTUSO,+Renato_Caff%2B%C2%BF+Greco_+(1977...jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nelle sessantasei opere in mostra spiccano certamente capolavori come La spiaggia, il monumentale dipinto ad olio di 4,5 metri di base che l’artista destinò alla Galleria Nazionale di Parma. E come Caffè greco, giunto eccezionalmente in prestito dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. E, ancora, come Il Comizio e Spes contra spem.&lt;br /&gt;Ma per comprendere a fondo il grande maestro di Bagheria vanno studiati anche i suoi ritratti, le nature morte, i nudi femminili, i paesaggi. Tutti accomunati dalla costante ricerca di una pittura assai comunicativa, da continue verifiche, mutamenti, sperimentazioni. E da quelle tinte forti ereditate dalla luce intensa della sua Bagheria, come l’artista le descriveva nel 1971: “In Sicilia la luce è così forte che brucia i colori. Se li vuoi far vedere, li devi rinforzare”.&lt;br /&gt;Sì, perché anche attraverso la parola il pittore lasciò il segno. Come egli stesso scriveva nel gennaio 1957: “Le parole di un pittore non sono che il suo diario. Egli non ha idee sulla pittura che non sian&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmZbfTLbxI/AAAAAAAAAVg/kHa24FLNTOw/s1600/SPEM+CONTRA+SPEM..jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524115115484081938" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 157px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmZbfTLbxI/AAAAAAAAAVg/kHa24FLNTOw/s200/SPEM+CONTRA+SPEM..jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;o connesse alla storia intima della sua giornata di pittore, di quel che gli è accaduto “dentro”, mattina, pomeriggio e sera e notte; di ciò che è caduto sotto il suo occhio, della parola letta o udita, degli affetti che hanno messo in moto i suoi entusiasmi e i suoi sdegni”.&lt;br /&gt;Quella di Guttuso è la storia di un appassionato che visse dentro la Storia, che la interpretò, la rappresentò, la comunicò. A tinte forti soprattutto, ma a tratti anche pervaso da malinconia e solitudine. Con una certezza. Credere fermamente “in un’arte in cui sia possibile rendere conto delle passioni e dei sentimenti quali essi sono nel cuore umano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Guttuso. Passione e realtà.&lt;br /&gt;Parma, Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani Rocca&lt;br /&gt;Fino all’8 dicembre 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.magnanirocca.it/"&gt;http://www.magnanirocca.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra in&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-09-30/caffe-greco-arriva-madrid-150147.shtml?uuid=AYrduBVC"&gt;Il Sole 24 Ore on line&lt;/a&gt; 2 ottobre 2010&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-7160163394008197729?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/7160163394008197729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=7160163394008197729' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/7160163394008197729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/7160163394008197729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/10/renato-guttuso-il-pittore-realista-che.html' title='Renato Guttuso, il pittore realista che interpretò il proprio tempo'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TKmYrxpIDFI/AAAAAAAAAVQ/4IPNIys29bk/s72-c/Renato+Guttuso,+La+spiaggia,+1955-1956.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-4956158599859872607</id><published>2010-08-16T22:01:00.007+02:00</published><updated>2010-08-16T22:10:41.473+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mirò'/><title type='text'>L'universo magico di Joan Mirò</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmaRuBka4I/AAAAAAAAAUo/_90CQRT2bF0/s1600/08_352-288.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506101648640207746" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 262px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmaRuBka4I/AAAAAAAAAUo/_90CQRT2bF0/s320/08_352-288.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;Fu il collezionista e mercante d'arte Ambrosie Vollard che all'inizio del ‘900 ebbe l'intuizione di lanciare i "libri d'artista", pubblicazioni che prevedevano una collaborazione tra pittori, scrittori ed editori. Alcuni di questi libri vennero firmati proprio da Joan Mirò. E non a caso. Ad appassionare il grande artista catalano era l'arte in tutte le sue espressioni. Non solo la pittura, la scultura, l'incisione o l'affresco. Ma anche la scrittura e la poetica. Tanto che i poeti che ebbero modo di conoscerlo riscontrarono in lui incontri fecondi tra il colore e il verso, il tratto e il logos. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nel corso del suo pregnante percorso artistico, Mirò rivoluzionò di fatto il rapporto tra l'artista visivo e lo scrittore, inaugurando una consuetudine in cui il pittore prendeva parte alle emozioni del poeta e le interpretava attraverso il linguaggio dell'arte. Ne scaturivano veri e propri "libri d'artista", a&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmatCQFT2I/AAAAAAAAAVA/48lwVHMcwCo/s1600/20_352-288.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506102117926260578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 164px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmatCQFT2I/AAAAAAAAAVA/48lwVHMcwCo/s200/20_352-288.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ppunto, in cui l'illustrazione diventava un percorso soggettivo complementare al pensiero poetico. Per conoscere meglio questa espressività dell'artista catalano, si può visitare la mostra curata da Maurizio Vanni e organizzata dalla Rete Museale della Provincia di Grosseto con il partenariato dell'APT di Grosseto, "Joan Mirò. Universi magici. Racconti fantastici di un esploratore di sogni", 200 opere tra illustrazioni di libri e grafica, esposte in quattro sedi museali della Provincia di Grosseto, fino al 17 ottobre.&lt;br /&gt;La storia di una vita, quella di Joan Mirò, che si snoda attraverso le sue conquiste, le sue percezioni, le sue passioni e delusioni, i suo sogni. "Io non sogno mai di notte, ma nel mio studio sono in pieno sogno. (…) Quando lavoro, quando sono sveglio, sogno". Un modo di intendere l'arte, e di sentirla, di possederla, di interpretarla, che gli permise di comunicare con il mondo, oltre che con se stesso. "Comincio i miei quadri sotto l'effetto di uno shock che avverto e che mi fa evadere dalla realtà (…) L'inizio è tutto. È l'unica cosa che mi interessa. L'inizio è la mia ragione di &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmab7E83CI/AAAAAAAAAUw/nz8eKeEhGhA/s1600/17_352-288.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506101823942745122" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 164px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmab7E83CI/AAAAAAAAAUw/nz8eKeEhGhA/s200/17_352-288.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;vivere".&lt;br /&gt;Tra le varie serie, la più interessante è sicuramente "Ubu roi". Pubblicato nel 1966 da Triade, nel libro l'artista spagnolo interpreta un testo teatrale di Alfred Jarry che narra le vicissitudini di un avido e insolente Padre Ubu e della sua crudele ricerca di giungere al potere. Considerata anticipatrice di diversi elementi alla base del Surrealismo e del Teatro dell'Assurdo, "Ubu roi" è composta da 13 tavole in bianco e nero e altrettante a colori in cui Ubu rappresenta il simbolo della meschinità umana.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Affascina, ma in modo completamente diverso, la serie "Meraviglie con variazioni", in cui un Miró surrealista ormai maturo interpreta il poema del poeta iberico Rafael Alberti. Un omaggio alla "nuova" visione della vita che l'artista catalano percepiva come giardino dove godere delle meraviglie regalate dalla natura&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmaiDEEU6I/AAAAAAAAAU4/QWPPq7c_Yxg/s1600/19_352-288.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506101929165738914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 164px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmaiDEEU6I/AAAAAAAAAU4/QWPPq7c_Yxg/s200/19_352-288.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;, ma anche legata alla capacità dell'uomo di guardare le cose al di là della loro apparenza. I racconti fantastici di un esploratore di sogni erano anche questo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Joan Mirò. Universi magici. Racconti fantastici di un esploratore di sogni &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Grosseto, Museo Archeologico e d'Arte della Maremma Follonica, Pinacoteca Civica Amedeo ModiglianiSorano, Fortezza Orsini Castel del Piano, Raccolta d'Arte di Palazzo Nerucci&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fino al 17 ottobre 2010&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a class="tab_art" href="http://www.museidimaremma.it/" target="_blank"&gt;http://www.museidimaremma.it/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra in:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-07-28/luniverso-magico-joan-miro-190955.shtml?uuid=AYAGqpBC"&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/a&gt; on line&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-4956158599859872607?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/4956158599859872607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=4956158599859872607' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4956158599859872607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4956158599859872607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/08/luniverso-magico-di-joan-miro.html' title='L&apos;universo magico di Joan Mirò'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/TGmaRuBka4I/AAAAAAAAAUo/_90CQRT2bF0/s72-c/08_352-288.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2375702992738842559</id><published>2010-05-03T18:41:00.006+02:00</published><updated>2010-05-03T18:46:54.777+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mostre'/><title type='text'>Al Guggenheim è in mostra l'Utopia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S979Wum-RMI/AAAAAAAAAUY/dipyro2h374/s1600/kandinsky_76-2277.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467085564584805570" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 314px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S979Wum-RMI/AAAAAAAAAUY/dipyro2h374/s320/kandinsky_76-2277.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; «In Utopia … [si] dileguano paure, ansietà, affanni, tormenti e insonnie». Ben prima che Thoman More coniasse il termine "utopia", con l'opera eponima del 1516, la realizzazione di una società ideale ha rappresentato l'aspirazione di poeti, filosofi e artisti. Nei secoli, i pilastri del pensiero occidentale hanno tentato di formulare un paradigma utopistico che potesse funzionare nella pratica. Oppure ne hanno rinnegato la speranza, fagocitati dalla sua antitesi, la "distopia" ovvero l'utopia che ha perso il controllo, incarnata nei regimi totalitari del XX secolo, nazismo e comunismo sovietico. Gli stessi principi hanno attecchito nel terreno dell'arte, dove lo sviluppo di una società ideale poteva risultare più realizzabile perché in un contesto ristretto: le comunità di artisti, appunto. A Venezia, la Collezione Peggy Guggenheim presenta fino al 25 luglio «Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus», a cura di Viviene Greene. I nove movimenti artistici che vengono presentati e che abbracciano 130 anni di storia sono testimonianza dei tanti e diversi aspetti che l'utopia può assumere se fatta propria dagli interpreti dell'arte: dalle confraternite ottocentesche alle avanguardie del primo dopoguerra, ai movimenti dei primi anni Trenta, quando il nazismo interviene per chiudere il Bauhaus e lo stalinismo per riformulare il costruttivismo russo.Ad accomunarli, il rifiuto di una pratica, di un'idea, di una realtà. E la volontà di creare un proprio mondo ideale, benché ristretto, ma comunque separato dalle strutture tradizionali della società. A distinguerli, nel corso dei secoli, il diverso approccio a quella società. Se alcuni di loro si ritirano in conventi e monasteri, sposando uno stile di vita semplice o ascetico, altri cercano di intervenire sulla realtà, nell'idea che l'arte possa migliorarla. Così, i Primitivi, nella Parigi di fine Settecento, che si rifanno all'arte greca arcaica ed etrusca e al Quattrocento italiano (Jean Broc, La morte di Giacinto, 1801) diventano vegetariani, indossano lunghe tuniche, si fanno crescere la barba e si ritirano in un vecchio convento abbandonato per vivere nel modo più semplice possibile. Nello stesso periodo, a Vienna, i Nazareni, insoddisfatti degli insegnamenti dell'Accademia di belle arti, elaborano uno stile di vita monastico e aspirano a riscoprire la sincerità e la moralità dell'arte (vedi Friedrich Overbeck, La resurrezione di Lazzaro, 1808). A metà Ottocento, si fa strada invece la reazione alla meccanizzazione e alla dis&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S979e6u3pGI/AAAAAAAAAUg/eFEPAMZ4J4k/s1600/lissitzky_76-2553-43.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467085705278104674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 194px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S979e6u3pGI/AAAAAAAAAUg/eFEPAMZ4J4k/s320/lissitzky_76-2553-43.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;umanizzazione procurata dal lavoro industriale. Così, il britannico William Morris, progenitore del movimento Arti e Mestieri, sempre più impegnato nel movimento socialista, propone un sistema di produzione collettiva su esempio delle corporazioni medievali. E, a fine secolo, la colonia artistica Cornish, nel New Hampshire, tenta di fondere arte, cultura e paesaggio in uno stile di vita armonico, lontano dalla realtà del mondo urbano, in nome di un alto estetismo utopico (Thomas Wilmer Dewing, Estate, 1890 e Musica, 1896-1900).L'ambizione utopistica assume natura sempre più politica man mano che ci avviciniamo al nuovo secolo. Ne sono un esempio i neoimpressionisti francesi, che dipingono cicli pastorali di vita contadina (Camille Pissarro, Il gregge, Eragny-sur-Epte 1888, e La fabbrica di mattoni Delafolie a Eragny, 1886-88) e si fanno sostenitori di ideali come i diritti e l'educazione delle classi lavoratrici. Ma gradualmente l'utopia mostra il proprio lato fortemente contraddittorio. Nel Novecento gli ideali utopistici sono sempre più posti al servizio di programmi politici, una realtà che li porterà a limitarsi e a mostrare molte delle proprie contraddizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus&lt;br /&gt;Venezia, Collezione Peggy Guggenheim&lt;br /&gt;1 maggio – 25 luglio&lt;br /&gt;&lt;a class="tab_art" href="http://www.guggenheim-venice.it/" target="_blank"&gt;http://www.guggenheim-venice.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Foto da: Collezione Peggy Guggenheim Venezia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti in:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/04/guggenheim-mostra-utopia.shtml?uuid=3f71258c-5481-11df-ba0b-5727e1f590b1&amp;amp;DocRulesView=Libero"&gt;Il Sole 24 Ore Cultura e Tempo Libero&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2375702992738842559?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2375702992738842559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2375702992738842559' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2375702992738842559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2375702992738842559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/05/al-guggenheim-e-in-mostra-lutopia.html' title='Al Guggenheim è in mostra l&apos;Utopia'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S979Wum-RMI/AAAAAAAAAUY/dipyro2h374/s72-c/kandinsky_76-2277.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-4672297209603489859</id><published>2010-03-11T09:59:00.005+01:00</published><updated>2010-03-11T10:37:48.829+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Swap Club'/><title type='text'>Io ti do, tu mi dai. E tutte insieme risparmiamo</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i4OLDKOPI/AAAAAAAAATY/ATjoCNAQwLE/s1600-h/Tamara+Nocco.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447306302928337138" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 133px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i4OLDKOPI/AAAAAAAAATY/ATjoCNAQwLE/s200/Tamara+Nocco.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "Yes, we swap". In questi tempi di crisi c'è chi torna agli antichi valori e all'usanza del baratto. Ma, si badi, non un baratto qualsiasi. Perchè oggetto dello scambio sono abiti di moda, indossati un paio di volte, con valore minimo di 50 euro.&lt;br /&gt;La tendenza viene dagli States, dove le fashion victims, a corto di liquidi, hanno cambiato semplicemente il modo di fare shopping. Come? Abbattendo i costi senza rinunciare allo stile. E non solo. Cogliendo l'occasione per fare beneficenza in modo serio e divertente. E' così che la moda dello "swap", che in inglese significa appunto "barattare", è dilagata in America, per sbarcare anche qui da noi.&lt;br /&gt;A portarcela qui, Tamara Nocco (in foto, al centro, con le sue collaboratrici), trend-setter che nel 2007 ha organizzato nel suo negozio di Bologna uno swap corner dove le clienti potevano scambiarsi gratuitamente vestiti e accessori. Il passo è stato breve. Insieme a Francesca Caprioli, fondatrice di Green-Think, Tamara ha fondato lo Swap Club (www.swapclub.it) e ha organizzato il primo &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i5JqWlhbI/AAAAAAAAATg/r66q82dJT1A/s1600-h/1cat.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447307324943599026" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 100px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i5JqWlhbI/AAAAAAAAATg/r66q82dJT1A/s200/1cat.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Swap Party italiano.&lt;br /&gt;Il motto che anima la pratica dello swap, "belle e chic ma tolleranza zero per gli sprechi" ha fatto sì che venissero coinvolti nell'evento anche Sosushi, il brand food di cucina giapponese che usa materiali a basso impatto ambientale, e di Last Minute Market, il progetto del prof. Andrea Segrè volto al recupero delle merci invendute dei supermercati (vedi Espansione giugno 2008). I capi di moda che non sono stati scambiati allo swap party sono andati infatti alla Casa delle donne di Bologna.&lt;br /&gt;E' un caso che proprio in questi tempi di crisi si tenda ad una nuova visione dei consumi, ad una ricerca della qualità della vita attraverso esperienze comuni come quella dello scambio, ad una beneficenza fatta in modo originale? A Parigi è stato appena inaugurato un concept store fondato sul principio della valorizzazione del dono. Nel cuore dell’Haute Marais, "Merci", su tre piani di chincaglieria chic e design d’avanguardia, destina il ricavato di abiti firmati, cianfrusaglie, beni di lusso generosamente donati, capi griffati, bouquet di fiori e materiali di recupero ai bambini del Madagascar.&lt;br /&gt;Anche in Italia questa nuova filosofia di vita e di consumo sta trovando diversi adepti. Ma chi sono le fashion victims che si sono lasciate piacevolmente travolgere dalla moda dello scambio eco-chic a scopo benefico? &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i5b39rT_I/AAAAAAAAATo/I2_zUeaoZ6Q/s1600-h/14cat.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447307637834862578" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 100px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i5b39rT_I/AAAAAAAAATo/I2_zUeaoZ6Q/s200/14cat.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Laura Gobbi, 37 anni, di Alessandria, dopo gli studi di giurisprudenza e sociologia a Urbino, ha lavorato a Milano e New York, dove si occupava di beni di lusso high profile. Oggi è product manager in un'azienda di lingerie di alta moda a Ischia. "Ho partecipato al mio primo swap party a New York. Qui, dove frequentavo i salotti più glamour della città, la mia vita era come quella di Anne Hathaway in "Il diavolo veste Prada": dorata e lussuosa. La mia giornata tipo? Sveglia, qualche commissione, poi in aereo a Mar-A-Lago, a colazione nella residenza di Donald Trump. Paradossalmente, quando sono tornata in Italia, ero felice di salire sulla mia bici arrugginita e di salutare ogni mattina il fornaio sotto casa. A Bologna ho conosciuto Tamara e ho saputo del suo swap. Così, ho pensato, un po' dell'America che amavo era arrivata in Italia. E mi sono precipitata. Ricordo che allo swap party di New York mi ero accaparrata due paia di scarpe di Caovilla e uno di Prada. Non potevo permettermi di più: negli States il binomio magrezza-successo-ricchezza faceva sì che non ci fossero taglie sotto la 40 da poter barattare".&lt;br /&gt;E' un'amante dello shopping anche Giulia Berti, 26 anni, bolognese, laureata in giurisprudenza, che lavora in una società di comunicazione. "Durante il mio Erasmus a Siviglia e un periodo a Londra, dove lavoravo per una stilista spagnola, mi sono specializzata in tema di acquisti e di moda. Ora vorrei trasferirmi a Parigi, per imparare ancora di più. Solitamente giro per mercatini e grandi catene low cost: magari alla fine del mese spendo il corrispettivo di un solo abito di Gucci, però così possiedo più capi da indossare. Perchè faccio shopping? Per sopperire alle attuali carenze affettive. Devo ammettere che è un ottimo palliativo".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i51IkWAuI/AAAAAAAAATw/ihnHGjTB1uo/s1600-h/5cat.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447308071788741346" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 100px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i51IkWAuI/AAAAAAAAATw/ihnHGjTB1uo/s200/5cat.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Caroline Keller, 31 anni, è peruviana di origine italiana, vive a Barcellona, ma si sta trasferendo in Italia per seguire il marito. Caroline gestisce un'attività in proprio: "Ho cominciato ad importare e distribuire oggetti di artigianato peruviano che combinano la tradizione del mio paese con le nuove tendenze del design. Sto cominciando ad introdurre le mie creazioni anche in Italia (www.artesandinas.es), presentando gli oggetti che importo e la loro storia. Mi è sempre piaciuto vestire con stile. Sono attratta dai negozi di alta moda e dal loro ambiente esclusivo e ricercato. Allo swap party di Bologna ho scambiato un vestito BCBG e una borsa D&amp;amp;G. Lo shopping mi spinge anche a viaggiare: finora mi ha portato in Italia, a New York e Miami".&lt;br /&gt;Giorgia Guastadini, 31 anni, di Bologna, occupata in una società finanziaria, non aveva mai partecipato ad uno swap party prima d'oggi. "Ho notato che diversi capi ammessi allo scambio avrebbero potuto essere migliori. Probabilmente è nella mentalità italiana essere molto attaccati alle proprie cose, anche per motivi affettivi. Capisco sia difficile disfarsi di capi parcheggiati nel proprio armadio anche da tempo. Io non ho mai scartato un abito per scambiarlo con un altro. Piuttosto, lo vendo o lo regalo a chi può averne bisogno".&lt;br /&gt;C'è anche chi, come, Alice Filippi, 27 anni, lo swap lo faceva già home made, con la madre o le coinquiline. Piemontese, Alice è assistente-aiuto alla regia per il cinema. "Ho iniziato come stagista nel film "Il mio miglior nemico", di Carlo Verdone, con cui ancora collaboro. A 16 anni ho preso il brevetto da paracadutista e oggi sto prendendo quello da pilota. Sono passioni ereditate da mio nonno, pilota prima militare e poi civile. La passione per la moda, invece, è innata. Quando frequentavo il quarto anno superiore negli Stati Uniti ho sperimentato lo swap con le figlie della famiglia presso cui ero ospite. Trascorrevamo serate a indossare e scambiare abiti e accessori: era quasi più divertente che partecipare alla festa qualche ora dopo".&lt;br /&gt;Anche nel mondo dello stilismo la nuova arte del recupero si è già diffusa. Cinque anni fa, Mauro Burani, dopo 40 anni come consulente di moda e stilista, ha aperto un atelier di pezzi unici: dai tessuti all'arredamento, all'oggettistica. "Scelgo il materiale nei mercatini di tutta Europa e lo trasformo. Nel mio atelier, che ho chiamato Neverland, perchè con esso voglio trasmettere segnali ottimistici, pieni di poesia e di amore (www.neverlandstore.it), troverete coperte vintage, mobili graffiati, lenzuola dipinte. I miei clienti sono persone agiate, che però cercano qualcosa di nuovo: antichi valori che uniscano le persone. Forse questa crisi qualcosa di buono sta portando: una nuova visione del consumo e un nuovo percorso della qualità della vita". (Foto da: &lt;a href="http://www.swapclub.it/"&gt;http://www.swapclub.it/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;In: Espansione n. 12 dicembre 2009&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-4672297209603489859?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/4672297209603489859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=4672297209603489859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4672297209603489859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4672297209603489859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/03/io-ti-do-tu-mi-dai-e-tutte-insieme.html' title='Io ti do, tu mi dai. E tutte insieme risparmiamo'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S5i4OLDKOPI/AAAAAAAAATY/ATjoCNAQwLE/s72-c/Tamara+Nocco.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2232566952876332949</id><published>2010-01-31T11:00:00.008+01:00</published><updated>2010-01-31T11:24:35.354+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mostra Novecento'/><title type='text'>Parma capitale dell'arte nel Novecento</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VYNU_zhcI/AAAAAAAAATI/1ce_hKzLmA4/s1600-h/D002851S.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432845511490241986" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 245px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VYNU_zhcI/AAAAAAAAATI/1ce_hKzLmA4/s400/D002851S.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Un lungo viaggio nel Novecento attraverso l'arte, la fotografia, l'architettura, la moda, il design. Sono oltre 12 milioni le opere della collezione dello CSAC, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma, creato da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino. Le opere più rappresentative saranno per la prima volta fruibili al pubblico nella mostra che si aprirà a Parma il 16 gennaio, promossa da Comune di Parma e Università degli Studi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per l'occasione riaprirà lo storico Palazzo del Governatore, dopo i tre anni di restauro che hanno permesso il recupero di 3mila mq di superficie espositiva. Qui saranno ospitate le sezioni "Arte" e "Fotografia", mentre "Architettura e Design" e "Moda" troveranno spazio rispettivamente in Galleria San Ludovico e nelle Scuderie della Pilotta. La Camera di Commercio ospiterà opere di grande formato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come spiega Arturo Carlo Quintavalle, "abbiamo tentato di rappresentare la storia di un secolo attraverso opere esclusivamente donate, oggi di proprietà pubblica, mettendo sullo stesso piano i "mezzi del comunicare". L'obiettivo è quello di offrire una spaccato orizzontale e paritetico dello CSAC".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VXvAu2_II/AAAAAAAAATA/pqvJcORtyEk/s1600-h/GIO_PONTI_ASIA_VICTORIA_1951_B030617S.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432844990654381186" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 189px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VXvAu2_II/AAAAAAAAATA/pqvJcORtyEk/s200/GIO_PONTI_ASIA_VICTORIA_1951_B030617S.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;La sezione artistica e fotografica della mostra fornisce una serie di istantanee che testimoniano la straordinaria proliferazione dell'arte nel Novecento, in tutte le sue espressioni. Si passa da un dipinto monumentale di Mario Sironi ad un totem astratto di Piero Consagra, da una delicata scultura figurativa del giovane Lucio Fontana ad un vorticoso ritmo geometrico di Carla Accardi, da un olio dai toni malinconici firmato Renato Guttuso ad un acrilico provocatorio di Mario Schifano. Un lungo viaggio, dunque, scandito dalle avventure della nascente Pop-Art e dai momenti più felici dell'Espressionismo astratto, dalle vicende del Naturalismo e dagli esordi del Chiarismo, dalle interpretazioni della Transavaguardia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VXdwfPTEI/AAAAAAAAAS4/-vu-fvq1xi0/s1600-h/DEL_PEZZO_A002308S.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Nel settore della fotografia la collezione rende omaggio al secolo scorso con 600 immagini dall'epoca &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VZ8m6dGLI/AAAAAAAAATQ/SK7vWjYS6X0/s1600-h/A.P.G._CASTIGLIONI_B026975S_LAMPADA_DA_TAVOLO_TACCIA_1962.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432847423265118386" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VZ8m6dGLI/AAAAAAAAATQ/SK7vWjYS6X0/s200/A.P.G._CASTIGLIONI_B026975S_LAMPADA_DA_TAVOLO_TACCIA_1962.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;del dagherrotipo all'era digitale. Dalle opere di Nadar, il percorso si snoda attraverso i primi anni del Novecento con le foto dei fratelli Alinari, prosegue con i documenti dello Studio Stefani e dell'agenzia Publifoto, attraversa il periodo tra le guerre con gli esperimenti di Man Ray e Florence Henry, illustra il dopoguerra con Mario Giacomelli e giunge fino ai tempi recenti con Luigi Ghirri e Mimmo Jodice. L'articolata rassegna dell'architettura presenta i più diversi progetti, disegni, plastici e oggetti, tra gli altri, di Marcello Nizzoli, Giuseppe De Finetti, Ignazio Gardella, Gio Ponti, Figini e Pollini, Bruno Munari, Enzo Mari, Ettore Sottsass. Infine, i 200 pezzi d'arte selezionati dal mondo della moda fanno rivivere il passaggio dalla Couture al Prêt à porter. Intorno alle creazioni del suo protagonista, Walter Albini, gravitano disegni, modelli e accessori di Valentino, Armani, Ferré, Krizia, Versace.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;NOVECENTO Arte, fotografia, moda, design, architettura, Parma, Palazzo del Governatore Galleria San Ludovico, Scuderie della Pilotta &lt;/div&gt;&lt;div&gt;16 gennaio/25 aprile 2010&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti in&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/Novecento-parma-palazzo-governatore.shtml"&gt;Il Sole 24 Ore Cultura e tempo libero&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2232566952876332949?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2232566952876332949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2232566952876332949' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2232566952876332949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2232566952876332949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2010/01/parma-capitale-dellarte-nel-novecento.html' title='Parma capitale dell&apos;arte nel Novecento'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/S2VYNU_zhcI/AAAAAAAAATI/1ce_hKzLmA4/s72-c/D002851S.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5847624583281755435</id><published>2009-12-14T17:50:00.004+01:00</published><updated>2009-12-14T17:56:13.495+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Le marce della morte</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SyZuEKmd6wI/AAAAAAAAASo/qFfvHwLxYoQ/s1600-h/merce-della-morte%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415136619803831042" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 289px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SyZuEKmd6wI/AAAAAAAAASo/qFfvHwLxYoQ/s400/merce-della-morte%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Kein Häftling darf lebendig in die Hände des Feindes fallen". Era il 14 aprile 1945 e Heinrich Himmler, capo supremo delle SS, ordinava che nessun prigioniero sarebbe dovuto cadere vivo in mani nemiche.Negli ultimi mesi della Seconda Guerra mondiale, i prigionieri presenti nei campi di concentramento erano circa 714mila. Con l'arrivo degli anglo-americani da ovest e dell'Armata Rossa da est, tra l'aprile 1944 e la primavera 1945, moltissimi di questi prigionieri vennero costretti ad una nuova agonia: l'evacuazione dai campi e le cosiddette "marce della morte". Centinaia di migliaia di detenuti, già stremati da mesi di privazioni, violenze e lavori forzati, venivano obbligati a marciare fino alle prime stazioni ferroviarie utili. Dopo un viaggio reso estenuante da ogni tipo di stenti, i prigionieri dovevano camminare ancora per chilometri per raggiungere i campi di raccolta. Quelli che non riuscivano a stare al passo o che tentavano di fuggire venivano trucidati dalle guardie di scorta. Per la prima volta le marce della morte non sono più considerate come epilogo della vita dei campi di concentramento, ma come capitolo centrale della storia del genocidio nazista, iniziato nel 1941 e conclusosi con la fine della guerra, inteso nella sua prospettiva più ampia.Daniel Blatman, docente all'Università ebraica di Gerusalemme, con alle spalle diversi lavori sulla storia degli ebrei, supera l'approccio assunto nei dibattiti processuali del dopoguerra, che si concentrano sull'aspetto amministrativo e burocratico, e quello di molta storiografia tra gli anni '60 e '90, che considera la fase dell'evacuazione soltanto come "l'ultimo atto omicida di matrice ideologica nel contesto della soluzione finale". Basti pensare solo al fatto che in questa fase le vittime non sono più identificabili con una precisa etnia, ad esempio gli ebrei, o con un gruppo religioso, ad esempio i testimoni di Geova. Blatman ha consultato le indagini processuali condotte nella Repubblica Federale Tedesca e in Austria e le innumerevoli testimonianze di sopravvissuti, sparse negli archivi di tutto il mondo. Collocate nell'ampio contesto culturale, politico e militare in cui avvenne l'evacuazione, le marce dei prigionieri si intrecciano con la fuga dei civili profughi dall'Est, terrorizzati dall'avanzare dei sovietici, e con le vicende della popolazione tedesca, smarrita e confusa dinanzi al precipitare degli eventi. L'importanza dello studio consiste anche nella ricchezza e varietà degli episodi di microstoria, il più emblematico dei quali fu il massacro di Gardelegen, cittadina dell'Altmark, in Sassonia, nell'aprile 1945.Con una scrittura agile, Blatman riesce egregiamente nel suo sforzo storico e narrativo ad indagare l'identità, l'emotività e le motivazioni di carnefici, vittime, liberatori, ma anche dei civili tedeschi, che la confusione degli ultimi mesi di guerra e la quotidianità carica di tensione trasformarono anche in occasionali carnefici. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le marce della morte. L'olocausto dimenticato dell'ultimo esodo dai lager &lt;/div&gt;&lt;div&gt;di Daniel Blatman Rizzoli, &lt;/div&gt;&lt;div&gt;pagg. 672, 28,50 euro&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/11/merce-della-morte-blatman.shtml?uuid=fdcaf1ea-d504-11de-b4c7-32ad3f2d513a&amp;amp;DocRulesView=Libero"&gt;Il Sole 24 Ore on line&lt;/a&gt;, 19 novembre 2009&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5847624583281755435?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5847624583281755435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5847624583281755435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5847624583281755435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5847624583281755435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2009/12/le-marce-della-morte.html' title='Le marce della morte'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SyZuEKmd6wI/AAAAAAAAASo/qFfvHwLxYoQ/s72-c/merce-della-morte%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-3819498783710685239</id><published>2009-11-30T11:38:00.004+01:00</published><updated>2009-11-30T11:48:37.011+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cooperative'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aziende private'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancpl'/><title type='text'>Dialogo più stretto tra coop e industria</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SxOhvaDOFJI/AAAAAAAAASY/WerYeGvpRtU/s1600/untitled.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409845413220848786" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 159px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SxOhvaDOFJI/AAAAAAAAASY/WerYeGvpRtU/s400/untitled.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tra i fattori che possono aiutare il sistema produttivo del nostro Paese ad uscire dalla crisi, c’è anche l’avvio di un dialogo costruttivo tra aziende private e mondo della cooperazione.&lt;br /&gt;“Le imprese coop devono imparare da quelle private la logica dell’efficienza e del profitto aziendale e il coraggio dell’innovazione. A loro volta, le aziende private devono apprendere dal mondo della cooperazione l’aspetto partecipativo inteso come superamento della conflittualità tra proprietà e lavoro”. Lo ha affermato Raffaello Vignali (foto a ds.), vice presidente della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati.&lt;br /&gt;Un’occasione per avviare questo dialogo è stato il convegno ieri delle cooperative di produzione e lavoro di Reggio Emilia, Parma e Piacenza aderenti alla Legacoop, promosso da ANCPL.&lt;br /&gt;Nel corso dei lavori, la ricetta anti-crisi si è tradotta in proposte concrete: valorizzazione del capitale umano come centro dell’economia, ricerca di una nuova efficienza dell’impresa, capacità di osare nell’innovazione. Senza dimenticare che anche lo Stato deve assumere le proprie responsabilità, a cominciare da una gestione intelligente delle risorse, nonché da una revisione dell’attuale sistema di welfare.&lt;br /&gt;La previsione è quella di un’uscita lenta dalla crisi. Secondo Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, “tutto dipenderà dalle politiche che verranno decise. Il welfare è il problema principale da affrontare: concepito com’è oggi non potrà funzionare tra dieci-quindici anni”.&lt;br /&gt;Dunque, fermo restando che il tratto peculiare del sistema cooperativo è la partecipazione dei soci lavoratori, come dobbiamo immaginare l’impresa post-crisi, sia essa privata o non? Risponde Carlo Zini, presidente di Ancpl: “E’ quella orientata alla creazione di un valore duraturo nel tempo, che valorizza appieno l’apporto della risorsa umana”.&lt;br /&gt;Ancpl è rappresentata da 859 cooperative e 6 consorzi. Nel 2008 il volume d’affari consolidato è stato di oltre 12 miliardi di euro. Nelle imprese associate lavorano 36.995 addetti, di cui 24.400 soci lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2009 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-3819498783710685239?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/3819498783710685239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=3819498783710685239' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/3819498783710685239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/3819498783710685239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2009/11/dialogo-piu-stretto-tra-coop-e.html' title='Dialogo più stretto tra coop e industria'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SxOhvaDOFJI/AAAAAAAAASY/WerYeGvpRtU/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2300027768290019771</id><published>2009-11-12T13:25:00.006+01:00</published><updated>2009-11-12T13:37:42.922+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gdo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fornitori'/><title type='text'>Un arbitro per risolvere le liti fornitori-Gdo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SvwAegQ9XoI/AAAAAAAAASA/8qJUn3w32wM/s1600-h/fornitori.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403194176994893442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 346px; CURSOR: hand; HEIGHT: 346px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SvwAegQ9XoI/AAAAAAAAASA/8qJUn3w32wM/s400/fornitori.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div&gt;&lt;div&gt;Un codice di condotta che regoli i rapporti tra la distribuzione e i fornitori e la figura di un "ombudsman" che assuma il ruolo di arbitro ed eventualmente un compito investigativo. Sono scenari possibili per i singoli Stati nazionali o è necessario che sul tema intervenga Bruxelles e imponga una normativa ad hoc?&lt;br /&gt;Se ne è discusso al convegno organizzato da ASS.I.CA, "La competitività dell'industria alimentare e le criticità nei rapporti contrattuali: il quadro europeo", nell'ambito di Cibus Tec alle Fiere di Parma.&lt;br /&gt;"Se il nostro settore non troverà una soluzione al rapporto contrattuale tra fornitori e distributori", ha esordito Francesco Pizzagalli, presidente di ASS.I.CA, "sarà in gioco la sua stessa sopravvivenza".&lt;br /&gt;Alla presenza di Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Giandomenico Auricchio, Presidente di Federalimentare, e Amedeo Teti, Direttore generale per la politica commerciale internazionale al Ministero dello Sviluppo Economico, sono state presentate le "raccomandazioni" del Gruppo di Alto Livello per il rilancio del settore agroalimentare, tra cui anche quelle che riguardano i rapporti con la Gdo.&lt;br /&gt;Madi Sharma, del Comitato Economico e Sociale Europeo, ha riferito: "Vogliamo vedere contratti scritti tra fornitori e distributori che precedono le condizioni operative, l'eliminazione delle riduzioni di prezzo retroattive, l'abolizione della pratica di pagamenti forfettari per garantire l'ordine negli scaffali, l'istituzione di un arbitro che controlli i reclami e li monitori. La Gdo non esisterebbe se i fornitori non lavorassero. Dunque pretendiamo trasparenza nella filiera".&lt;br /&gt;Il caso della Gran Bretagna è emblematico, perchè, dopo che l'autorità ha identificato problemi di competenza nella catena di fornitura, è giunta alla stesura di un codice di condotta. Come ha spiegato Chris Bowden, esperto legale della Competition Commission nel Regno Unito, "il nuovo Groceries Supply Code of Practice (GSCOP), che entrerà in vigore a febbraio, propone una serie di rimedi per evitare gli effetti avversi della concorrenza. Tra questi, il divieto di trasferimento retroattivo del rischio, il divieto di destiling senza base commerciale, disposizioni per la risoluzione delle controversie e conformità al GSCOP come, ad esempio, accordi sempre scritti per una maggiore garanzia per i fornitori".&lt;br /&gt;Per il rispetto delle regole stabilite dal GSCOP si vorrebbe anche la creazione di un &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SvwAmOpEyWI/AAAAAAAAASI/9TZcoaY2P0Y/s1600-h/shops.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403194309703158114" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 346px; CURSOR: hand; HEIGHT: 346px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SvwAmOpEyWI/AAAAAAAAASI/9TZcoaY2P0Y/s400/shops.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"ombudsman" con funzioni di arbitrato e un ruolo investigativo. Bowden: "L'arbitro potrebbe ricevere reclami anonimi da parte dei fornitori e, nel caso di più reclami, aprirebbe un'indagine. Potrebbe fornire linee guida per il codice di condotta e applicare eventualmente sanzioni. Non avendo noi la facoltà di creare questa figura, abbiamo cercato a proposito un accordo con la Gdo, facendo ricorso anche al governo. Ma è ancora tutto fermo".&lt;br /&gt;E' esportabile l'esperienza della Gran Bretagna? Horacio Alemàn, Vicedirettore Generale della Federaciòn Española de Industrias de la Alimentación y Bebidas, ha riferito come in Spagna "il codice di condotta non funziona, poichè i supermercati non vogliono applicarlo. E' un problema che riguarda molti Paesi europei, pertanto dobbiamo trovarvi una soluzione comune a Bruxelles".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(Immagini da &lt;a href="http://www.iride.ch/"&gt;www.iride.ch&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: Agrisole n. 43 del 05/11/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2300027768290019771?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2300027768290019771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2300027768290019771' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2300027768290019771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2300027768290019771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2009/11/un-arbitro-per-risolvere-le-liti.html' title='Un arbitro per risolvere le liti fornitori-Gdo'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SvwAegQ9XoI/AAAAAAAAASA/8qJUn3w32wM/s72-c/fornitori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2296750625663738122</id><published>2009-02-13T12:21:00.003+01:00</published><updated>2009-02-13T12:31:20.447+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Basilea 2'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Imprese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finanza'/><title type='text'>Basilea 2 e la crisi: quali effetti nel rapporto tra banca e impresa</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SZVZzy7IxHI/AAAAAAAAAR4/PN26K7lU-fs/s1600-h/banca+centrale.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5302242882676638834" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 225px; CURSOR: hand; HEIGHT: 299px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SZVZzy7IxHI/AAAAAAAAAR4/PN26K7lU-fs/s400/banca+centrale.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;In un momento di crisi dell'economia internazionale in cui le banche sono in difficoltà, il costo del denaro è aumentato e le aziende faticano ad investire, come si colloca la nuova normativa di Basilea 2 che regola i rapporti tra le banche e le imprese?&lt;br /&gt;Il nuovo accordo internazionale, entrato in vigore all'inizio del 2007, ha sostituito quello attuale, definito Basilea 1 e operativo dal 1988. Basilea 2 consente alle banche dei Paesi aderenti all'accordo di calcolare il capitale minimo da detenere in proporzione al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutati attraverso lo strumento del rating. Maggiore è il livello del rischio del debitore, più alto è il capitale che la banca deve accantonare: maggiore è di conseguenza il tasso d'interesse che essa chiede sul credito.&lt;br /&gt;Di fatto, dunque, le banche sono costrette a classificare i propri clienti in base alla loro rischiosità, attraverso procedure di rating che possono variare da un istituto all'altro. Il timore è che l'applicazione dell'accordo possa tradursi in minor credito alle imprese più rischiose e a tassi più elevati.&lt;br /&gt;Per fare maggiore chiarezza sui contenuti della normativa e per capire quali effetti essa comporta sul rapporto banca-impresa, abbiamo chiesto un parere a Giacomo De Laurentis, professore ordinario di Finanza all'Università Bocconi di Milano.&lt;br /&gt;"Anzitutto", spiega De Laurentis, "Basilea 2 è una normativa prociclica, vale a dire che accentua la variabilità dei cicli economici. Dovessero cioè peggiorare le condizioni di credito, peggiora di conseguenza il rating e le banche sono costrette a ridurre il credito erogato alle imprese, proprio quando queste ne avrebbero maggiore bisogno. Ne può derivare una situazione di credit crunch ovvero di stretta creditizia. In secondo luogo, Basilea 2 è meritocratica. Ciò significa che le imprese più rischiose pagano di più rispetto a quelle maggiormente solide, che invece pagano tassi più bassi. Questa situazione - ed è il terzo aspetto da sottolineare - induce le banche a differenziare i clienti in base, appunto, al loro rating".&lt;br /&gt;In realtà, nemmeno le banche sono tutte uguali, proprio perchè, a fronte del rischio del credito, adottano metodi di valutazione che possono variare dallo standard approach all'IRB (Internal rating based) foundation, all'IRB advanced. La Banca d'Italia è poi chiamata validare il sistema di rilevazione predisposto dal singolo istituto di credito.&lt;br /&gt;"Questo sistema", continua De Laurentis "implica che le imprese debbano gestire i flussi di liquidità in maniera più attenta, trasparente e ponderata. Infatti, se prima, a fronte di un credito in sofferenza, c'erano l'interruzione del rapporto e il tentativo di recupero, oggi il concetto di default include anche i ritardi nei rimborsi superiori a 90-180 giorni a seconda dei casi. L'informazione del default viene poi trasferita alla Centrale dei Rischi e da lì a tutte le altre banche".&lt;br /&gt;Ma sono già visibili le implicazioni per le imprese?&lt;br /&gt;Risponde De Laurentis: "Benchè la normativa sia già in vigore, è normale che il suo impatto sia tuttavia graduale. L'impatto reale non c'è ancora stato, anche se già da tempo le banche tentano di allineare i tassi richiesti alla qualità creditizia dei debitori. I risultati si vedranno nei prossimi anni".&lt;br /&gt;"La caratteristica di Basilea 2 di essere prociclica sta tuttavia suggerendo di rivedere in parte la normativa o, addirittura, di pensare ad una Basilea 3, vale a dire un accordo che attutisca questi effetti prociclici dirompenti. Per dirla con altre parole, con Basilea 2, il profilo di stabilità della singola banca aumenta, ma il profilo il sistema bancario nel suo complesso è più esposto al rischio di crisi sistemica. In ogni caso, l'impresa dovrebbe essere più trasparente, dotarsi di una struttura finanziaria più prudente, con meno debito e più capitale, utilizzare una politica proattiva delle garanzie (ovvero vederle come un'opportunità e non come un ricatto delle banche), infine, scegliere la banca giusta, sondando più istituti di credito e cercando di capire come questi si comportano nei confronti del rating".&lt;br /&gt;Le imprese notano un restringimento del credito e un aumento del suo costo, anche in conseguenza di una fase economica in cui si è concesso credito abbondante a tassi troppo bassi per remunerare il rischio. Non si tratta di una problematica solo delle famiglie americane, ma del sistema finanziario in generale. "In ogni caso", conclude De Laurentis, "non è interesse delle banche mandare in default le imprese. Queste ultime farebbero tuttavia bene a sondare la disponibilità di più banche, perché lo stesso cliente può essere valutato diversamente in quanto i sistemi di rating bancari, contrariamente a quanto spesso affermato, non sono identici e possono condurre a valutazioni parzialmente differenti; inoltre le politiche di prezzo possono essere diverse da banca a banca".&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: Business&amp;amp;Gentlemen, n. 4, gennaio-febbraio 2009 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2296750625663738122?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2296750625663738122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2296750625663738122' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2296750625663738122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2296750625663738122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2009/02/basilea-2-e-la-crisi-quali-effetti-nel.html' title='Basilea 2 e la crisi: quali effetti nel rapporto tra banca e impresa'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SZVZzy7IxHI/AAAAAAAAAR4/PN26K7lU-fs/s72-c/banca+centrale.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5673986975983130742</id><published>2008-12-16T14:53:00.005+01:00</published><updated>2008-12-16T15:13:30.114+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finanza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cfo'/><title type='text'>Cfo, in Italia un ruolo ancora tutto da scoprire</title><content type='html'>Nella letteratura inglese il Chief Financial Officer (Cfo) è colui che somma la parte amministrativa, finanziaria e del controllo di gestione. Vale a dire, affianca l'amministratore delegato nelle decisioni strategiche e nelle risposte agli stakeholder, cura la pianificazione ed il controllo di gestione, coordina le attività finanziarie, le partecipazioni e gli investimenti.&lt;br /&gt;Diversamente dalla Gran Bretagna, nel nostro Paese, nella maggior parte dei casi, il ruolo del Cfo è ancora suddiviso tra diversi manager: il direttore amministrativo, il controller, il direttore finanziario o tesoriere. Nell'ultimo decennio, tuttavia, la tendenza è stata quella di riassumere queste competenze in un'unica persona di riferimento, avvicinandosi così maggiormente alla figura del Cfo secondo il modello anglosassone.&lt;br /&gt;Ma quanto è presente questa figura in Italia? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Dossi, direttore dell'area amministrazione e controllo di finanza aziendale e immobiliare all'Università Bocconi.&lt;br /&gt;Spiega Dossi: "Le ricerche dimostrano che oggi, nel nostro Paese, il Cfo è ancora troppo poco diffuso. Perchè? Da un lato, manca una figura che abbia una visione delle tre cose insieme, dall'altro, mancano a loro volta aziende che richiedano questa figura. La scarsa diffusione del Cfo "all'inglese" è riconducibile, anzitutto, al fatto che in Italia abbiamo mercati finanziari di minore rilievo rispetto alla Gran Bretagna. Inoltre, spesso si ritiene, erroneamente, che nelle aziende di piccole dimensioni una figura come il Cfo sia meno necessaria. Infine, esiste un problema di valenza culturale. Vale a dire, si ha la sensazione che in Italia la cultura economico-finanziaria non sia così premiante come quella ingegneristico-commerciale".&lt;br /&gt;Ad oggi non esistono dati precisi sulla diffusione del Cfo in Italia. Tuttavia, si può dire che essa sia maggiore laddove sussista un elevato livello di complessità di business e laddove l'impresa sia quotata.&lt;br /&gt;La prassi migliore rimane comunque per il momento quella di stampo anglosassone. "Dall'esperienza dei nostri studenti all'estero", continua Dossi, "vediamo come la formazione in Gran Bretagna sia completa sotto tutti e tre gli aspetti: controllo di gestione, amministrazione e finanza. Spesso, il risultato è che i giovani, una volta formati, rimangano a lavorare là, dove maggiori sono le opportunità di impiego".&lt;br /&gt;Quella del Cfo è una carriera verticale, che coinvolge un'approfondita preparazione nei campi dell'amministrazione, della finanza, del controllo di gestione, dell'aspetto fiscale e della corporate-governance. Un esempio di formazione di questo tipo è proprio quello che fornisce l'Università Bocconi. "Abbiamo un biennio di specializzazione sulla finanza e il controllo di gestione", riferisce Dossi. "Al momento, è difficile trovare in Italia sia neolaureati con questa preparazione, sia un'azienda che richieda esplicitamente questa figura. Da poco abbiamo lanciato anche un Executive Master part-time, dedicato a chi già è occupato nel mondo aziendale, vale a dire persone che vantano già 10-15 anni di esperienza lavorativa".&lt;br /&gt;Lo stipendio di un Cfo in Italia si aggira intorno ai 120-300mila euro all'anno. In Gran Bretagna è almeno una volta e mezzo questa cifra.&lt;br /&gt;Ma perchè concentrare le responsabilità su un unico soggetto anziché ripartirle con una struttura gerarchica su più dirigenti?&lt;br /&gt;Paolo Bertoli, presidente di Andaf, Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari, illustra: "La risposta non è semplice. Anzitutto, la causa del cambiamento dell'impresa e del ruolo dei suoi manager apicali è dato dalla maggiore complessità nella gestione e nel governo dell'impresa. E' cambiato il nostro modo di vivere e di pensare, di fare business e di comunicare. Come? Anzitutto, la “globalizzazione” impone meccanismi di cooperazione e competizione interna ed esterna che evolvono in ambienti complessi, nella ricerca della crescita, della flessibilità, dell'innovazione e delle economie di scala. I manager devono quindi allargare i propri orizzonti culturali e confrontarsi su una scala più ampia".&lt;br /&gt;"In secondo luogo, in un mondo che cambia più velocemente, aumentano anche i rischi connessi alla gestione aziendale: rischi operativi, finanziari, reputazionali. Le decisioni devono essere assunte più rapidamente e i manager devono saper fronteggiare la complessità del governo delle imprese. Occorre quindi disporre di efficaci sistemi di controllo delle performance e cruscotti di analisi dell'andamento dell'impresa, la cui messa a punto rappresenta oggi un compito primario per il Cfo".&lt;br /&gt;Continua Bertoli: "Il tradizionale “capo gerarchico” è ormai un’icona che appartiene al passato. Oggi prevale la cultura della relazione: con fornitori, clienti, dipendenti, competitor, università, centri di ricerca, istituzioni, associazioni. In particolare sono a carico del Cfo le maggiori responsabilità, poichè rientrano tra le sue competenze le attivitá connesse al funzionamento della macchina, al rispetto delle regole, alla pianificazione, all'organizzazione, al controllo, alle relazioni con gli azionisti e gli stakehoders in genere".&lt;br /&gt;"In sintesi", conclude Bertoli, "se vogliamo dare una definizione del nuovo ruolo di questo importante manager nel sistema complesso in cui operano e si sviluppano le imprese, questa è: "gestire la complessità"".&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SUe2dQ6wEoI/AAAAAAAAARs/990m2RKfklM/s1600-h/banner_hp.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5280389701989044866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 108px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SUe2dQ6wEoI/AAAAAAAAARs/990m2RKfklM/s400/banner_hp.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Gianpaolo Bresciani è Chief Financial Officer di IBM Italia, azienda del gruppo IBM, la 'globally integrated enterprise' quotata al New York Stock Exchange (NYSE).&lt;br /&gt;"Diversi fattori", spiega Bresciani, "hanno contribuito a mutare il ruolo del Cfo. Anzitutto, la globalizzazione ci ha consentito di lavorare in modo interconnesso, offrendoci maggiori opportunità, ma anche maggiori rischi, legati a loro volta alla fluidità di risorse umane, fisiche e del capitale finanziario. Pensiamo poi alle maggiori esigenze di innovazione e sostenibilità di un'azienda. In altre parole, alla necessità di sostenerne la crescita nel lungo periodo. Tutto questo ha determinato un aumento dei rischi che stanno impattando il ruolo del Cfo nell'impresa. Le nuove responsabilità sono legate alla realizzazione di un modello finanziario che consenta lo sviluppo e la crescita costante di un'azienda nel lungo periodo".&lt;br /&gt;Se è vero che solo il 15% dei rischi per un'azienda è di natura finanziaria e che il restante 85% riguarda invece la strategia e le operazioni, sarà chiaro come diventino fondamentali la prontezza e le competenze di un team aziendale che si trova ad affrontare questi rischi.&lt;br /&gt;Quali responsabilità si assume dunque un Cfo oggi?&lt;br /&gt;Risponde ancora Bresciani: "In IBM sono responsabile anzitutto nel gestire le performance aziendali e nel rispondere alle esigenze fiduciarie e statutarie dell'azienda. Tra i nuovi compiti, "imposti" dai cambiamenti socio-economici degli ultimi anni, citerei l'identificazione delle strategie di crescita dell'azienda - ricordando comunque che il Cfo, in questa veste, è membro di un team che contribuisce al processo decisionale complessivo. Se prima il Cfo registrava a posteriori i fatti, oggi deve anche saper gestire il rischio e integrare le informazioni all'interno dell'azienda, costruendo delle organizzazioni di finance integrate (in gergo, IFO, Integrated Finance Organization). In tal modo, la standardizzazione dei processi diventa un vero vantaggio, poichè tutto il processo viene svolto in un luogo solo, anche per diverse aziende affiliate".&lt;br /&gt;Gianpaolo Bresciani si è formato con una lunga carriera in IBM, spostandosi per diverso tempo anche negli Stati Uniti e in Francia. "Negli States", aggiunge, "ho imparato a pensare con i criteri degli americani con cui oggi mi rapporto quotidianamente. In Francia, dove ero in un contesto di lavoro multiculturale, ho capito che la verità può essere vista in modi diversi. Questo per dire che l'esperienza consente di prendere decisioni complesse, grazie sia alle competenze che all'intuizione". &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Business &amp;amp; Gentlemen, n. 3, settembre - novembre 2008&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5673986975983130742?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5673986975983130742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5673986975983130742' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5673986975983130742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5673986975983130742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/12/cfo-in-italia-un-ruolo-ancora-tutto-da.html' title='Cfo, in Italia un ruolo ancora tutto da scoprire'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SUe2dQ6wEoI/AAAAAAAAARs/990m2RKfklM/s72-c/banner_hp.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-9092463448556874878</id><published>2008-11-28T17:16:00.002+01:00</published><updated>2008-11-28T17:19:46.530+01:00</updated><title type='text'>L'auto intelligente si brevetta a Parma</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/STAZ7HMrwGI/AAAAAAAAARk/dyiH4-djFn4/s1600-h/Broggi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5273743666986074210" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 238px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/STAZ7HMrwGI/AAAAAAAAARk/dyiH4-djFn4/s400/Broggi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Parma brevetta l'auto intelligente che intercetta i pericoli, localizza la corsia e frena da sola davanti agli ostacoli. Ma al momento sono quasi esclusivamente le case automobilistiche estere a sfruttarne le potenzialità.&lt;br /&gt;Alla guida del team di 14 ricercatori impegnati nel progetto è Alberto Broggi, ordinario di ingegneria all'Università di Parma che iniziò a lavorare all'idea di "aiuto alla guida" già nella tesi di laurea. "Già nel 1998", racconta, "realizzammo il primo giro d'Italia con una Thema automatica che, grazie a due telecamere nell'abitacolo, riusciva a "vedere" di fronte a sè".&lt;br /&gt;Il progetto dell'auto intelligente è cresciuto nell'ambito di Vislab, laboratorio nato dieci anni fa e divenuto ora spin-off dell'Università di Parma.&lt;br /&gt;"L'obiettivo", continua Broggi, "è di avere un aiuto alla guida ed evitare le conseguenze di colpi di sonno o malori improvvisi e gli effetti di alcool o droghe. Al momento disponiamo di tre prototipi. Il primo, grazie ad una telecamera nell'abitacolo, un laser vicino alla targa e un computer nel baule, localizza cartelli stradali, la corsia di marcia, veicoli e pedoni e frena quando necessario, nel caso non lo faccia il conducente. Il secondo prototipo è pilotabile tramite un calcolatore ovvero permette di guidare l'auto attraverso un joystick non necessariamente dal posto di guida. Il terzo è un esperimento che stiamo realizzando insieme a una società di psicologi e all'ACI e consiste in un sistema di guida che monitora il conducente per analizzare gli effetti di droghe o farmaci alla guida, per esempio, se il veicolo si avvicina troppo alla carreggiata oppure ondeggia. L'applicazione di questi sistemi è molteplice e rivoluzionerà il sistema di guida: dal trasporto materiali a quello umano (ricordo che il 93% degli incidenti è conseguenza di errori umani), alla guida senza patente o per disabili, ai taxi automatici. Se le auto sapranno stare alla giusta distanza tra loro anche a velocità elevata, non ci sarà più bisogno di allargare le strade".&lt;br /&gt;Ma il tasto dolente di tutta la storia sono i finanziamenti. "Quelli istituzionali", riferisce Broggi, "sono bassissimi: costituiscono meno dell'1% del budget. Tutto il resto viene dalle aziende private, per lo più straniere. A parte Magneti Marelli e in piccola percentuale il Centro Ricerche Fiat, per lo più i nostri brevetti sono finanziati e sfruttati da case automobilistiche straniere: dalle europee Volvo, Daimler-Chrysler, Volkswagen e Bosch alle americane Oshkosh, Rockwell Collins e Caterpillar. Poi lavoriamo con case coreane e abbiamo progetti in corso col Giappone. Il budget messo a disposizione, ad esempio, dalla Oshkosh per la gara di veicoli automatici "Grand challenge" è stato valutabile sui 6 milioni di dollari".&lt;br /&gt;"É un controsenso che, mentre si parla tanto di fuga di cervelli, qui a Parma si studi e si brevetti alta tecnologia, i cui risultati vengono poi utilizzati dalle aziende estere. Non solo. Ma le nostre tecnologie per la guida di mezzi militari senza pilota hanno attirato l'attenzione anche del Dipartimento della Difesa Americano, per il quale lavoriamo dal 2001; inoltre siamo stati invitati al Pentagono dove abbiamo presentato i nostri sistemi di percezione per la guida automatica fuoristrada".&lt;br /&gt;Intanto, Broggi è stato selezionato dallo European Research Council come uno tra i migliori ricercatori europei e riceverà un finanziamento di circa 1,8 milioni di euro per proseguire le ricerche nel campo dell’incremento della sicurezza stradale tramite sistemi di guida assistita e guida automatica innovativi.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: Il Sole 24 Ore Centro Nord, 22.10.2008&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-9092463448556874878?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/9092463448556874878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=9092463448556874878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/9092463448556874878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/9092463448556874878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/11/lauto-intelligente-si-brevetta-parma.html' title='L&apos;auto intelligente si brevetta a Parma'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/STAZ7HMrwGI/AAAAAAAAARk/dyiH4-djFn4/s72-c/Broggi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-4285470776935286140</id><published>2008-10-12T11:44:00.007+02:00</published><updated>2008-10-12T11:58:07.704+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prosciutto di Parma'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Consorzio del Prosciutto di Parma'/><title type='text'>Prosciutto di Parma, rischio eccedenze</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHILqPpMwI/AAAAAAAAAMY/QRbAkjqihMA/s1600-h/prosciutto3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256202342762099458" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHILqPpMwI/AAAAAAAAAMY/QRbAkjqihMA/s400/prosciutto3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'impennata del prezzo dei suini negli ultimi mesi in Europa e in Italia ha determinato un aumento del prezzo delle cosce fresche che potrebbe avere ripercussioni anche sul mercato del prosciutto. Un settore, questo, che sta vivendo una crisi determinata da diversi fattori.&lt;br /&gt;Oltre all'aumento dei costi della materia prima, si aggiunga anche l'impossibilità di una programmazione della produzione, imposta dalle norme antitrust, e l'aumento delle importazioni di prosciutti non Dop fatti con carni estere e venduti a prezzi molto bassi.&lt;br /&gt;Una voce autorevole per una riflessione sul settore è quella di Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma. Che spiega: "L'aumento del costo dei suini, che da 1,08 euro/kg di inizio anno è arrivato oggi a 1,70 euro/kg, potrebbe determinare alla lunga anche un aumento del prezzo del prosciutto fresco, benchè oggi non possiamo prevedere a quanto il prodotto sarà venduto l'anno prossimo. E qui sta il problema più serio. Le norme antitrust non ci permettono infatti di realizzare una programmazione produttiva. E' impensabile non riuscire a dimensionare la produzione sul mercato in un comparto ampio come il nostro. Se quando vendi non sai quanto vendi, può accadere, come negli ultimi anni, che si finisca per vendere sottocosto. Per esempio, con una produzione aumentata nel 2007 del 6% e nel 2008 del 3%, rischiamo di mettere sul mercato un 9% in più di prodotto. E' ovvio che gli allevatori, a fronte di prezzi buoni, aumentano la produzione, ma questa prassi porta facilmente a degli squilibri. Auspichiamo vivamente che si possa arrivare al più presto ad una regolamentazione della produzione".&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHITOAbHiI/AAAAAAAAAMg/MYYvqAl5FPo/s1600-h/images1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256202472621022754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHITOAbHiI/AAAAAAAAAMg/MYYvqAl5FPo/s400/images1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con i suoi 4.987 allevamenti, 128 macelli e 3.000 addetti alla lavorazione, nel 2007 il Consorzio ha marchiato 9.519.000 prosciutti. Il valore alla produzione è di 820 milioni di euro e il giro d'affari al consumo di 1.700 milioni, di cui 1.300 in Italia. Negli ultimi anni, i prezzi al consumo del Prosciutto di Parma sono stati, rispettivamente, di 24,4 euro/kg nel 2005, 24,6 nel 2006, 24,3 l'anno scorso e 24,5 euro/kg tra febbraio e maggio 2008 (dati Nielsen).&lt;br /&gt;Intanto, dall'estero continua l'invasione di prosciutti, con un incremento che nel 2007 si è attestato a ben oltre il 4%. Tra i principali esportatori figurano Germania, Paesi Bassi e Danimarca. In base ai dati ISTAT, l'anno scorso, sono giunti in Italia, rispettivamente, 163.640 tonnellate di prosciutti dalla Germania (nel 2006 erano 149.519 tonnellate), 159.646 dai Paesi Bassi (152.386 nel 2006) e 122.723 dalla Danimarca (121.451 nel 2006). Nel complesso, le tonnellate di prosciutto in entrata in Italia sono state 592.792 (568.249 nel 2006).&lt;br /&gt;Commenta Tedeschi: "Si tratta di prosciutti non-Dop, provenienti da Paesi che storicamente producono in grandi quantità, con una genetica standardizzata, un prodotto che non possiede i requisiti dei nostri Dop. Tuttavia, il prezzo più basso alletta il consumatore, soprattutto in questo momento di crisi generalizzata, in cui si fa la spesa con un occhio molto attento al prezzo. A ciò si aggiunge la confusione del consumatore, che, in base ad un'indagine di marketing realizzata internamente dal Consorzio, quando consuma prosciutto nei bar o lo acquista al supermercato, crede sia "Parma" anche quando non lo è. Ignaro del fatto che, su 40 milioni di prosciutti consu&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHInW6BM5I/AAAAAAAAAMw/P8QRKGj5AP4/s1600-h/images3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256202818607461266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHInW6BM5I/AAAAAAAAAMw/P8QRKGj5AP4/s400/images3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;mati in Italia, 30 milioni siano non-marchiati, ovvero nè Parma, nè San Daniele".&lt;br /&gt;"&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHIgHTqfPI/AAAAAAAAAMo/P9aI2DbR8v4/s1600-h/images3.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Tanto più che si stanno affacciando sul mercato della produzione standard di prosciutti anche produttori nuovi, come gli Stati Uniti. Da tenere controllata la Cina, che, sebbene ad oggi non produca ancora quantità in eccesso, potrebbe decidere di allargare la produzione anche all'export".&lt;br /&gt;"In definitiva, il problema non è la quantità dei prosciutti in entrata in Italia, quanto la capacità del consumatore di acquistare prodotti che costano un po' di più". Proprio a questo è dedicata la nuova campagna comunicazione del Consorzio Prosciutto di Parma, che riprende il concetto dello spot recente per cui "non è crudo, è di Parma". Il nuovo concept, ispirato al mondo della boxe, mostra una cliente grintosa, che riuscirà nell'impresa di comprare il prosciutto, perchè sarà capace appunto di distinguere tra "crudo" e "Parma".&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;In: Agrisole,  n. 39 del 3 ottobre 2008&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-4285470776935286140?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/4285470776935286140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=4285470776935286140' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4285470776935286140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4285470776935286140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/10/prosciutto-di-parma-rischio-eccedenze.html' title='Prosciutto di Parma, rischio eccedenze'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SPHILqPpMwI/AAAAAAAAAMY/QRbAkjqihMA/s72-c/prosciutto3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5077870157422191694</id><published>2008-09-14T15:32:00.007+02:00</published><updated>2008-09-14T15:47:31.570+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alimentazione'/><title type='text'>Gelato che passione... ma quanta aria c'è dentro?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0VDDe6XTI/AAAAAAAAALo/Lwo8lkEiDpk/s1600-h/gelato_pic.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245872283175247154" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0VDDe6XTI/AAAAAAAAALo/Lwo8lkEiDpk/s400/gelato_pic.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Secondo una ricerca realizzata da Eurisko per l'Istituto del Gelato Italiano, il gelato piace al 95% della popolazione.&lt;br /&gt;Tra gli estimatori di questo alimento, il 39% dice di mangiarlo spesso, il 37% qualche volta, mentre solo il 19% se lo concede raramente. Anche il gradimento è altissimo, visto che ben l'85% lo ama "molto o abbastanza".&lt;br /&gt;Ebbene, il gelato è un alimento buono e nutriente, ma per ottenere i migliori risultati è necessario avere a disposizione un laboratorio corredato da attrezzature particolarmente sofisticate. Una buona azienda deve disporre di impianti tecnologicamente avanzati in grado di produrre un gelato ottimo al palato, ma, soprattutto, igienicamente sicuro.&lt;br /&gt;Quali sono dunque esattamente le fasi della fabbricazione del gelato? Tramite la pastorizzazione, la maturazione e la mantecazione, si ottiene una miscela di base che può venire utilizzata per realizzare i vari gusti di gelato. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U1FAfEwI/AAAAAAAAALQ/3xqpy_xxJkw/s1600-h/GELATO+1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245872043066331906" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U1FAfEwI/AAAAAAAAALQ/3xqpy_xxJkw/s320/GELATO+1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’aria ne è una componente essenziale, perchè fornisce al gelato le tipiche caratteristiche organolettiche di cremosità, consistenza e gusto. La quantità di aria insufflata all’interno della miscela tramite i freezer di mantecazione dipende dal tipo di miscela e dal tipo di prodotto finale.&lt;br /&gt;Il gelato confezionato va conservato in freezer a una temperatura compresa tra i -18° e i -25°.&lt;br /&gt;Come ci spiegano dalla Sammontana, il processo di pastorizzazione serve a diminuire la quantità di batteri presenti nella miscela che diventerà gelato. In tutti gli alimenti, infatti, sono presenti in maniera naturale batteri che si moltiplicano nel tempo molto velocemente a temperature comprese tra i 15-20°C e i 55-60 °C. Al di sotto o al di sopra di queste temperature, invece, la &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U-rt9OAI/AAAAAAAAALg/YT2jQ8b3qJI/s1600-h/GELATO+3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245872208076421122" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U-rt9OAI/AAAAAAAAALg/YT2jQ8b3qJI/s320/GELATO+3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;proliferazione batterica avviene molto più lentamente. Scopo della pastorizzazione è dunque abbattere la carica batterica presente nel gelato.&lt;br /&gt;Il secondo passaggio è quello dell’omogeneizzazione, durante la quale le sostanze grasse presenti nel gelato vengono sminuzzate e amalgamate. Ciò permette al gelato di diventare più cremoso. Durante la fase di maturazione nei tini di raffredamento, si ottiene una miscela ancora più densa, capace di inglobare l'aria durante la fase di mantecazione e di assorbire l'acqua presente nella miscela.&lt;br /&gt;Infine, la mantecazione è quella fase del processo di produzione del gelato in cui il prodotto passa dalla fase liquida a quella solida, attraverso il contemporaneo sviluppo di tre azioni: agitazione, raffreddamento e immissione di aria nella miscela.&lt;br /&gt;L’aria è ingrediente indispensabile per la preparazione di un gelato. Una serie di piccole bolle di aria disperse tra gli ingredienti rendono il gelato così cremoso e gustoso. Infatti, il ghiacciolo ha solo il 10% di aria, perciò è duro.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0UuphvTpI/AAAAAAAAALI/1xU-wW6vu3w/s1600-h/gelato4.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245871932610399890" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0UuphvTpI/AAAAAAAAALI/1xU-wW6vu3w/s320/gelato4.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel sito dell'IGI, Istituto Gelato Italiano (www.istitutodelgelato.it), vengono fornite molte informazioni utili a riguardo. Tra queste, ad esempio, il fatto che nel gelato artigianale ed in quello industriale l'aria viene incorporata in maniera differente nella miscela. Nel gelato artigianale l'aria viene inglobata durante la fase di mantecazione, grazie all'agitazione che la miscela subisce durante la fase di congelamento, ma in modo non controllabile nè quantificabile. Nel gelato industriale, invece, l'aria viene insufflata nella miscela mediante una pompa, in maniera scientifica, sicura e controllata.&lt;br /&gt;A differenza del gelato industriale, quello artigianale non viene “passato” all’omogeneizzatore e dunque è più influenzato dagli sbalzi di temperatura. Vale a dire, già dopo alcuni giorni in freezer le sue caratteristiche organolettiche iniziano a modificarsi e dopo qualche settimana si può avvertire in bocca la presenza di cristalli di ghiaccio.&lt;br /&gt;La quantità di aria inglobata in un gelato può variare in funzione del risultato organolettico che si vuole ottenere. Ad esempio, nei gelati di frutta si ingloba di solito meno aria (30-40%) rispetto ai gelati alla crema (80-110%), che a loro volta presentano meno aria (40-80%) quando sono più ricchi di grassi. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U6cbH5rI/AAAAAAAAALY/wp18nxeBxVI/s1600-h/GELATO+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245872135251420850" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0U6cbH5rI/AAAAAAAAALY/wp18nxeBxVI/s320/GELATO+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La quantità d’aria può essere minore anche quando si vuole ottenere un gelato che si sciolga con meno facilità, come, ad esempio nelle località più calde o nelle stagioni più torride. Ma non è tanto la quantità d’aria, come alcuni credono, a determinare la qualità di un gelato, bensì la distribuzione omogenea dell’aria inglobata che gli impianti di produzione industriale moderni riescono a fare perfettamente.&lt;br /&gt;Naturalmente, quando acquistiamo un gelato, non paghiamo anche l’aria. Infatti, nel nostro Paese il gelato industriale è da sempre venduto a peso e non a volume.&lt;br /&gt;Se poi qualcuno si domandasse se il gelato con più aria ha meno calorie, possiamo dire sia vero. Infatti, l’aria fa aumentare il volume del gelato, facendolo sembrare più grande. In realtà ciò che determina le calorie è soltanto il peso del nostro gelato.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;In: Airone, luglio 2008 &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5077870157422191694?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5077870157422191694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5077870157422191694' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5077870157422191694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5077870157422191694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/09/gelato-che-passione-ma-quanta-aria-c.html' title='Gelato che passione... ma quanta aria c&apos;è dentro?'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SM0VDDe6XTI/AAAAAAAAALo/Lwo8lkEiDpk/s72-c/gelato_pic.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-8285660425754000936</id><published>2008-07-17T19:09:00.008+02:00</published><updated>2008-07-17T19:29:21.087+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Precariato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fondazione Biagi'/><title type='text'>Tutta la vita davanti? Su giovani e precariato...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9-YAUqd4I/AAAAAAAAAKw/nbka0TTFsHk/s1600-h/tutta+la+vita.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224033043641694082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9-YAUqd4I/AAAAAAAAAKw/nbka0TTFsHk/s400/tutta+la+vita.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Appena uscita nelle sale cinematografiche, la pellicola firmata da Paolo Virzì, "Tutta la vita davanti", ha riscosso un immediato successo. Forse per l'attualità del tema, forse per l'umanità e il realismo dei suoi interpreti, forse, non ultimo, per l'identificazione che esso istintivamente ispira in chi oggi lavora in maniera precaria.&lt;br /&gt;La protagonista del film, Marta, è una neolaureata in filosofia teoretica, che finisce a vendere elettrodomestici in un call center, la quintessenza del lavoro precario per eccellenza.&lt;br /&gt;La pellicola è il risultato di un profondo lavoro di documentazione "non facile", spiega Virzì, "perchè si trattava di realtà lavorative difficilmente penetrabili. Abbiamo osservato da vicino l'attività di un call center outbound, nel quale l'operatore è chiamato ad irrompere telefonicamente nelle case per vendere. Inoltre, abbiamo consultato il sindacato NIdiL-Cgil, che dà voce e rappresentanza ai lavoratori atipici, i quali spesso si rivolgono ai consulenti per sapere, ad esempio, se sia illegale andare in bagno durante l'orario di lavoro oppure se il team leader possa togliere lo stipendio al lavoratore per motivarlo".&lt;br /&gt;Ma cosa c'è davvero dietro al dilagare del lavoro precario di oggi? "Vediamo ragazzi", commenta Virzì, "che si entusiasmano per gli Amici di Maria De Filippi e che allo stesso tempo provano un &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9-52rexrI/AAAAAAAAAK4/Uy0U1Q4RYuI/s1600-h/amici.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224033625168594610" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9-52rexrI/AAAAAAAAAK4/Uy0U1Q4RYuI/s320/amici.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;profondo smarrimento per il loro futuro. Il precariato non è solo il risultato di una politica aziendale aggressiva. E' vero che i posti chiave continuano ad essere occupati da una classe politica da reparto geriatrico. Ma è anche vero che oggi è considerato poco cool impegnarsi in certi mestieri. L'Italia vanta un comparto agroalimentare all'avanguardia, ma i ragazzi, piuttosto che mungere le vacche (oggi lo si fa con strumenti all'avanguardia, ndr), preferiscono lavorare nei call center o vendere telefonini, perchè fa più figo raccontarlo in disco".&lt;br /&gt;Sono parole di un regista affermato, che però, per arrivare, ha lavorato in fabbrica, poi come guardiano e come guida turistica quando capitava, senza magari essere neanche troppo competente sulle bellezze della sua Toscana. "Oggi c'è il rischio", conclude, "che una generazione nata privilegiata finisca disgraziata".&lt;br /&gt;E&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH99y1o-mmI/AAAAAAAAAKg/bIC8005fVPs/s1600-h/P4030022.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224032405118949986" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH99y1o-mmI/AAAAAAAAAKg/bIC8005fVPs/s200/P4030022.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;, proprio in questi giorni, è uscito il Primo Rapporto sul mercato del lavoro in Italia, realizzato dall'Agenzia per il lavoro Ranstad Italia, in collaborazione con la Fondazione Marco Biagi, il Centro studi internazionali e comparati "Marco Biagi" dell'Università di Modena e Reggio Emilia e la Scuola di Alta Formazione in Relazioni industriali e di lavoro di Adapt.&lt;br /&gt;L'analisi è stata condotta su un campione di 391 aziende clienti di Randstad Italia, dislocate in tutta la penisola, il 50% delle quali si compone di un numero tra 6 e 50 dipendenti, il 28% tra 6 e 20 addetti.&lt;br /&gt;A sorpresa, è emersa la fotografia di un Paese in cui il mercato del lavoro, a differenza del resto d'Europa, è largamente stabile e in cui le aziende tendono a confermare le risorse valide nel giro di un anno. Spicca una preponderanza dei lavoratori a tempo indeterminato (77,4%) ed una minoranza di contratti di lavoro in somministrazione (pari al 7,2%, mentre nella media nazionale non raggiungono l'1%), di part-time (6,2%), di contratti a tempo determinato (4,7%) e di contratti di collaborazione, siano essi occasionali, co.co.co. o a progetto (1,1%). &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9_05ihPwI/AAAAAAAAALA/gpeOpakbU0Y/s1600-h/ferilli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224034639548595970" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9_05ihPwI/AAAAAAAAALA/gpeOpakbU0Y/s320/ferilli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dal canto loro, le imprese lamentano difficoltà nell'assunzione di personale qualificato (49%). Le cause prevalenti sono l'insufficiente esperienza lavorativa dei candidati (29%), il loro atteggiamento (24%), la formazione inadeguata (22%) e una richiesta finanziaria eccessiva (9%). Inoltre, mancherebbe la disponibilità a lavorare in luoghi distanti dalla propria residenza.&lt;br /&gt;A ben vedere, molte delle possibilità contrattuali messe a disposizione delle aziende da parte del legislatore non sono sfruttate, mentre altre clausole della legge Biagi non sono proprio attuate.&lt;br /&gt;Viene confermata la scarsa presenza del genere femminile ai vertici delle realtà aziendali italiane: le donne risultano sottorappresentate nella posizione dirigenziale e manovale e sovrarappresentate in quella impiegatizia.&lt;br /&gt;Nel medio periodo, il 31% delle imprese dichiara di voler aumentare il numero di dipendenti stabili, il 53% di tendere a mantenere costante la dimensione occupazionale dell'impresa, il 6% pensa che questa si ridurrà e il 10% non sa.&lt;br /&gt;Questi dati confermano quelli dell'indagine Isfol PLUS sui lavoratori, commissionata nel 2006 dal Ministero del Lavoro e finanziata dal Fondo Sociale Europeo.&lt;br /&gt;Dalla ricerca, emerge come il lavoro a tempo indeterminato in Italia sia pari al 63%, a tempo determinato al 4,75%, i titolari di attività siano il 10%, mentre gli altri si suddividono tra apprendistato (1,5%), contratto d'inserimento (1%), lavoro interinale (1%), collaborazioni coordinate e continuative (1,66%), collaborazioni occasionali (1,6%) e lavori a progetto (2,5%).&lt;br /&gt;Il motivo del carattere temporaneo del contratto, si dice, è solo in parte legato ad istanze di flessibilità produttiva-organizzativa dell'azienda. Tanto più che l'incidenza di forme atipiche nel mondo del lavoro varia sia in funzione di caratteristiche socio-demografiche dell'offerta di lavoro (gli effetti delle riforme hanno gravato in misura più pesante su alcuni gruppi e generazioni rispetto ad altre), sia in relazione a caratteristiche della domanda di lavoro (quando la dimensione, il comparto e la proprietà aziendale consente possibilità occupazionali diverse). Ciò ha contribuito ad una forte polarizzazione dei lavoratori tra standard ed atipici.&lt;br /&gt;Della ricerca Isfol colpisce comunque l'effetto delle forme di lavoro flessibile sulle generazioni più giovani: paradossale la posizione dei laureati, per cui l'atipicità incide in maniera molto più forte che per i titoli di studio inferiori.&lt;br /&gt;Qui emerge infatti come la condizione lavorativa dipendente, quando non sia permanente, tenda a venire interpretata come foriera di precarietà.&lt;br /&gt;Se mettiamo a confronto i due studi, il primo centrato sulle aziende, il secondo sui lavoratori, vediamo come sia diverso il "percepito" dai lavoratori, che dipende anche dal "vissuto" personale, rispetto alla realtà dei dati statistici del mercato nel suo complesso, in cui le percentuali di lavoratori occupati secondo lavoro "standard" sono abbastanza elevate.&lt;br /&gt;Michele Tiraboschi (in foto), direttore del Centro studi internazionali e comparati "Marco Biagi" e &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH99Q3Th17I/AAAAAAAAAKY/70xPkCvFYzk/s1600-h/tiraboschi_m21.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224031821450303410" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH99Q3Th17I/AAAAAAAAAKY/70xPkCvFYzk/s200/tiraboschi_m21.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;coordinatore dello studio Randstad, commenta: "Da una parte, le imprese faticano a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno, vuoi perchè la scuola non prepara in maniera adeguata, vuoi perchè manca un percorso di orientamento al lavoro, e non ultimo, perchè la tendenza degli ultimi anni è quella di scegliere materie umanistiche. Dall'altra parte, incidono le aspettative sociali di lavori prestigiosi e di successo, motivo per cui una serie di mestieri altrettanto importanti e ben pagati vengono snobbati. Penso, ad esempio, alla tradizione cantieristica navale del nostro Paese: molti cantieri sono costretti a chiudere perchè non trovano personale specializzato. Purtroppo, la previsione è che il 50% dei nostri studenti di oggi saràcostretto a scegliere un lavoro diverso da quello per cui ha studiato. La colpa è anche delle famiglie, che trasmettono l'idea che un giovane o diventa dirigente oppure è un fallito".&lt;br /&gt;E conclude: "Ricordiamo che la stabilità di un rapporto di lavoro è sì legata all'investimento che l'impresa fa su un lavoratore, ma, non dimentichiamolo, anche viceversa".&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;In: Espansione, giugno 2008 &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-8285660425754000936?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/8285660425754000936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=8285660425754000936' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8285660425754000936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8285660425754000936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/07/tutta-la-vita-davanti-su-giovani-e.html' title='Tutta la vita davanti? Su giovani e precariato...'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SH9-YAUqd4I/AAAAAAAAAKw/nbka0TTFsHk/s72-c/tutta+la+vita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-1952897169922542204</id><published>2008-04-23T13:33:00.010+02:00</published><updated>2008-04-23T14:53:19.225+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erasmus'/><title type='text'>ERASMUS... è ora di migrare</title><content type='html'>Ogni anno diciottomila studenti universitari riempiono le loro valigie di sogni e lasciano l'Italia per vivere un'esperienza che resterà unica nella loro vita. A permetterglielo è il programma LLP/Erasmus (Lifelong Learning Programme), che dal 1987 consente agli studenti di tutta Europa di spostarsi in un altro Paese dell'Unione a svolgere una parte degli studi.&lt;br /&gt;Ma come vivono i ragazzi questa esperienza? E cosa vanno a cercare all'estero? Cosa hanno trovato quelli che già hanno provato il brivido di vivere fuori casa in un Paese dalla lingua e dai costumi differenti dal proprio?&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8f_1_u_7I/AAAAAAAAAJw/fESXbJ5YZ44/s1600-h/Massimiliano+Bridi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192404077068091314" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8f_1_u_7I/AAAAAAAAAJw/fESXbJ5YZ44/s200/Massimiliano+Bridi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dalla Facoltà di Legge dell'Univeristà di Trento, Massimiliano Bridi (in foto a ds.) scelse di studiare per due semestri all’Università Autonoma di Barcellona: "Era l'ottobre 1999. Superate le prime difficoltà derivanti dall’uso indiscriminato dell’"itagnolo", lingua parlata in Spagna dagli studenti italiani, serguii diversi corsi in castigliano e in catalano. A Barcellona studiavamo molti casi pratici, e lo apprezzavo molto, dal momento che in Italia la maggior parte delle lezioni erano di carattere teorico".&lt;br /&gt;"Perchè ho scelto la Spagna? Forse mi attirava l'affinità con la mia cultura, forse una presunta facilità della lingua o, forse, ho semplicemente seguito il mio cuore. I due semestri infatti volarono senza che me ne accorgessi. Ma non rimasi in Italia per molto: ottenni una borsa di studio per fare ricerca per la tesi, uno studio comparato tra il sistema penale italiano e spagnolo. Quando tornai a Barcellona, decisi di non andarmene più".&lt;br /&gt;Oggi Massimiliano ha 31 anni, è iscritto all’Illustre Collegio degli Avvocati di Barcellona e lavora come avvocato in uno studio legale, in cui si occupa di diritto commerciale. "Cosa mi ha portato la mia vita spagnola? Elena, la mia compagna, e nostra figlia Sophia, nata nel dicembre 2006: siamo una famiglia linguisticamente e culturalmente eterogenea, ma molto unita".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gT1_u_-I/AAAAAAAAAKI/eWW4hyky0RY/s1600-h/Sabine+Schinzel.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192404420665475042" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gT1_u_-I/AAAAAAAAAKI/eWW4hyky0RY/s200/Sabine+Schinzel.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sabine Schinzel (a sin.), studentessa di lingue all'Università di Monaco di Baviera, aveva capito già durante un periodo di studio in Inghilterra che l'estero significava esperienza di vita. Nel 1997 ottenne un Erasmus per l'Università di Pisa e oggi insegna italiano in un liceo di Monaco.&lt;br /&gt;"Di quel periodo ricordo le differenze di metodo all'Università. In Germania per ogni corso scriviamo una tesina e siamo abituati a prendere appunti riportando solo i concetti "chiave", per ricordare le fila del discorso complessivo. Ma a Pisa gli studenti trascrivevano ogni parola del professore, usando addirittura un registratore ed imparando quasi a memoria il contenuto".&lt;br /&gt;"Mi lasciò perplessa anche il fatto che chi studiava inglese all'Università lo conoscesse male. Seguivo un corso su Virginia Woolf in lingua inglese. La professoressa finiva sempre per tradurre tutto in italiano, su richiesta esplicita degli studenti, la maggior parte dei quali studiavano persino sui testi della Woolf in lingua italiana".&lt;br /&gt;E cosa ci dice della vita privato e sociale? "Quando i genitori italiani venivano in visita, le mamme si mettevano a pulire e cucinare. In Germania sono sempre gli studenti che riordinano l'appartamento prima che arrivi mamma, per fare bella figura. In ogni caso, in Italia ho imparato a cucinare, ad essere più aperta e flessibile e ad avere un maggiore contatto fisico con le persone, come una pacca sulla spalla, cosa a cui i tedeschi non sono abituati".&lt;br /&gt;Dieci anni fa, Marco Pezzani (a ds.), studente parmigiano di Scienze Politiche all'Università di B&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8f4F_u_6I/AAAAAAAAAJo/ymsR4-z42yY/s1600-h/Marco+Pezzani.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192403943924105122" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8f4F_u_6I/AAAAAAAAAJo/ymsR4-z42yY/s200/Marco+Pezzani.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ologna, preparò le valigie per stare nove mesi all'Università di Brighton, nel Sussex. "In Inghilterra lo studente non era solo "colui che studia", ma anche colui che fa sport, si diverte, vive nel college. Anche per questo fui invogliato a partecipare al musical che l'Università stava preparando: Gentlemen Prefer Blondes. Mi assegnarono la parte dello straniero Luis. Nel campus quel musical fu un successo e per me fu un'esperienza indimenticabile".&lt;br /&gt;Oggi Marco ha 32 anni, parla inglese, francese e spagnolo e si occupa di traduzione presso il Comitato economico e sociale europeo a Bruxelles. L'Erasmus, infatti, fu solo l'inizio di un percorso: dopo la laurea, seguì uno stage al consiglio UE, poi un periodo in Spagna col programma Leonardo, quindi un master alla Sorbona di Parigi, ancora due anni alla NATO a Bruxelles, un periodo alla Commissione europea a Lussemburgo. "Ciò che davvero conta", conclude, "è la forma mentis che tali esperienze ti regalano e che ti distinguono da chi è sempre rimasto a vivere e lavorare sotto casa".&lt;br /&gt;Da Trapani, Katia Bellafiore (in foto sotto) si era trasferita a Venezia, per studiare lingue orientali. Nel 1998 fece domanda per andare cinque mesi in Finlandia. "Fin dalle medie intrattenevo una corrispondenza con una pen-friend, che durante l'Era&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8ff1_u_5I/AAAAAAAAAJg/0fghPOC-B_g/s1600-h/Katia+Bellafiore.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192403527312277394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8ff1_u_5I/AAAAAAAAAJg/0fghPOC-B_g/s200/Katia+Bellafiore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;smus incontrai a Helsinki. La difficoltà maggiore fu adattarmi alle temperature, che raggiungevano addirittura i 30° sotto zero. Di questo la vita sociale ha un po' risentito, poichè dovevamo stare spesso in luoghi chiusi. Alle lezioni eravamo in gruppi piccoli e venivamo seguiti dai docenti. Ho conosciuto gente di tutte le nazionalità: lo scambio culturale era fortissimo. Certo, il welfare state in Finlandia si sente: ci assegnarono un miniappartamento con addirittura la sauna. Ma anche il costo della vita era alto. In ogni caso, ho visto molti studenti finlandesi partire a loro volta per l'Erasmus: lì lo Stato offre molte agevolazioni a questo scopo".&lt;br /&gt;Oggi Katia, 31 anni, lavora a Milano all'ufficio marketing di Henkel: "Quell'esperienza &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gKF_u_9I/AAAAAAAAAKA/P4gzl3fH1yg/s1600-h/Rolando+Rodr%C3%ACguez+Castellano.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192404253161750482" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gKF_u_9I/AAAAAAAAAKA/P4gzl3fH1yg/s200/Rolando+Rodr%C3%ACguez+Castellano.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;mi ha giovato, perchè nel mio lavoro ho a che fare con tante persone e utilizzo tutte le conoscenze linguistiche che ho appreso allora".&lt;br /&gt;Rolando Rodríguez Castellano (a ds.) è arrivato a settembre dalla Spagna per studiare dieci mesi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. "Ho scelto l'Italia perchè è un Paese che non conoscevo, inoltre ho pensato che per uno spagnolo fosse più semplice studiare italiano. Cosa mi rimarrà di questa esperienza? Senza dubbio, la gente che ho conosciuto e i viaggi con gli amici italiani lungo la penisola. Inoltre, l'idea che si può sempre intraprendere un nuovo percorso, che si può iniziare una vita diversa ovunque e che si devono cogliere tutte le opportunità che ti si presentano".&lt;br /&gt;Quando studiava geologia a Parma, Silvia Omodeo (di fianco, in foto), 25 anni, si trasferì un semestre a Granada. Forte anche dell'esperienza positiva della sorella, che quattro anni prima aveva studiato sei mesi a Cordoba, decise di sfruttare l'opportunità per fare una tesi di ricerca. "E' stato due anni fa e sento ancora la nostalgia di quel periodo. Dopo la laurea sono a&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8giF_u__I/AAAAAAAAAKQ/7nYes0lErrY/s1600-h/Silvia+Omodeo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192404665478610930" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8giF_u__I/AAAAAAAAAKQ/7nYes0lErrY/s200/Silvia+Omodeo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ndata in Scozia per studiare inglese, ma non sentivo più la magia di quando ero studentessa Erasmus. A cosa mi è servito partire? Ad aprire i miei orizzonti, a considerare l'idea che sia possibile vivere e lavorare altrove. In ogni caso, ho intenzione di fare la geologa all'estero, dove vorrei trasferirmi col mio ragazzo appena possibile".&lt;br /&gt;Quando le chiediamo se conserva un ricordo speciale, lei risponde: "Penso a serate normalissime, in cui mi trovavo a parlare seduta sul divano o in un pub con persone diverse da me, per il modo in cui mangiano, vestono, vivono, pensano".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gE1_u_8I/AAAAAAAAAJ4/sTpe4Tg0KZE/s1600-h/Mattia+Giacinti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192404162967437250" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8gE1_u_8I/AAAAAAAAAJ4/sTpe4Tg0KZE/s200/Mattia+Giacinti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mattia Giacinti (a sin.), 23 anni, studente di architettura al Politecnico di Milano, è appena tornato da Londra, dove ha trascorso dieci mesi: "Londra offre moltissimo dal punto di vista urbanistico, proprio la mia materia di studio. L'esperienza mi è servita a 360 gradi: per la lingua, l'apertura mentale, il lavoro, i tanti amici che ho oggi e perchè ormai considero l'Inghilterra una seconda casa".&lt;br /&gt;Qualche aneddoto di quel periodo? "Ricordo il confronto con le altre culture. A cominciare dalla prima colazione: mentre io gustavo il mio caffè alle sette di mattina, il coinquilino di Bombay si mangiava un piatto di riso al curry e pollo. Anche questa è cultura!".&lt;br /&gt;A Londra Mattia ha lavorato per Luxottica e oggi si occupa di urbanistica e design. Nel suo futuro ci sono altri viaggi: "Ormai per me andare a Londra o Parigi è come prendere il treno e andare a Bologna o a Roma".&lt;br /&gt;Di studenti Erasmus ne ha visti molti Angiola Neri, Student Advisor e Councelor alla Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. "L'anno scorso una ragazza francese e un ragazzo belga che si erano conosciuti qui in Erasmus hanno festeggiato il decimo anniversario davanti al mio ufficio: oggi sono sposati e hanno dei figli!".&lt;br /&gt;E continua: "L'esperienza non si ferma quasi mai all'Erasmus. Chi lo ha vissuto, ha conosciuto una realtà da cui non vuole più allontanarsi. L'LLP è insomma il primo trampolino: dopo, questi cittadini del mondo aprono altre nuove porte fuori dalla loro Italia".&lt;br /&gt;Intanto, la Commissione Europea sta pensando di lanciare un "Erasmus professionale". Si parla di circa 3 milioni di euro per finanziare lo scambio tra giovani imprenditori e pmi già avviate di altri Paesi europei che operano nel medesimo settore, a favore di maggiori flessibilità e scambio di esperienze all’interno del mercato unico.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;In: Espansione, aprile 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-1952897169922542204?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/1952897169922542204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=1952897169922542204' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1952897169922542204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1952897169922542204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/04/erasmus-ora-di-migrare.html' title='ERASMUS... è ora di migrare'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SA8f_1_u_7I/AAAAAAAAAJw/fESXbJ5YZ44/s72-c/Massimiliano+Bridi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-327432676403906913</id><published>2008-04-04T13:37:00.005+02:00</published><updated>2008-04-04T13:54:31.913+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pomodoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='made in Italy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Competitività'/><title type='text'>Pomodoro in salsa emiliana</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YVddiLvPI/AAAAAAAAAJI/FDvnxnvN758/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185355616852098290" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YVddiLvPI/AAAAAAAAAJI/FDvnxnvN758/s320/1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Gli obiettivi sono valorizzare e promuovere la sperimentazione, la ricerca e la qualità. Ma l'Associazione del Distretto del Pomodoro da industria non intende fermarsi qui. Dopo aver dimostrato di saper promuovere il dialogo tra le parti, come testimonia l'intesa sul prezzo del pomodoro raggiunta due settimane fa tra produttori e industriali conservieri, il Distretto pensa all'ampliamento e studia una serie di progetti.&lt;br /&gt;Con un giro d’affari di oltre 500 milioni di euro ed un export orientato soprattutto verso il nord Europa, il Distretto del Pomodoro coinvolge 5.000 lavoratori, tra fissi e stagionali.&lt;br /&gt;Le aziende trasformatrici che operano nell'area sono 15: 9 a Parma, 5 a Piacenza e 1 a Cremona. Da sole hanno trasformato 1.325.367 tonnellate di pomodoro nel 2006 (Parma: 839.420 tons; Piacenza: 348.418 tons; Cremona: 137.529 tons) e 1.563.304 tonnellate nel 2007 (Parma: 925.004 tons; 463.300 tons; Cremona: 175.000 tons).&lt;br /&gt;Gli ettari coltivati a pomodoro nel distretto sono pari a 19.000. Di questi, 4.000 fanno parte della provincia di Parma, 13.000 di Piacenza e 2.000 di Cremona. Le aziende agricole coinvolte sono in tutto 800, suddivise equamente tra associate AINPO, ASIPO e COPADOR. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YVktiLvQI/AAAAAAAAAJQ/Cz7f7VcrBmQ/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185355741406149890" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YVktiLvQI/AAAAAAAAAJQ/Cz7f7VcrBmQ/s320/3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Al momento siamo in una fase di consolidamento, ma intendiamo ampliarci". A parlare è Pier Luigi Ferrari, vice presidente della Provincia di Parma e presidente dell’Associazione per il Distretto del Pomodoro. "Abbiamo già preso contatti con le province di Mantova e Lodi e nel lungo periodo vorremmo includere tutto il Nord Italia. L'intesa sul prezzo ha dimostrato l'efficacia di un contenitore in cui le parti possano dialogare: dopo una lunga trattativa, la partita si è sbloccata giusto in tempo perchè il mondo agricolo potesse programmare la semina. Inoltre, il risultato di 79,50 euro/tonnellata (+60% rispetto al 2007, ndr) come prezzo che gli industriali pagheranno ai produttori è apprezzabile, soprattutto se considerato in una logica di filiera. Stesso discorso vale per la questione del disaccoppiamento, per cui è indispensabile favorire il dialogo per trovare un giusto equilibrio".&lt;br /&gt;Intanto, il Distretto progetta una serie di iniziative volte a consolidare la qualità e a promuoverla presso le scuole ed il grande pubblico, affrontando tematiche attuali come l'uso delle risorse idriche e la compatibilità ambientale. Problemi, questi, che vanno affrontati subito se l’industria del Nord Italia vuole mantenere la propria competitività a livello mondiale, ma che non possono venire risolti da una singola impresa.&lt;br /&gt;"Tra le questioni all'ordine del giorno", riferisce Marcello Mutti, presidente dell'omonima azienda, nonchè responsabile del settore pomodoro per AIIPA, "l’utilizzo dei cascami del pomodoro. Semi e bucce possono trovare sbocco nell’alimentazione animale o nell’estrazione del licopene e nell’utilizzo della parte restante nei termovalorizzatori per la creazione di energia elettrica. Ancora, l’utilizzo dei fanghi derivanti dal lavaggio del frutto può servire sia come fertilizzante sia per creare biogas. I risparmi derivanti da un corretto funzionamento del Distretto potrebbero in parte controbilanciare i costi più bassi che talune economie emergenti possono avere al loro attivo".&lt;br /&gt;Ma la competitività, secondo Mutti, è a rischio anche sotto un altro profilo: "A fronte del prezzo contrattato della materia prima e dell'andamento del dollaro, il pomodoro californiano potrebbe diventare più competitivo del nostro e l'Italia potrebbe finire per importare sempre di più dall'estero. Mi riferisco anche alla Spagna e al Portogallo. Sulla questione avrei preferito maggiore programmazione ed una progressione più contenuta ma costante del prezzo".&lt;br /&gt;Carlo Basilio Bonizzi, dirigente del servizio Agricoltura della Provincia di Parma, descrive il Distretto come "sede della concertazione di una filiera forte, professionale, avanzata ed innovativa". "Vediamo positivamente", dice, "l'accordo sul prezzo del pomodoro, testimonianza della funzionalità del Distretto, e adottiamo un atteggiamento intelligentemente fiducioso nei confronti del disaccoppiamento".&lt;br /&gt;Proprio in forza della propria capacità di rappresentanza, il Distretto si candida a guidare la partecipazione ai bandi per investimenti disposti nell'ambito del D.M. per i contratti di filiera e di distretto approvato dal Ministero delle Politiche Agricole che prevede una dotazione di oltre 300 milioni di euro. &lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YWrNiLvRI/AAAAAAAAAJY/we_EznA98F4/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185356952586927378" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YWrNiLvRI/AAAAAAAAAJY/we_EznA98F4/s320/2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Il Distretto del Pomodoro da Industria (dati 2007)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Province coinvolte: Parma, Piacenza, Cremona&lt;br /&gt;Aziende agricole coinvolte: 800&lt;br /&gt;Ettari coltivati a pomodoro: 19.000.&lt;br /&gt;Pomodoro trasformato: 1.563.304 tonnellate&lt;br /&gt;Aziende di trasformazione: 15&lt;br /&gt;Fatturato: 500 mln di euro&lt;br /&gt;                                    Occupati: 5.000&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Agrisole n. 11 del 14/03/2008 &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-327432676403906913?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/327432676403906913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=327432676403906913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/327432676403906913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/327432676403906913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/04/pomodoro-in-salsa-emiliana.html' title='Pomodoro in salsa emiliana'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R_YVddiLvPI/AAAAAAAAAJI/FDvnxnvN758/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-8952299242459289947</id><published>2008-03-25T16:52:00.005+01:00</published><updated>2008-03-25T17:01:03.809+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Management'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bosch'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Biesse'/><title type='text'>Come diventare partner d'impresa. La fornitura globale</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-khFNiLvNI/AAAAAAAAAI4/_nfmlQEDMjg/s1600-h/foto+3+esperto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181709219682565330" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-khFNiLvNI/AAAAAAAAAI4/_nfmlQEDMjg/s320/foto+3+esperto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;Integrare per crescere. Più esattamente, integrare tecnologie e managerialità per diventare, da fornitori, veri e propri partner d’impresa. Una tendenza, questa, che si sta imponendo sempre di più tra le aziende italiane e che viene considerata ormai una vera e propria necessità.&lt;br /&gt;Sul tema abbiamo chiesto un’opinione a chi davvero se ne intende. Vincenzo Baglieri, Direttore dell’Area Produzione Tecnologica e Assistant Professor di Economia e gestione delle imprese all’Università Bocconi (foto a sinistra), spiega: “I tempi e i modi con cui si fa business sono cambiati. Anzitutto, la domanda evolve più rapidamente e le aziende contraggono i cicli di vita dei propri prodotti e servizi attraverso offerte sostitutive. Quindi, chi produce e gestisce competenze tecnologiche non può vivere in contesti organizzativi distinti da chi possiede invece le competenze per tradurre le tecnologie in prodotti e servizi”.&lt;br /&gt;Come cambia dunque il rapporto di un’azienda col proprio cliente nel momento in cui questi viene considerato un “partner”? Ancora Baglieri: “Essere partner, nei confronti dei clienti e/o dei fornitori, significa pensare che, oltre a relazioni conflittuali e negoziali, si possano intessere rapporti basati sulla collaborazione reciproca. In altre parole, significa mantenere le proprie autonomie, ma cercare insieme soluzioni di sviluppo congiunto sulla base di una fiducia tra le parti. A queste condizioni, il coinvolgimento di un cliente nell’attività di sviluppo del prodotto è un vantaggio per entrambi gli attori. Perché? Il cliente riceve la giusta innovazione ed il fornitore investe le proprie risorse nel modo migliore”.&lt;br /&gt;Che spazio avrà dunque l'integrazione di managerialità e tecnologia nella formazione dei nuovi manager? Ancora Baglieri: “Notevole, perché si tratta di un profilo professionale nuovo. Da parte nostra, attraverso la formazione manageriale che facciamo in SDA Bocconi sui temi del Technology e dell’Innovation Management, sottolineiamo sia l’urgenza di dedicare risorse alla creazione di processi aziendali finalizzati allo sviluppo dell’innovazione tecnologica in chiave strategica, sia la necessità di disegnare e dare contenuto, negli organigrammi, alla “casella” del Direttore dell’Innovazione".&lt;br /&gt;Un attore che ha già messo in pratica questo approccio è Bosch Rexroth. Leader mondiale nel &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-kgktiLvMI/AAAAAAAAAIw/8WQX1vbY_R0/s1600-h/FOTO+1.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181708661336816834" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-kgktiLvMI/AAAAAAAAAIw/8WQX1vbY_R0/s320/FOTO+1.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;settore dell’automazione industriale, solo in Italia il gruppo vanta un giro d'affari di 370 milioni di euro e un indotto di 1.500 addetti. Carlo Castagnola, Regional Manager del gruppo (foto a destra), riferisce: “Già in seguito alla fusione di Bosch e Rexroth abbiamo cercato un vantaggio competitivo nell’integrazione dei prodotti tra di loro ovvero nella strategia cosiddetta Drive &amp;amp; Control. Tuttavia, col tempo abbiamo compreso come l’innovazione non potesse limitarsi ai soli prodotti o tecnologie. Era necessario rivedere anche i processi mentali”.&lt;br /&gt;“Si è trattato di un’evoluzione naturale”, prosegue Castagnola, “aiutata naturalmente dalla disponibilità di ingredienti che avevamo nelle nostre “cucine”. Così, dal concetto di Drive &amp;amp; Control siamo giunti a quello di “fornitura globale” o, come preferisco chiamarla, di “partner d’impresa”. La novità consiste proprio nel considerare e trattare il partner di fornitura, fin dall’ideazione di un nuovo prodotto industriale, come parte attiva del processo di ottimizzazione e ingegnerizzazione. Come ha sentenziato qualcuno, “in certe aree dell’attività umana la contaminazione porta sempre a risultati positivi”. Ebbene, ora io dico: contaminiamoci”.&lt;br /&gt;Un concetto, questo, che Bosch Rexroth ha fatto proprio anche per la formazione dei nuovi manager. Obiettivo di TEC, scuola di formazione del gruppo nata in Italia nel 2003, è insegnare infatti proprio l’integrazione dell’anima tecnologica e di quella manageriale in azienda. Da un anno a questa parte, inoltre, è attivo un laboratorio a disposizione degli ingegneri con le più diverse specializzazioni, ai quali il lavoro di gruppo facilita notevolmente lo scambio e l’interazione delle rispettive specializzazioni. Novità assoluta è invece il “Centro di competenza del food &amp;amp; packaging ”, nato proprio recentemente presso il centro regionale Bosch Rexroth di Bologna con l’obiettivo di studiare le soluzioni globali di automazione anche in questo complesso settore.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-khcdiLvOI/AAAAAAAAAJA/XUSF2bTtxXo/s1600-h/FOTO+2.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181709619114523874" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-khcdiLvOI/AAAAAAAAAJA/XUSF2bTtxXo/s320/FOTO+2.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma la logica della fornitura globale contraddistingue anche Biesse, leader tra i costruttori di macchine per la lavorazione del legno e partner di Bosch Rexroth. Pietro Possenti, Responsabile Acquisti di Biesse (foto a sinistra), gruppo da 480 milioni di euro, 2.300 addetti e una quotazione a Piazza Affari al Segmento Star, illustra l’esperienza dell’azienda: “Il 2003 ha segnato per Biesse un anno critico, occasione di profonde riflessioni. E’ stato allora che abbiamo pensato, tra le altre cose, anche ad un approccio più strategico, “globale”, appunto, con i fornitori. I requisiti della “fornitura globale”? Primo: un buon terreno fertile ovvero un cliente maturo capace di saper misurare i vantaggi competitivi di un sourcing strategico, non solo sotto la forma del prezzo, ma soprattutto sotto la forma del valore. Secondo: una buona pianta ovvero un fornitore leader capace di sapersi esprimere in forma competitiva e tecnologica a qualsiasi livello. Entrambi devono avere una base comune su cui mettere in equilibrio anche i progetti più complessi, la volontà di creare e far crescere il valore nel tempo. In questo modo, la competitività non è vista più solo sul componente singolo, ma sul complessivo, non coinvolge solo la funzione acquisti, ma tutta l’azienda. I clienti si aspettano da noi competitività e innovazione tecnologica e, in un contesto come questo, l’integrazione diventa fondamentale”.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-8952299242459289947?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/8952299242459289947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=8952299242459289947' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8952299242459289947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8952299242459289947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/03/come-diventare-partner-dimpresa-la.html' title='Come diventare partner d&apos;impresa. La fornitura globale'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R-khFNiLvNI/AAAAAAAAAI4/_nfmlQEDMjg/s72-c/foto+3+esperto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2164058745234745863</id><published>2008-02-21T12:40:00.004+01:00</published><updated>2008-02-21T12:50:05.153+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Artoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Flessibilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Delzìo'/><title type='text'>Artoni e Delzìo: la flessibilità è un'opportunità</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R71jp_JxqDI/AAAAAAAAAIg/HcGl8l9D4sw/s1600-h/P2190019.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169397520269420594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R71jp_JxqDI/AAAAAAAAAIg/HcGl8l9D4sw/s200/P2190019.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;In un Paese che non premia il merito e in cui la politica non sa ascoltare i giovani, trentenni e quarantenni possono salvarsi solo se sapranno cogliere le opportunità in qualunque luogo esse si presenteranno. E' un pensiero condiviso da Anna Maria Artoni, Presidente di Confindustria Emilia-Romagna, e Francesco Delzìo, direttore dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonchè autore del libro "Generazione Tuareg. Giovani, flessibili e felici" (ed. Rubbettino).Proprio in occasione della presentazione del volume martedì a Reggio Emilia, Artoni, che non si candiderà alle prossime politiche, ma che proseguirà nel proprio impegno aziendale e confindustriale, ha spiegato: «La flessibilità è la vera sfida. Il volume di Delzìo rovescia l'approccio, mettendo al centro le opportunità e non i problemi. Io stessa mi ritrovo in questa generazione e sostengo fermamente la necessità di investire sui meriti ovvero su un welfare che crei opportunità. Come? Per esempio, aiutando le donne a lavorare e i giovani ad entrare più rapidamente nel mercato del lavoro. Non è un problema se si cambia: è un problema se le opportunità non ci sono». Delzìo ha distinto tra flessibilità positiva e negativa: «Da dieci anni a questa parte ci concentriamo in modo maniacale sulla legislazione sul lavoro. Ma questo dibattito è stato sovradimensionato rispetto al vero problema". Perché in Germania, Francia o Inghilterra i giovani ricevono finanziamenti dalle banche "solo" se presentano una buona idea di impresa e a fronte di un ottimo curriculum scolastico, a prescindere dalla famiglia di provenienza e dalle garanzie che possono fornire? Perchè lì la banca fa da imprenditore e investe con la propria quota di rischio. Questo in Italia ancora non esiste. Vale a dire che "&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R71krfJxqEI/AAAAAAAAAIo/qwOLQ4M0IZY/s1600-h/P2190013.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169398645550852162" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R71krfJxqEI/AAAAAAAAAIo/qwOLQ4M0IZY/s320/P2190013.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;non esiste la flessibilità positiva». In un sistema basato sulla meritocrazia, un lavoratore che produce cinque ed un lavoratore che produce dieci non verrebbero pagati esattamente allo stesso modo. Ciò accade invece nella nostra pubblica amministrazione, e ancor di più nel sistema universitario, «poiché abbiamo costruito un sistema in cui non esistono gli strumenti per premiare chi merita e per sanzionare chi non merita o chi si macchia di gravi negligenze». Ebbene, la generazione di trentenni e quarantenni, inascoltata dalla politica, che vorrebbe cambiare l'Italia dal basso, come dovrebbe muoversi? Risponde Delzìo: «Cogliendo tutte le opportunità laddove esse siano, abbandonando l'idea dell'Università e/o del posto di lavoro sotto casa, cercando di cogliere le opportunità in qualsiasi posto del mondo esse si presentino e cercando di portare in Italia il meglio di ciò che avviene in tutto il resto del mondo».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Il Sole 24 Ore on line &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Leggi l'articolo su &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/02/artoni-delzio-flessibilita.shtml?uuid=ff3ec93c-dfa3-11dc-b27b-00000e251029&amp;amp;DocRulesView=Libero"&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2164058745234745863?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2164058745234745863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2164058745234745863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2164058745234745863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2164058745234745863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/02/artoni-e-delzo-la-flessibilit.html' title='Artoni e Delzìo: la flessibilità è un&apos;opportunità'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R71jp_JxqDI/AAAAAAAAAIg/HcGl8l9D4sw/s72-c/P2190019.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-8008423512241467646</id><published>2008-02-12T11:01:00.000+01:00</published><updated>2008-02-12T11:12:24.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Agropark'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria Parma'/><title type='text'>Agropark: così Parma esporta un distretto in India</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7FwlPJxp-I/AAAAAAAAAH0/1xD2YiJMF1E/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166034032595675106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7FwlPJxp-I/AAAAAAAAAH0/1xD2YiJMF1E/s200/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Se un distretto è di qualità, perché non esportarlo per intero? Se fino a poco tempo fa era solo un'idea, dopo la firma del Memorandum of understanding a New Delhi da parte del ministro per le politiche agricole e forestali, Paolo De Castro, e del suo omologo indiano, Sharad Pawar, la creazione di un Agropark italiano in India è quasi realtà.&lt;br /&gt;Il progetto, partito da un'idea dell'Unione parmense degli industriali, prevede la realizzazione entro diciotto mesi di un vero e proprio distretto industriale, dedicato al settore della trasformazione agroalimentare, dove verranno ottimizzate tutte le componenti della supply chain, dalla fase iniziale di coltivazione fino a quella finale della distribuzione, al consumo. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7Fwp_Jxp_I/AAAAAAAAAH8/NJg8WXrP5e0/s1600-h/DeCastro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166034114200053746" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7Fwp_Jxp_I/AAAAAAAAAH8/NJg8WXrP5e0/s200/DeCastro.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Come ha riferito il ministro De Castro (foto da: &lt;a href="http://www.politicheagricole.com/"&gt;www.politicheagricole.com&lt;/a&gt;), "i settori della trasformazione, distribuzione e vendita al dettaglio dei prodotti agroindustrali rappresentano una delle maggiori opportunità per le aziende italiane in India". Qui, infatti, l'industria di trasformazione non solo è inadeguata rispetto alla domanda crescente di consumi alimentari, ma non valorizza abbastanza i propri prodotti con il valore aggiunto rappresentato dalle fasi di trasformazione, confezionamento e incorporazione di servizi.&lt;br /&gt;Cesare Azzali, direttore dell’Unione parmense degli Industriali, di ritorno dalla missione in India al seguito della delegazione italiana, spiega: “La novità consiste nell'integrare in loco l'imprenditorialità italiana e quella indiana. Come? Facendo conoscere in India i nostri standard produttivi e di sicurezza, nonchè il know how italiano. Quindi, nell'Agropark saranno presenti aziende gestite da imprenditori italiani, imprenditori indiani o guidate in joint venture. Un palazzo ospiterà uffici commerciali per quelle aziende che non saranno presenti direttamente con un loro stabilimento".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7Fwu_JxqAI/AAAAAAAAAIE/XN4cKorAMhE/s1600-h/india.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166034200099399682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7Fwu_JxqAI/AAAAAAAAAIE/XN4cKorAMhE/s200/india.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La produzione sarà diretta sia al mercato indiano, sia ai Paesi limitrofi. Per ora Europa e Stati Uniti restano esclusi per via della regolamentazione che riguarda i prodotti alimentari e che per gli indiani resta ancora severa e complicata. "Ma proprio per questo", continua Azzali, "è in progetto anche una stazione sperimentale, che fungerà da sistema di controllo e che proporrà corsi di formazione per personale interno e personale esterno pubblico”.&lt;br /&gt;Berchi Group, produttore di macchinari per l’imbottigliamento, con un giro d’affari di 37 milioni di euro, 130 addetti e una quota export del 90%, è una delle aziende che hanno aderito al progetto dell'Agropark. Giovanni Gallinari, responsabile dello sviluppo commerciale, riferisce: “E’ nostro interesse trovare una partnership tecnico-commerciale in India, sia per sviluppare tecnologie e utilizzarle in modo più economico di quelle europee, sia per produrre macchinari e componenti per il mercato indiano e i Paesi limitrofi. Un’iniziativa come l’Agropark ci aiuterebbe in questa sfida”.&lt;br /&gt;Con le sue 2.200 imprese e i suoi 24.000 addetti, il distretto agroalimentare di Parma farà da apripista per questo esperimento innovativo, tuttavia, l'invito è esteso a tutte quelle imprese italiane che desiderano farne parte.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Agrisole, 1-7 febbraio 2008&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-8008423512241467646?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/8008423512241467646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=8008423512241467646' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8008423512241467646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8008423512241467646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/02/agropark-cos-parma-esporta-un-distretto.html' title='Agropark: così Parma esporta un distretto in India'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R7FwlPJxp-I/AAAAAAAAAH0/1xD2YiJMF1E/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-1878556372351499613</id><published>2008-02-06T13:19:00.002+01:00</published><updated>2008-02-14T12:30:44.762+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Management'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nanotecnologie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uniheat'/><title type='text'>Se il professore diventa manager</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmK-KoxPI/AAAAAAAAAHc/KSBg80k0GOs/s1600-h/MARCO+MARENGO.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163841155173500146" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmK-KoxPI/AAAAAAAAAHc/KSBg80k0GOs/s200/MARCO+MARENGO.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se il problema sono i fondi scarsi per la ricerca e i pochi posti di ruolo, allora la soluzione è che sia proprio l'Università a varare la propria società.&lt;br /&gt;Accade a Bergamo, dove un gruppo di ricercatori ha fondato Uniheat, il primo spin-off accademico d'ingegneria dell'Università, che si occupa di servizi di alta consulenza tecnico-scientifica e si rivolge alle imprese nel campo della termodinamica (&lt;a href="http://www.uniheat.it/"&gt;http://www.uniheat.it/&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;"In pratica", spiega il presidente, nonchè professore associato di Fisica tecnica alla Facoltà di Ingegneria, Marco Marengo (in foto a destra), "utilizziamo le nostre competenze come business. Quello che abbiamo sviluppato è un know-how molto interessante anche per le aziende. Per i nostri migliori allievi non abbiamo posti fissi all’interno dell’Università. E dopo che li formiamo magari per 4/5 anni, poi rischiamo di perdere la formazione spesa. Uniheat non intende limitarsi alla sola consulenza, che sarebbe stata comunque possibile con contratti conto terzi all’Università. Al contrario, intende proprio entrare nel mercato, grazie al nostro lavoro di progettazione, simulazione numerica, prototipazione e vendita di sistemi termici".&lt;br /&gt;Uniheat conta come socio promotore sulla company Nanto Nanotechnology Transfer Organization, società di Trieste specializzata nel trasferimento tecnologico e nelle nanotecnologie. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmV-KoxQI/AAAAAAAAAHk/ElOQ-jLzMAg/s1600-h/ROBERTO+CAFAGNA.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163841344152061186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmV-KoxQI/AAAAAAAAAHk/ElOQ-jLzMAg/s200/ROBERTO+CAFAGNA.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Roberto Cafagna, amministratore delegato di Nanto (in foto a sinistra), spiega: "Il gruppo di ricerca di Bergamo ci ha contattato per far parte di Uniheat. Dunque, come soci fondatori ci occuperemo non solo dello sviluppo progettuale su nanotecnologie, ma anche del business development e della commercializzazione di servizi e prodotti. Con questo progetto intendiamo avviare delle joint venture e vogliamo crescere dal punto di vista del servizio in ambito internazionale”.&lt;br /&gt;A differenza di Universoft, spin-off universitario sui temi dell'ingegneristica nato nel 2006 in cui l'Università di Bergamo detiene quote di partecipazione, Uniheat è volutamente uno spin-off accademico. Vale a dire che l'Università mette a disposizione i servizi per sostenere l’attività del gruppo, ma non detiene quote di partecipazione. Che sono suddivise invece tra i ricercatori: oltre al professor Marengo, che ha assunto la carica di presidente, figurano anche gli ingegneri Stefano Zinna, direttore tecnico, Simona Tonini, e Stefano Dall'Olio. Al Team di business developer Nanto fa capo il restante 25%. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmleKoxRI/AAAAAAAAAHs/ZbOLeRN-HLc/s1600-h/Alberto+Castoldi.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163841610440033554" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmleKoxRI/AAAAAAAAAHs/ZbOLeRN-HLc/s200/Alberto+Castoldi.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alberto Castoldi, rettore dell’Università di Bergamo (in foto a destra), che ha siglato la convenzione proprio pochi giorni fa, commenta: “Si tratta di un segnale importante che in questo modo l’Ateneo dà sia nei confronti del proprio territorio, sia nell’ambito nazionale come dimostrazione di ulteriore competitività, dal momento che lo spin-off si occupa di tecnologie così complesse ed innovative come le nanotecnologie”.&lt;br /&gt;In particolare, la “start-up company” si occuperà di cinque ambiti principali: consulenza ingegneristica nel settore delle simulazioni termiche dei sistemi complessi (aeronautica, spazio, difesa, settore navale); progettazione di componenti termici e termo/meccanici; consulenza abbinata alla distribuzione di software ingegneristici; stesura di progetti tecnico-scientifici per le imprese in ambito nazionale ed europeo; consulenza abbinata alla vendita di tubi di calore.&lt;br /&gt;Al momento, Uniheat, con sede operativa a Dalmine, in provincia di Bergamo, e sede legale a Trieste, ha in cantiere già due progetti ingegneristici: l’uno con Bm Mobili in plastica di Bagnatica e l’altro con la Carlo Gavazzi Spazio di Milano. Inoltre ha avviato le procedure per l’insediamento al Kilometro Rosso, il parco scientifico e tecnologico che ospita aziende, centri di ricerca, laboratori e attività di produzione hi-tech, per poter avere uno spazio proprio.&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Panorama Economy, gennaio 2008&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-1878556372351499613?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/1878556372351499613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=1878556372351499613' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1878556372351499613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1878556372351499613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/02/il-professore-diventa-manager.html' title='Se il professore diventa manager'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R6mmK-KoxPI/AAAAAAAAAHc/KSBg80k0GOs/s72-c/MARCO+MARENGO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2637130156968871154</id><published>2008-01-11T13:12:00.000+01:00</published><updated>2008-01-11T13:36:45.696+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Padoa-Schioppa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bamboccioni'/><title type='text'>Bamboccioni ...</title><content type='html'>Il concetto non era nuovo. Tuttavia, l'espressione colorita usata da Tommaso Padoa-Schioppa, "mandiamo i bamboccioni fuori di casa", ha fatto discutere per giorni la stampa nazionale. Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro si stava riferendo all’aiuto di 1.000 euro, previsto in Finanziaria, per i giovani che intendono prendere un appartamento in affitto. E questo ci riporta diritti&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dfu9wTXMI/AAAAAAAAAHE/5MzOzvoCO1k/s1600-h/padoa-schioppa3-thumb.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154193559004601538" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dfu9wTXMI/AAAAAAAAAHE/5MzOzvoCO1k/s200/padoa-schioppa3-thumb.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; al cuore del problema.&lt;br /&gt;Come nascono questi "bamboccioni"? Da una mentalità tutta "italiana" che vuole i nostri giovani perenni coinquilini di mamma e papà per pura convenienza, mammoni e privi di spirito di sacrificio? Oppure da una politica che fa pagare i conti proprio ai più giovani, costretti a vivere di lavoro precario e mal pagato, di affitti astronomici, di agevolazioni statali completamente inesistenti? Oppure da entrambe le cose? Ma allora: viene prima lo Stato o il "bamboccione"? (foto a sin. da: &lt;a href="http://www.vivicorato.it/"&gt;http://www.vivicorato.it/&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Monica Campagnoli, assegnista di ricerca in storia contemporanea all’Università di Bologna, sede di Forlì, racconta: “Non ero bambocciona a 20 anni e sono costretta ad esserlo oggi, a 36. Perchè? Mi trovo a lavorare da otto anni all'Università come precaria, senza contributi, senza sapere se alla scadenza del mio attuale contratto questo mi sarà rinnovato o se dovrò cercarmi tutt'altro lavoro".&lt;br /&gt;"Sono andata a vivere da sola a Bologna a 22 anni. Mio padre mi disse che avrebbe continuato a pagarmi l'Università, ma non i bisogni che comportava la mia scelta di trasferirmi: all'affitto, al cibo e al resto ci avrei pensato io. E così ho fatto, grazie a borse di studio e lavoretti occasionali. Ho diviso l'appartamento con studenti che cambiavano ogni sei/dodici mesi. Cosa mi ha portato questa esperienza? Ho imparato a dire no, a decidere da sola, a diventare ciò che sono oggi, una persona forte e matura".&lt;br /&gt;"&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4deHdwTXLI/AAAAAAAAAG8/3aHXuulyBAk/s1600-h/bamboccioni_maxi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154191780888140978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4deHdwTXLI/AAAAAAAAAG8/3aHXuulyBAk/s320/bamboccioni_maxi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tuttavia, la mia condizione dopo tutti i sacrifici", continua Monica, "è ingiusta: oggi sono iscritta alla categoria dei "bamboccioni senior". Vale a dire, ad oggi, con otto anni di esperienza maturata all'interno dell'Università e dopo molte fatiche, mi viene negato l'accesso al posto fisso da ricercatore. Si preferisce infatti inserire quelli che saranno i precari di domani invece di dare certezze a quelli di oggi. In altre parole: per lo Stato non sono nessuno. Oggi capita che debba ricorrere alla mia famiglia d'origine, perchè non arrivo alla fine del mese. Io temo che abbiamo completamente bucato una generazione: oggi manca lo spirito di sacrificio, e questo lo dobbiamo a noi stessi. Ma se questi giovani sapessero che c'è l'occasione, allora uscirebbero di casa più facilmente. Si parla sempre dell'estero, ma non perchè l'erba del giardino è sempre più verde. Perchè sarebbe un incentivo morale e materiale se lo Stato intervenisse agevolando sul serio quei ragazzi che vogliono uscire di casa per studiare e continuando ad agevolarli una volta pronti ad entrare nel mondo professionale. Io dico: aiutiamo per davvero questi giovani e riformiamo il mondo delle professioni!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Gherpelli ha vissuto fino a 24 anni a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, frequentando l'istituto tecnico e gli studi di ingegneria. Quando gli domandiamo il perché di questa scelta, ci risponde: “La Facoltà era vicino a casa e la maggior parte dei miei amici si era iscritta ad ingegneria". A questo punto si darebbe ragione a tutti i Padoa Schioppa del mondo, se non fosse che oggi Gherpelli è un attore di teatro abituato a calcare le scene dei principali palcoscenici italiani. (Foto a ds da &lt;a href="http://www.panorama.it/"&gt;http://www.panorama.it/&lt;/a&gt;). &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dg-NwTXNI/AAAAAAAAAHM/9mUqnkDX8Mg/s1600-h/normal_bamboccioni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154194920509234386" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dg-NwTXNI/AAAAAAAAAHM/9mUqnkDX8Mg/s200/normal_bamboccioni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“La molla che mi ha fatto lasciare casa, famiglia e amici a 24 anni per trasferirmi nella capitale è stata una presa di coscienza graduale. Ho capito quello che volevo essere ed ho compiuto una scelta. Certo, ha fatto diversi sacrifici, oggi sono un freelance, non lavoro in una compagnia stabile e può accadere di lavorare a due spettacoli insieme come a nessuno. Ma quando torno a casa, ritrovo coetanei che abitano ancora con i genitori, dormono nella cameretta decorata con i poster di Rambo, dove magari portano anche la ragazza. Tutto questo, dopo i 30 anni, è piuttosto innaturale”.&lt;br /&gt;Ma allora di chi è la responsabilità? I cliché sull’Italia all’estero parlano di mamme troppo protettive, di giovani troppo viziati, di sindrome di Peter Pan e di famiglie che tutto permettono ai propri figli. Risponde Gherpelli: “Temo che si tratti anzitutto di responsabilità individuale: oggi i giovani mancano del coraggio di seguire i propri sogni, e così non diventano nessuno, restando solo i figli dei propri genitori. Ma per cambiare questa mentalità, è indispensabile offrire una sicurezza che i giovani italiani di oggi non hanno. Questa responsabilità appartiene solo alle istituzioni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro esempio può far riflettere. Rossella Cucco, 31 anni, è nata e cresciuta in una paesino di 4.000 abitanti, Sogliano Cavour, in provincia di Lecce. “Ho sempre sognato di viaggiare, di vivere autonoma e indipendente, di conoscere altre culture. Ho seguito il mio istinto, che mi ha portato a studiare lingue orientali a Venezia, a trascorrere tre mesi in Cina a 21 anni, un semestre in Germania e a fare un corso di specializzazione di sei mesi a Milano. Dopo aver lavorato due anni in un'agenzia di comunicazione, sentivo che la mia voglia di internazionalità non era completamente appagata. Così, ho fatto domanda di tirocinio al Consiglio Europeo di Strasburgo, dove sono rimasta a lavorare tre mesi. Nel frattempo, a Milano, Mattel ha risposto all'invio di un mio curriculum".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dhs9wTXOI/AAAAAAAAAHU/VOkYkzBvIB4/s1600-h/screenshotoy0.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154195723668118754" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dhs9wTXOI/AAAAAAAAAHU/VOkYkzBvIB4/s200/screenshotoy0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Oggi Rossella è felicemente sposata e, dopo una nuova esperienza ad AMD, sta valutando di aprire un'attività propria. "Sono convinta", conclude, "che lo Stato e la politica abbiano le proprie responsabilità sul disagio dei giovani in ambito lavorativo. Tuttavia, credo anche che volere sia potere e che i miei coetanei possano comunque costruire qualcosa anche nel proprio piccolo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabio Pessina, originario di Agrate, in provincia di Milano, a 29 anni desiderava conquistarsi la propria indipendenza e così scelse di trasferirsi in un appartamento pagando l'affitto. "Lavoravo in ST-Microelectronics da otto anni e potevo permettermi un affitto. I primi tempi mi sono sentito un po' spaesato, soprattutto perchè alla sera non c'era nessuno in casa a cui raccontare la mia giornata, ma poi mi sono adattato".&lt;br /&gt;Continua Pessina: "Penso che spesso chi esce di casa lo faccia costretto dal lavoro. Credo che gli ingredienti fondamentali manchino un po' tutti e due: la volontà del singolo e gli aiuti da parte dello Stato. Mi spiego. L'immaturità gioca la sua parte: nel mio giro di conoscenti, ad esempio, uno solo su sei è andato ad abitare da solo. Manca la voglia della sfida, mentre attira avere la "pappa pronta". In ogni caso, l'Italia investe troppo poco su di noi. Manca la volontà politica di migliorare, e intanto gli altri Paesi vanno avanti e noi stiamo arrancando, con fatica".&lt;br /&gt;Insomma, pare che di giovani che si mettono in gioco e cercano la propria strada ce ne siano ancora. E sono proprio il contrario dei "bamboccioni". Non tutto è perduto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In: Espansione, novembre 2007&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2637130156968871154?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2637130156968871154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2637130156968871154' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2637130156968871154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2637130156968871154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2008/01/bamboccioni.html' title='Bamboccioni ...'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R4dfu9wTXMI/AAAAAAAAAHE/5MzOzvoCO1k/s72-c/padoa-schioppa3-thumb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5583663854436879527</id><published>2007-12-14T10:31:00.000+01:00</published><updated>2007-12-14T10:34:27.007+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pistorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ricerca'/><title type='text'>Ricerca: obiettivo 3 per cento per il 2015</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2JNskUiXOI/AAAAAAAAAGs/glRLxms4jZI/s1600-h/PC120020.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143759152469925090" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2JNskUiXOI/AAAAAAAAAGs/glRLxms4jZI/s320/PC120020.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Nel 2015 la percentuale del Pil destinata alla ricerca in Italia potrà raggiungere quota 3%. Questa la previsione che Pasquale Pistorio, vicepresidente di Confindustria per l'Innovazione e la Ricerca, ha espresso in occasione della tavola rotonda promossa mercoledì a Modena dall'Acri, associazione di fondazioni e casse di risparmio. E intanto, come ha ricordato il ministro dell'Università, Fabio Mussi, la Finanziaria 2008 si prepara a stanziare 10 milioni di euro di incentivazione fiscale per le fondazioni che investono in ricerca. «I fondi destinati alla ricerca in Italia -ha commentato Pistorio- sono attualmente pari all'1,1% del Pil. Un dato allarmante se pensiamo che solo la Cina vi destina l'1,4% del proprio prodotto interno lordo». Sul fronte della spesa privata, il sistema dimensionale dell'impresa italiana e la mancanza dell'aspetto di trascinamento da parte dello Stato sono fattori di debolezza che vanno risolti. Come? Risponde Pistorio: «Facendo crescere le imprese e mutandone la caratterizzazione settoriale laddove quel settore fosse maturo anche in termini di ricerca. Inoltre, aumentando i trasferimenti dello Stato in materia». L'ambizione di raggiungere il traguardo dell'1,4% del Pil nel 2009 e quello del 3% nel 2015 nasce concretamente da un pacchetto di misure proposto da Confindustria e in gran parte recepito dalla nuova Finanziaria. Tra i provvedimenti, l'aumento dal 15% al 40% del credito d'imposta automatico per quelle imprese che danno avvio a progetti di ricerca in collaborazione con l'Università e il sostegno alle start up innovative, con esonero dagli oneri speciali per ricercatori (8 anni) e dipendenti (3 anni). Questa seconda misura è per il momento limitata al meridione, «ma ci auguriamo che venga estesa all'intero Paese». Nel corso della tavola rotonda, il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, ha annunciato l'avvio di un progetto in collaborazione tra diverse Fondazioni nel settore &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2JN4UUiXPI/AAAAAAAAAG0/BE9NyC3-OIo/s1600-h/PC120021.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143759354333388018" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2JN4UUiXPI/AAAAAAAAAG0/BE9NyC3-OIo/s320/PC120021.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;agroalimentare e la promozione di un fondo chiuso «che investirà in progetti di joint venture tra Università e imprese nei settori della biomedicina, scienza dei materiali, agro-food e tecnologie energetico-ambientali». Nel 2006 le risorse messe a disposizione dalle Fondazioni di origine bancaria a favore della ricerca sono aumentate del 20%, attestandosi complessivamente su una cifra pari a 171,1 milioni di euro a fronte di 1.539 iniziative. Il settore supportato maggiormente dalle Fondazioni è stato quello della ricerca e sviluppo in campo medico, con 330 erogazioni pari a 50,7 milioni di euro (+51,7% rispetto al 2005). Seguono la ricerca sperimentale nel campo delle scienze naturali e tecnologico (47,5 milioni di euro) e le scienze sociali (11,5 milioni di euro).&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;In: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/12/ricerca-2015-pil-destinato.shtml?uuid=11084ab2-a98a-11dc-bb6c-00000e25108c&amp;amp;DocRulesView=Libero&amp;amp;area=apertura"&gt;Il Sole 24 Ore - Economia e Lavoro&lt;/a&gt;, 13 dicembre 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5583663854436879527?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5583663854436879527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5583663854436879527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5583663854436879527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5583663854436879527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/12/ricerca-obiettivo-3-per-cento-per-il_14.html' title='Ricerca: obiettivo 3 per cento per il 2015'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2JNskUiXOI/AAAAAAAAAGs/glRLxms4jZI/s72-c/PC120020.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-3685926647158378416</id><published>2007-12-13T17:22:00.000+01:00</published><updated>2007-12-13T19:06:50.296+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ASFOR'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Università'/><title type='text'>Le Corporate Universities in Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fp6FY5aVI/AAAAAAAAAGM/esdzJBEPEZw/s1600-h/122.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143508696033749330" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fp6FY5aVI/AAAAAAAAAGM/esdzJBEPEZw/s320/122.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il management entra in aula. Anche in Italia. Per imparare la gestione dei cambiamenti, le tecniche di leadership, i segreti della comunicazione, il team building, il training management, soluzioni di marketing, finanza, nuove tecnologie e moltissime altre discipline volte a promuovere l’eccellenza di un’impresa.&lt;br /&gt;Si chiamano Corporate Universities, sono made in USA, pioniere furono aziende come Motorola, General Electric e Oracle. (Foto da: &lt;a href="http://www.glresources.com/"&gt;http://www.glresources.com/&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quindi vennero importate in Europa, ad esempio nella tedesca Volkswagen, e poi al di qua delle Alpi lo applicarono colossi come Tim, Eni, Stm, Fiat ed Enel.&lt;br /&gt;Il loro scopo: implementare sistemi di apprendimento per creare vantaggi competitivi, accelerare l’execution delle strategie, incentivare il cambiamento, valorizzare le risorse umane. Oggi, la sfida della formazione manageriale si può vincere grazie alla disponibilità delle metodologie più all’avanguardia: dall’e-learning all’action learning, all’outdoor, al coaching, oltre alla più classica aula.&lt;br /&gt;In Italia la situazione generale delle Corporate Universities è poco esplorata. Ad oggi non esiste ancora un censimento aggiornato. Gli esperti parlano di una ventina di scuole. Tuttavia, trattandosi di un fenomeno in continua evoluzione, e vista la morfologia della struttura produttiva del nostro Paese, caratterizzata da un’alta percentuale di imprese piccole e medie, è realistico mantenere su questa cifra un certo margine di riserbo.&lt;br /&gt;Tanto più che le società di formazione non dispongono solo di personale interno, ma si avvalgono anche di società di consulenza esterne, università e business school. Senza considerare, poi, che, in presenza di multinazionali operanti in Italia, il centro di apprendimento è situato per lo più presso il quartier generale dell’azienda madre.&lt;br /&gt;Per saperne di più, nel 2004 ASFOR, Associazione Italiana per la Formazione Manageriale, ha pubblicato una ricerca su 25 scuole interne di formazione. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fy91Y5aXI/AAAAAAAAAGc/LwkpqXSNodo/s1600-h/1232.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143518656062908786" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fy91Y5aXI/AAAAAAAAAGc/LwkpqXSNodo/s320/1232.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dall’indagine è emerso che tutte le scuole erogano formazione manageriale, l’80% sviluppa anche azioni di consulenza e progettazione e il 64% svolge attività di networking. L’88% delle scuole esaminate fa formazione professionale e il 52% richiede anche azioni di orientamento dei neoassunti.&lt;br /&gt;Quanto all’offerta formativa, il 96% delle scuole intervistate organizza i programmi trasversalmente alle business unit aziendali. Il 92% dichiara di avere programmi formativi per i neoassunti, mentre il 72% afferma di offrire interventi agli alti potenziali. Per il 70% i destinatari dell’offerta sono i dipendenti dell’azienda. Solo pochi casi prevedono di rivolgere i corsi anche ad un sistema di clienti esterni.&lt;br /&gt;Tra i contenuti, in testa si posizionano tematiche come finanza/amministrazione, marketing e vendite, organizzazione e risorse umane. Quindi seguono i temi dello sviluppo del prodotto/project management, dell’information technology e dei metodi di management.&lt;br /&gt;Come riferisce il segretario generale di ASFOR, Mauro Meda, “nel 2006 è stato attivato un gruppo di lavoro sul tema Corporate University e knowledge management che vede il &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fe-tQztdI/AAAAAAAAAGE/EYsnuXv8VGw/s1600-h/Vergeat.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143496680828810706" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fe-tQztdI/AAAAAAAAAGE/EYsnuXv8VGw/s200/Vergeat.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2FeQ9QztcI/AAAAAAAAAF8/bzGzkyl5JPo/s1600-h/Vergeat.jpg"&gt;&lt;/a&gt;coinvolgimento delle più importanti realtà italiane sotto il coordinamento del consigliere ASFOR e amministratore delegato di ISVOR Fiat, Marco Vergeat” (in foto a fianco). Nel 2006 l’Associazione ha realizzato la seconda edizione dell’indagine “Osservatorio Learning Internazionale”, attraverso cui si stanno monitorando le scelte operate nel campo dello sviluppo manageriale da grandi gruppi internazionali.&lt;br /&gt;Isvor Fiat, società di formazione del Gruppo Fiat, eroga oltre 16.000 giornate di formazione e addestramento, in aula e on the job. Marco Vergeat, amministratore delegato, spiega: “Negli ultimi due anni sono nate diverse Corporate Universities: quella del Gruppo Generali, Barilla, Seat Pagine Gialle, Illy, Unicredit. Le missioni possono riguardare il supporto all’integrazione culturale e allo sviluppo della leadership del management, a fronte di processi di acquisizione e sviluppo internazionale. Oppure si assume come priorità la diffusione tra i dipendenti del know-how sui prodotti e sui principali processi dell’azienda. In ogni caso, tutte le Corporate Universities oggi puntano ad avere network eccellenti per la formazione, fatti sia di manager ed esperti interni all’azienda stessa, sia di soggetti esterni, come società di consulenza, università e business school”.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fq8lY5aWI/AAAAAAAAAGU/X-GjxQp4rsI/s1600-h/123.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143509838495050082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fq8lY5aWI/AAAAAAAAAGU/X-GjxQp4rsI/s320/123.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Risale al 1999 la fondazione di Sfera, Società del gruppo Enel (foto: &lt;a href="http://www.sfera.it/"&gt;http://www.sfera.it/&lt;/a&gt;). Il consigliere di amministrazione responsabile dello sviluppo risorse umane della società e consigliere ASFOR, Maurizio Di Fonzo, spiega: “University Enel si caratterizza per due aspetti. Il primo è la focalizzazione sulla fascia più giovane della popolazione aziendale. Il secondo è il forte collegamento con gli obiettivi strategici dell’azienda che, in questi anni, per noi significano eccellenza operativa, orientamento al mercato e internazionalizzazione. Ciò ha determinato la nascita di un polo di cross cultural management, che avrà il compito di gestire i processi di integrazione culturale del Gruppo”.&lt;br /&gt;A parte questi ed altri esempi eccellenti di Università aziendali attive nel nostro Paese, tuttavia, non si può nascondere un certo ritardo dell’Italia rispetto agli Stati Uniti e, in misura minore, all’Europa nel settore. Continua Di Fonzo: “Il ritardo con cui il nostro Paese ha recepito l’importanza di alcuni aspetti legati al profilo professionale delle persone, troppo spesso focalizzato quasi esclusivamente sulle hard skills, ha determinato probabilmente un rallentamento nella percezione e valorizzazione delle cosiddette “competenze soft”. Ma da qualche tempo diverse aziende hanno compreso il valore aggiunto che una Corporate University porta ad un’azienda. Essa è in grado di indirizzare i processi di crescita dei dipendenti, perseguendo l’eccellenza nella ricerca e nello sviluppo di competenze professionali e manageriali chiave. Inoltre, garantisce quella straordinaria flessibilità che consente di disegnare e modificare i diversi progetti a seconda del variare delle esigenze aziendali”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In: Espansione, aprile 2007&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-3685926647158378416?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/3685926647158378416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=3685926647158378416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/3685926647158378416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/3685926647158378416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/12/le-corporate-universities-in-italia.html' title='Le Corporate Universities in Italia'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R2Fp6FY5aVI/AAAAAAAAAGM/esdzJBEPEZw/s72-c/122.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-6888847046059105758</id><published>2007-12-11T11:01:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T18:01:46.748+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fondazione Biagi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria Ceramica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ricerca'/><title type='text'>Fondazioni: cresce l'impegno per la ricerca</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15hN9QztUI/AAAAAAAAAEo/LDk5ws2uSv8/s1600-h/logo_fondazione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142654716914939202" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15hN9QztUI/AAAAAAAAAEo/LDk5ws2uSv8/s320/logo_fondazione.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani alle ore 15 presso la Fondazione Marco Biagi si terrà a Modena la tavola rotonda "Fondazioni: cresce l'impegno per la ricerca", organizzata dall'Acri in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi: &lt;a href="http://www.fmb.unimore.it/"&gt;http://www.fmb.unimore.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.acri.it/7_even/7_even0039.asp"&gt;http://www.acri.it/7_even/7_even0039.asp&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca è il futuro. Da essa dipendono lo sviluppo economico e la qualità della vita delle persone. In questi anni le Fondazioni di origine bancaria hanno accresciuto il loro impegno verso la ricerca scientifica indirizzando un volume consistente di risorse (oltre il 10% dei 1.500 milioni di euro erogati nel 2006) a favore di una pluralità di progetti, che spaziano dalla costituzione di nuovi centri di ricerca al finanziamento di importanti attrezzature scientifiche, all'inserimento dei giovani nel sistema internazionale della ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per irrobustire e rendere più efficace l'attività delle Fondazioni, l'Acri, l'associazione che le rappresenta collettivamente, ha istituito un'apposita "commissione ricerca" con l'obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e diffondere best practices all'interno del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interventi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saluto del sindaco di Modena Giorgio Pighi e del rettore dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Gian Carlo Pellacani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On. Fabio Mussi, Ministro dell'Università e della ricerca;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Landi, presidente della Fondazione C.R. Modena e della Commissione ricerca scientifica dell'Acri;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido Trombetti, presidente della Crui - Conferenza dei rettori delle università italiane;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elisa Molinari, ordinario di Fisica della materia e direttore del Centro di ricerca S3 dell'Infm-Cnr;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15hgtQztVI/AAAAAAAAAEw/l15D4nSVcUo/s1600-h/pistorio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142655039037486418" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15hgtQztVI/AAAAAAAAAEw/l15D4nSVcUo/s320/pistorio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pasquale Pistorio, vicepresidente della Confindustria per l'Innovazione e la ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Foto da: www.confindustria.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-6888847046059105758?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/6888847046059105758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=6888847046059105758' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/6888847046059105758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/6888847046059105758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/12/fondazioni-cresce-limpegno-per-la.html' title='Fondazioni: cresce l&apos;impegno per la ricerca'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15hN9QztUI/AAAAAAAAAEo/LDk5ws2uSv8/s72-c/logo_fondazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-2812094390607769288</id><published>2007-12-10T19:04:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T17:50:10.399+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria Ceramica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Globalizzazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PMI'/><title type='text'>Quo vadis? …2015</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R16Eb9QztXI/AAAAAAAAAFA/eE9eaaXtcy0/s1600-h/PC060006.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142693440340079986" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R16Eb9QztXI/AAAAAAAAAFA/eE9eaaXtcy0/s320/PC060006.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R12AwtQztRI/AAAAAAAAAEQ/W_D38CNpBX0/s1600-h/PC060005.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vedi il mio articolo su&lt;/strong&gt;: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/12/quo-vadis-2005.shtml?uuid=0021e600-a4c0-11dc-972d-00000e251029&amp;amp;DocRulesView=Libero&amp;amp;area=apertura"&gt;Il Sole 24 Ore on line&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Le imprese eccellenti del made in Italy si proiettano nel futuro e spiegano le proprie strategie per restare leader di mercato&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fratelli Guzzini, NeroGiardini, Boffi, Bialetti Industrie e Unilever si sono confrontati al convegno organizzata ieri da Confindustria Ceramica e Ceramicolor, presso la sede di Confindustria Ceramica a Sassuolo (MO).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una sfida delle idee a tutto campo, che mette al centro ancora una volta l’innovazione: da quella di prodotto a quella di processo, all’innovazione del marketing e della comunicazione”. Così Alfonso Panzani, Presidente di Confindustria Ceramica, ha introdotto il convegno organizzato ieri da Confindustria Ceramica e Ceramicolor Quo vadis? …2015, che ha presentato cinque casi di eccellenza del made in Italy nel mondo. I settori erano quelli del design, dell’alimentazione e della moda, “che rappresentano”, ha proseguito Daniele Bandiera, Presidente di Ceramicolor, “un po’ tutto il nostro Paese. Parlare del 2015 è un obiettivo ambizioso, ma la nostra speranza è che tutta la filiera si adegui ai cambiamenti in corso in maniera sinergica”.&lt;br /&gt;Ma cosa ha permesso di parlare così bene e così a lungo di made in Italy? Domenico De Masi, ordinario di Sociologia del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, ha risposto che “l’Italia ha capito tra i primi che si stava passando da una società industriale ad una post industriale. Ed ha affrontato questo passaggio puntando sull’estetica. Nella fattispecie, sui simboli, sui valori, sull’emotività ovvero sulle caratteristiche che superano la materia prima e creano l’anima del prodotto”. Ancora: “L’estetica ha accompagnato l’uomo, gli ha permesso di superare tutte le sfide e si è diffusa in tutti i settori. Proprio qui sta il segreto del made in Italy: nella capacità di unire l’imprenditorialità all’estetica. Questo ha fatto l’impresa italiana e questo la farà andare avanti”.&lt;br /&gt;Un caso di eccellenza di questo tipo è proprio quello di Fratelli Guzzini, una delle tre aziende appartenenti al Gruppo Guzzini insieme a Guzzini Illuminazioni e Teuco (foto da: &lt;a href="http://www.fratelliguzzini.com/"&gt;www.fratelliguzzini.com&lt;/a&gt;). Come ha spiegato &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R12BQdQztTI/AAAAAAAAAEg/3hoPilH4ppQ/s1600-h/14.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142408469259990322" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R12BQdQztTI/AAAAAAAAAEg/3hoPilH4ppQ/s320/14.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ernesto Canelli, product manager dell’azienda, “il nostro concetto non è quello di vendere un prodotto, ma di vendere cultura, un oggetto di design che sia bello non solo e non tanto nel guardarlo, ma soprattutto nell’usarlo”. Dalla sua sede di Recanati, nelle Marche, con il supporto di grandi designer come Luigi Massoni, Fratelli aguzzini ha puntato tutto il proprio sviluppo sull’innovazione. “Se prima la nostra leva strategica era l’innovazione legata all’intuizione, oggi sappiamo che l’innovazione deve seguire un processo sistematico, perché il cliente di oggi è consapevole e sa esattamente ciò che vuole”.&lt;br /&gt;L’indicazione strategica di BAG – NeroGiardini, amministrata da Enrico Bracalente, che ieri ha parlato di come comunicare il valore del made in Italy, è quella di produrre solo in Italia e di assumere personale locale. “Questa è la vera forza dell’azienda, il lavoro di squadra”. La creazione di una rete di vendita progressiva e la continua copertura di zone sempre nuove, così come la vendita della qualità a prezzi accessibili sono le caratteristiche che hanno permesso a NeroGiardinio di diventare una marca leader nel settore medio-alto delle calzature e di immaginare il proprio futuro ancora molto in crescita.&lt;br /&gt;Dalla moda alla cucina. Paolo Boffi, presidente dell’omonima azienda leader nella produzione di bagni e cucine, ha ripercorso le tappe della crescita dell’impresa, mostrando come l’innovazione, anche quella più rischiosa, abbia premiato sempre. “Dalla cucina senza maniglie nel 1963 alla minikitchen, oggi esposta al Moma di Ney York, ai mobili fatti a moduli degli anni ’70, al concetto di scorrevolezza degli anni ’80, all’essenzialità degli anni ’90, siamo riusciti sempre a presentarci come azienda di ricerca, di design e di rigore, valori validi ieri come domani”.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15i49QztWI/AAAAAAAAAE4/oKFRJqeRNQ8/s1600-h/mukka.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142656555160941922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R15i49QztWI/AAAAAAAAAE4/oKFRJqeRNQ8/s320/mukka.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Alberto Piantoni, amministratore delegato di Bialetti Industrie (foto da: &lt;a href="http://www.bialetti.it/"&gt;www.bialetti.it&lt;/a&gt;), ha consigliato di “guardare sempre dentro alle nostre aziende, perché è da lì che vengono le idee”. E poi: “La reputazione è la base del nostro agire, è il fine per cui i mercati non potranno prescindere da noi, è il mezzo che ci permetterà di fare il passo ulteriore in avanti anche domani”. Non a caso, Piantoni è anche responsabile al ministero per le attività produttive per il ruolo della tecnologia del made in Italy, nell’ambito del quale sta conducendo un progetto ad hoc per “mettere in rete le aziende che trainano il mercato e quelle tantissime piccole aziende sparse per il Paese che contribuiscono a farlo crescere. Solo così riusciremo a creare una trasversalità a livello di esperienze indispensabile per affrontare le sfide del futuro”.&lt;br /&gt;Last, but not least, Francesca Matteucci, national communication director di Unilever Italia, ha illustrato il caso di “Dove”, linea di prodotti per l’igiene personale, sottolineando il messaggio principale che vuole diffondere l’azienda: quello della promozione della bellezza autentica. “Dove ha scelto di comunicare”, ha spiegato, “la bellezza reale, ad esempio, usando nelle pubblicità donne vere e non modelle e creando prodotti non anti-age, ma pro-age, vale a dire che valorizzano la bellezza”. Proprio per aumentare il livello di autostima, Dove si sta impegnando con diverse iniziative anche tra i giovani e nelle scuole. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-2812094390607769288?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/2812094390607769288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=2812094390607769288' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2812094390607769288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/2812094390607769288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/12/quo-vadis-2015.html' title='Quo vadis? …2015'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R16Eb9QztXI/AAAAAAAAAFA/eE9eaaXtcy0/s72-c/PC060006.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5467225047901314819</id><published>2007-12-06T11:10:00.000+01:00</published><updated>2007-12-06T11:19:09.705+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strategie d&apos;impresa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria Ceramica'/><title type='text'>Aspettando Quo Vadis ...</title><content type='html'>&lt;div&gt;Oggi pomeriggio si terrà l'incontro annuale organizzato da Confindustria Ceramica e Ceramicolor, "Quo vadis?….2015", alle ore 14.15 presso la Sala Conferenze Confindustria Ceramica, Viale Monte Santo, 40 – Sassuolo (MO).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Interverranno: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Domenico Guzzini, Presidente della Fratelli Guzzini, azienda leader nella produzione di complementi d'arredo ad elevato contenuto estetico, che parlerà di "Design, innovazione e Made in Italy, leve strategiche di successo per lo sviluppo".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Enrico Bracalente – Amministratore Unico della griffe BAG Nero Giardini, sul tema "Comunicare il valore del Made in Italy" &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Paolo Boffi – Presidente dell'omonima azienda leader nella produzione di bagni e cucine – in merito al "Valore aggiunto del design in cucina"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alberto Piantoni - Amministratore Delegato di Bialetti Industrie, la nota azienda dell'"omino coi baffi" – relazionerà su "Industria 2015: un'opportunità impedibile per il paese e per il sistema delle imprese" &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Francesca Matteucci – national communication director di Unilever Italia, multinazionale anglo-olandese per i beni di largo consumo – parlerà della "Evoluzione della comunicazione pubblicitaria: Dove per la bellezza autentica".&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R1fMa9QztHI/AAAAAAAAADE/wo19qMWcV0o/s1600-h/invito357.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5140802263160435826" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R1fMa9QztHI/AAAAAAAAADE/wo19qMWcV0o/s320/invito357.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Di seguito il reportage dell'ultimo incontro (30 novembre 2006).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quo vadis? Dove vanno le aziende che vincono” – Trend di mercato e strategie d’impresa era il titolo del convegno organizzato il 30 novembre da Assopiastrelle e Ceramicolor e dedicato alle strategie d’impresa e alle nuove tendenze del mercato. Obiettivo dell’incontro, come hanno spiegato nella loro introduzione Alfonso Panzani, Presidente di Assopiastrelle, e Daniele Bandiera, Presidente di Ceramicolor, alla presenza del sindaco di Sassuolo, Graziano Pattuzzi, era quello “di riflettere sulla conoscenza dei trend e dei mercati, sulla capacità delle imprese di costruire una visione strategica del proprio settore e sui significati del distretto, in un’economia in cui nascono ogni giorno concorrenti nuovi”.&lt;br /&gt;Punto di partenza necessario per queste riflessioni era la stesura di una mappa dei principali macrotrend della società di oggi. Ci ha pensato il professor Giampaolo Fabris, presidente del Corso in Scienze della Comunicazione dell’Università San Raffaele di Milano. “La mappa socioculturale”, ha spiegato, “è uno degli strumenti principali di lettura delle società. Nel caso di oggi non si tratta di un momento di accelerazione della società vecchia, ma della nascita di una società completamente nuova. A cosa serve studiare i nuovi macrotrend collettivi? A comprendere il mercato”.&lt;br /&gt;Il trend demografico mostra come la società di oggi sia popolata da un numero sempre maggiore di single, come i nuovi anziani possano aspirare a vivere più a lungo e come il numero di figli si sia ridotto ad uno per famiglia. La fusione di razze diverse ha reso la società un’“insalatiera”, in cui ciascuno rivendica la propria individualità.&lt;br /&gt;L’eclissi delle ideologie ha lasciato spazio ad un bisogno di spiritualità di cui il singolo è costantemente alla ricerca. La società nuova è preda di paure e incertezze generalizzate. La caratterizza una tendenza all’esploratività, che si manifesta attraverso diversi canali, come l’utilizzo generalizzato della rete telematica. La ripresa di certi stili, dalla moda all’arredamento, riconducibili a epoche storiche più o meno recenti, rendono quella di oggi una collettività che ha fatto dell’eclettismo una delle proprie chiavi di lettura. Legata in parte a questo atteggiamento è l’operazione di recupero selettivo del passato.&lt;br /&gt;Se la società vecchia si basava sulla razionalità, quella nuova dedica ampio spazio alle emozioni, assumendo caratteri “femminili”. Ancora, emerge una crescente centralità del piacere nel sistema di bisogni, attese e comportamenti (edonismo) e assumono forte valenza l’estetica e l’egodirezione. Elemento di riferimento per operare scelte di qualsiasi tipo è diventata l’esperienza. Senza dimenticare un atteggiamento di empatia riscontrabile, ad esempio, tra le aziende, che vendono prodotti, e i singoli, che acquistano marche.&lt;br /&gt;“Le aziende che riescono a comprendere, intercettare e gestire il nuovo che emerge”, ha concluso Fabris, “quelle sono aziende vincenti”.&lt;br /&gt;Dove vanno, dunque, le aziende che vincono? Per rispondere a questa domanda, sono intervenute cinque imprese di successo made in Italy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima è stata Mapei, presentata dall’amministratore unico Giorgio Squinzi. Mapei, con sede a Milano, è leader nei prodotti per la posa di pavimenti e rivestimenti murali, vanta un indotto di 5.000 dipendenti e un giro d’affari che nel 2006 si prevede sarà di 1,5 miliardi di euro.&lt;br /&gt;“Specializzazione, internazionalizzazione e Ricerca &amp;amp; Sviluppo sono i principi imprenditoriali dell’azienda fondata da mio padre nel 1937”, spiega Squinzi. “Ci siamo specializzati su nove linee di prodotto. Per la crescita del Gruppo è stata fondamentale l’apertura continua di nuove sedi e stabilimenti nei cinque continenti: alla fine del 2005 contavamo 44 consociate con 7 centri di Ricerca e Sviluppo, 46 impianti produttivi, ciascuno con un laboratorio di controllo. Alla ricerca dedichiamo gli sforzi maggiori, l’investimento è pari al 5% del fatturato”.&lt;br /&gt;“La nostra è una vision di crescita, che deve restare sana ed equilibrata. Nel 2010 puntiamo a raggiungere i 2 miliardi di euro di fatturato. Per noi “finanza” significa far crescere l’azienda: acquisire quote di mercato sempre maggiori, sviluppare nuovi mercati e continuare con le strategie consolidate. E’ nostro obiettivo massimizzare non solo i profitti, ma anche la crescita e l’efficienza. Per fare questo, osserviamo attentamente il mercato”.&lt;br /&gt;Mapei, conclude Squinzi, “è un global-player gestito come azienda familiare, che fa propri un approccio a medio-lungo termine, l’ambizione della crescita, gli investimenti nella ricerca, che fino ad oggi ha creato sinergie e che ha avuto un aiuto straordinario dall’essere parte di un distretto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi è stata la volta di Caimi Brevetti, un’azienda che, come spiega il nome, ha fatto della sperimentazione la propria filosofia. Fondata nel 1949, Caimi Brevetti, con sede a Milano, presente in 60 Paesi, è una delle principali realtà produttive europee design-oriented nel settore dell’arredamento e dei complementi d’arredo per l’ufficio e il contract. “Le leve strategiche per il nostro sviluppo”, illustra l’amministratore delegato, Lorenzo Caimi, “sono il design e l’innovazione. Oltre ciò, il dinamismo aziendale, l’educazione, l’attenzione alle normative e gli investimenti in Ricerca &amp;amp; Sviluppo”.&lt;br /&gt;Ripercorrendo la storia dell’impresa, fondata dal padre e a cui oggi partecipano tutti e quattro i fratelli, Caimi racconta come dopo l’11 settembre 2001 l’azienda abbia risentito delle conseguenze della drammatica caduta del settore. “Di fronte all’emergenza abbiamo scommesso su due leve: il design e l’innovazione di processo e di prodotto. Abbiamo creato un catalogo assai diversificato, allo scopo di presentare al consumatore complementi d’arredo veramente personalizzati. E’ così che ci siamo risollevati. Oggi Caimi Brevetti fa anche scuola: è partecipante fondatore della Fondazione ADI – Fondazione dell’Associazione per il Disegno Industriale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seguire, il “perché una commodity deve diventare una marca” lo ha spiegato Ernesto Illy, presidente onorario di Illycaffè, azienda nata nel 1933 con sede a Trieste. La capogruppo controlla dieci società nel mondo, dedicate alla distribuzione sui mercati internazionali. In tutto conta più di 600 dipendenti. L’azienda ha registrato nel 2005 un giro d’affari di 227 milioni di euro (+8% rispetto al 2004) e per la prima volta le vendite all’estero hanno superato quelle in Italia.&lt;br /&gt;“Ci siamo chiesti: entriamo nella concorrenza dei prezzi oppure andiamo avanti nell’innovazione? Ci siamo risposti: se caliamo il prezzo, ci sarà sempre qualcuno che vende a prezzo più basso. Guardare ai prezzi distrugge la creatività; dobbiamo utilizzare gli elementi tipici del nostro Paese: a cominciare dal gusto italiano”.&lt;br /&gt;E conclude: “Se decidete di diventare una marca, usate i geni che avete dentro e che fanno la differenza tra voi e gli altri. Salvaguardate il nome, prima di tutto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal caffè alla moda: Giovanni Burani, amministratore delegato di Mariella Burani Fashion Group, ha portato l’esempio dell’azienda in termini di “creazione di valore attraverso processi di aggregazione”. “Il Gruppo”, ha spiegato, “è cresciuto attraverso le acquisizioni. La nostra strategia è stata quella di aggregare realtà medio-piccole in modo da creare valore, rendendo possibile la loro crescita nei mercati esteri, soprattutto quelli emergenti”.&lt;br /&gt;Con una previsione di fatturato di 600 milioni di euro nel 2006 e una quota export del 70%, dopo l’abbigliamento e la pelletteria, il Gruppo vorrebbe sfruttare le proprie strategie di crescita anche nel settore della gioielleria, replicando ciò che già ha realizzato con successo acquisendo Antichi Pellettieri.&lt;br /&gt;Il futuro dunque? Risponde Burani: “L’ulteriore espansione del trend del gruppo, facendo divenire ciascun brand il leader nel proprio mercato di riferimento”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha concluso la carrellata delle aziende eccellenti Marcello Binda, di CEO Gruppo Binda. Nato cento anni fa, il marchio Binda è anche quello che ha dato i natali alla Breil, marca lanciata nel 1935 e rilanciata con successo nel 1994, grazie alla nota campagna pubblicitaria con il claim “Toglietemi tutto ma non il mio Breil”. Da allora Breil è diventata, da prodotto italiano, una marca lifestyle per il mercato globale.&lt;br /&gt;Spiega Binda: “Il nostro obiettivo era dare nuovo slancio all’azienda Binda e affermare Breil sul target 18/30 anni. Come abbiamo fatto? Attraverso driver competitivi: sensibilità del marketing e dell’advertising, senso del mercato, sensibilità strategica. Abbiamo puntato sulla comunicazione e sul glamour. Come risultato, Breil è diventato un simbolo. Oggi i nostri obiettivi sono diventare sempre più un marchio globale di lifestyle e rappresentanti di un vero e proprio stile nel mondo giovanile. Non ultimo, ci poniamo l’obiettivo di raggiungere l’export del 65% fuori dall’Italia entro il 2012. Avere come obiettivo la globalizzazione significa aprire filiali, flagship store in Paesi dove non siamo conosciuti, diversificare il prodotto, innovazione replicabile (ad esempio lo snake o l’acciaio caldo), selezione e gestione delle nuove risorse, collaborazione con centri di ricerca di alto livello. Ma resteranno tali i principi che ci hanno guidato da un secolo a questa parte: avere passione e riuscire ad appassionare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il convegno è stato chiuso dal professor Marco Fortis, vice presidente della Fondazione Edison e docente di Economia all’Università Cattolica: “Se L’Italia va bene è perché è costituita da tante realtà. Nel 2002 le imprese manifatturiere nel nostro Paese erano 549.000, a fronte delle 248.000 della Francia, delle 196.000 della Germania, delle 55.000 della Svezia e delle 46.000 dell’Olanda.&lt;br /&gt;Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione oggi è la Cina, soprattutto dal punto di vista del rispetto delle regole. L’Italia è prima nel mondo per i vini e l’alimentazione mediterranea Senza dimenticare la moda e l’arredo casa: in questi settori siamo rimasti, oserei dire, i soli che possono tener testa al gigante cinese.&lt;br /&gt;Per concludere in bellezza questa giornata di celebrazione delle eccellenze made in Italy: continuiamo a puntare sulla voglia di intraprendere e sulla creatività italiana. E andremo lontano”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: CER. Il Giornale dell'Assopistrelle, dicembre 2006&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5467225047901314819?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5467225047901314819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5467225047901314819' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5467225047901314819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5467225047901314819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/12/aspettando-quo-vadis.html' title='Aspettando Quo Vadis ...'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R1fMa9QztHI/AAAAAAAAADE/wo19qMWcV0o/s72-c/invito357.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-5516620898057511233</id><published>2007-11-27T14:57:00.000+01:00</published><updated>2007-11-27T15:02:45.677+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kilometro Rosso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Intellimech'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Meccatronica'/><title type='text'>Intellimech a Kilometro Rosso</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0wjNtrfJTI/AAAAAAAAAC8/pmuEAWlYf4s/s1600-h/Nuove+immagini_2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137519993430156594" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0wjNtrfJTI/AAAAAAAAAC8/pmuEAWlYf4s/s200/Nuove+immagini_2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La diversità al servizio della competitività. E’ questo il principio che anima “Intellimech”, il Consorzio per la meccatronica che, nato lo scorso dicembre, sarà operativo a partire da febbraio e che conta già al proprio seguito quattordici imprese italiane e altre otto in corso di adesione.&lt;br /&gt;Il Consorzio avrà il proprio laboratorio all’interno di Kilometro Rosso, il Parco tecnologico che si sviluppa alle porte di Bergamo lungo l’autostrada A4 e che prevede di occupare oltre 3000 addetti entro il 2013.&lt;br /&gt;Mirano Sancin, Presidente del Consorzio nonché Direttore Generale e Consigliere delegato del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, spiega: “Intellimech è il frutto dell’impostazione strategica del Parco. Vale a dire: mettere in stretto contatto discipline tra loro diverse per sviluppare un’attività di ricerca che le imprese da sé non riuscirebbero a realizzare. Per questo l’iniziativa è unica in Italia. Quello della meccatronica è un settore che pretende un tipo di ricerca di carattere interdisciplinare, poiché comprende la progettazione elettronica avanzata, quella informatica, dei sistemi ICT in generale e della meccanica, senza limitazione di applicazione nei settori industriali”.&lt;br /&gt;Il finanziamento del progetto viene dalle stesse imprese, che verseranno ogni anno 18.500 Euro circa. A questa cifra si aggiunge poi un fondo consortile previsto per eventuali investimenti, il quale potrà variare dai 2.000 Euro per le imprese medio-piccole ai 5.000 Euro per quelle di grandi dimensioni. Come ulteriore integrazione a servizio della ricerca si farà domanda anche per finanziamenti a livello europeo e internazionale.&lt;br /&gt;Continua Sancin: “Le aziende aderenti sono per il momento quelle situate nell’area settentrionale dell’Italia, dove si concentrano le principali attività nel settore della meccatronica: dal Piemonte al Friuli, passando per l’Emilia-Romagna. Tali aziende hanno deciso di scommettere sull’integrazione e la sinergia multidiscipliare, perché queste sono le basi per vincere in competitività”.&lt;br /&gt;Oltre alle partnership già esistenti con Università e centri di ricerca italiani, Intellimech sfrutterà un accordo che Kilometro Rosso ha siglato con il MIT di Boston e che gli consentirà di avvalersi di una serie di servizi e tecnologie avanzati e innovativi.&lt;br /&gt;Due i progetti di ricerca che il laboratorio avvierà non appena sarà operativo: il primo studierà il controllo attivo delle vibrazioni ovvero lo sviluppo di tecnologie e dispositivi per la riduzione del rumore e della risonanza in macchine rotanti o vibranti, e lo sviluppo di sospensioni attive; il secondo sarà dedicato alla prognostica con l’obiettivo di creare una piattaforma integrata che conferisca alle macchine la capacità di operare autonomamente il monitoraggio delle proprie prestazioni.&lt;br /&gt;L’attività del Consorzio comprende infatti, tra gli altri, la R&amp;amp;S, la sperimentazione interdisciplinare di piattaforme tecnologiche precompetitive e la realizzazione di prototipi per applicazioni innovative infrasettoriali di interesse dei consorziati.&lt;br /&gt;Per promuovere il concetto di interdisciplinarità che anima il progetto, le imprese consorziate hanno designato, come Presidente del Comitato Scientifico, Giancarlo Maccarini, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bergamo. Nel Comitato figurano anche Francesco Jovane, Direttore ITIA CNR, Politecnico Milano, e Bruno Riccò, dell’Università di Bologna, Direttore T3Lab. Altri due componenti saranno nominati in tempi brevi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: Economy, febbraio 2007&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-5516620898057511233?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/5516620898057511233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=5516620898057511233' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5516620898057511233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/5516620898057511233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/intellimech-kilometro-rosso.html' title='Intellimech a Kilometro Rosso'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0wjNtrfJTI/AAAAAAAAAC8/pmuEAWlYf4s/s72-c/Nuove+immagini_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-1965933088912150472</id><published>2007-11-23T08:46:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T08:59:45.669+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agroalimentare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='made in Italy'/><title type='text'>Alimentare, il made in Italy conquista i tedeschi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0aGmdrfJRI/AAAAAAAAACk/dCDxVjPWgu0/s1600-h/pomo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135940420422804754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0aGmdrfJRI/AAAAAAAAACk/dCDxVjPWgu0/s200/pomo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se è vero, come ha dichiarato Angela Merkel in occasione del vertice italo-tedesco di ieri, che «tra Italia e Germania c'è un'elevata dose di affinità», è anche vero che a trionfare sono questa volta le affinità agroalimentari. In base a un'indagine della GfK presentata ieri alla Camera di Commercio di Parma sui trend dei consumi in Germania, è emerso come la cucina made in Italy continui a mietere successi nella terra di Goethe. Dai formaggi ai vini, ai salumi, il Belpaese vince ancora, tanto che, quando i tedeschi mangiano fuori casa, mettono al primo posto il cibo italiano, solo dopo quello tedesco, ma prima di quello greco e cinese.In base a 100 interviste effettuate ad altrettanti direttori di catene di supermercati del settore alimentare, è emerso che, dopo la Germania, l'Italia è considerata dai tedeschi il "Paese d'origine" più importante. Solo dopo vengono Francia e Spagna. Nell'assortimento dei prodotti esteri nei supermercati, l'Italia si guadagna il 52%, la Francia il 21% e la Spagna il 16%. Le motivazioni sono, anzitutto, "la buona qualità dei prodotti", (51%, contro il 44% dei prodotti francesi e il 38% di quelli spagnoli) e "la forte domanda da parte della clientela" (24% a favore dell'Italia, 16% a favore della Francia e 13% della Spagna).Per il futuro gli importatori tedeschi prevedono una crescita di vino (34%), pasta/impasti (33%), formaggi (14%) e frutta (13%) italiani. Ma quali sono le abitudini d'acquisto dei consumatori tedeschi per quanto riguarda i prodotti considerati di punta del made in Italy, vale a dire formaggi, vini e insaccati? Una famiglia tedesca su due acquista formaggi italiani, un valore attualmente in crescita rispetto agli altri prodotti caseari che entrano dall'estero in Germania, benché il nostro sia anche il più costoso (in media 9,98 euro/kg, contro 8,79 euro/kg del formaggio svizzero e 8,35 euro/kg di quello francese). Tra i formaggi nostrani, crescono Parmigiano Reggiano e Grana Padano, perde invece la mozzarella a vantaggio di quella tedesca. In Germania i 2/3 delle famiglie acquistano vino italiano: il rosso (55%) è più amato del bianco (38%), i DOC (53%) sono preferiti ai vini privi di indicazione (47%) e la bottiglia da 0,75 l mantiene ancora il suo primato (63% contro il 14% del cartone o brik). Il discount, in cui fa la spesa un tedesco su due, è il canale dove il vino italiano viene venduto in maggiori quantità. I salumi restano in generale il segmento di mercato più ampio e 1 famiglia su 4 sceglie quelli italiani. Speck tirolese e prosciutto di Parma (l'anno scorso è volato quella in vaschetta: +51,8%) sono i prodotti preferiti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/"&gt;http://www.ilsole24ore.com/&lt;/a&gt;, 21 novembre 2007&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-1965933088912150472?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/1965933088912150472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=1965933088912150472' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1965933088912150472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/1965933088912150472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/alimentare-il-made-in-italy-conquista-i.html' title='Alimentare, il made in Italy conquista i tedeschi'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0aGmdrfJRI/AAAAAAAAACk/dCDxVjPWgu0/s72-c/pomo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-4094001386499080846</id><published>2007-11-21T18:47:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T17:54:47.717+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B2B'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strategie d&apos;impresa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B2C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confindustria Ceramica'/><title type='text'>Enrico Valdani: "Necessari nuovi approcci alla clientela"</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R17AkNQztYI/AAAAAAAAAFI/DPT41oww8PY/s1600-h/valdani.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142759552771667330" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R17AkNQztYI/AAAAAAAAAFI/DPT41oww8PY/s320/valdani.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; (Foto da: &lt;a href="http://www.uni-bocconi.it/"&gt;http://www.uni-bocconi.it/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R0RxxdrfJQI/AAAAAAAAACc/0_yvkjR5atM/s1600-h/IMPRONTA_autosalone_prev.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Nel mercato che le imprese si trovano a dover affrontare oggi, riuscire a ragionare con modalità diverse da quelle che sostanzialmente hanno sempre governato le relazioni tra le imprese, nelle filiere, nei rapporti produttivi e distributivi in un’ottica più win-win, è probabilmente una strada da perseguire, da esplorare con grande attenzione”. Così Enrico Valdani, professore ordinario di “Marketing” presso l'Università Bocconi, ha esordito in occasione del 13° Convegno Nazionale ANGAISA, tenutosi a Roma il 17 e 18 maggio scorsi.&lt;br /&gt;Ma cosa è cambiato esattamente nella relazione tra mondo produttivo e clientela finale? Qual è la strada da perseguire per le imprese? Quali sono le opportunità da cogliere?&lt;br /&gt;Valdani spiega: “Il segreto consiste tutto nel rendere irresistibile l’esperienza dei nostri clienti. Esplicitata a questo modo non sembra essere nulla di nuovo rispetto al passato, perché l’attenzione nei confronti dell’utente finale è sempre stata seguita con molta attenzione dal mondo produttivo. Tuttavia, il vero mutamento consiste nella maniera con cui va approcciata la clientela”.&lt;br /&gt;La strategia sta tutta nel capire come sia il cliente di oggi. “Egli – illustra meglio Valdani – non cerca prodotti, ma soluzioni. In questa epoca storica il cliente è molto più demanding ed esprime non un bisogno solo, ma un grappolo di bisogni. Il compito essenziale dell’azienda è aiutarlo a comprendere i propri bisogni e a soddisfarli. Questo vale per tutti i prodotti, in tutti i campi dal B2B al B2C”.&lt;br /&gt;Altrimenti detto, ciò implica l’abilità dell’impresa nel comprendere le specificità delle singole richieste. In un secondo momento, si profila la necessità di conquistare la mente dei clienti. “Si tratta – continua Valdani – della gestione dell’esperienza. Ciò può avvenire in tre momenti: prima, durante e dopo l’acquisto. Il cliente di oggi è molto più informato rispetto a quello di ieri. E’ estremamente attento ai contenuti del prodotto, ai suoi estetismi, all’emozionalità che esso comunica, alla ricchezza dal punto di vista tecnico e/o tecnologico”.&lt;br /&gt;“Prima dell’acquisto, si chiede quali sono i propri bisogni, operazione che sviluppa visitando siti Internet, leggendo opuscoli illustrativi, interrogando amici e conoscenti, in una parola, informandosi. Al momento dell’acquisto, poi, visita il punto vendita ed interpella a fondo il personale. Che assume un ruolo importantissimo e che perciò deve essere paziente e disponibile, deve conoscere a fondo il singolo prodotto e deve saper rispondere a tutte le domande che gli vengono rivolte. A differenza di un tempo, il cliente di oggi, oltre ad essere più documentato, è anche più diffidente, perciò desidera essere rassicurato. Anche dopo l’acquisto, poi, il cliente pretende di venire assistito con la medesima cura ed attenzione con cui è stato precedentemente servito”.&lt;br /&gt;In realtà, esistono due tipi di clientela, di cui il mondo aziendale e produttivo deve tener conto. Oltre a quella descritta sopra, esiste anche una percentuale poco informata, che perciò ha ancora più necessità di comprendere il valore del prodotto che acquista. In questi casi, è l’azienda che deve guidare il mercato: essa è driving, non più driven. Con le sue campagne pubblicitarie, deve attrarre il cliente, incuriosirlo, conquistarlo.&lt;br /&gt;“In ogni caso – puntualizza Valdani – il cliente non si fa mai plagiare, è estremamente autonomo e indipendente in ogni sua scelta. Ciò vale in particolare per quei prodotti che possiedono un alto valore di investimento e per quelli che coinvolgono l’acquirente dal punto di vista emotivo”.&lt;br /&gt;Durante tale complesso percorso, il compito dell’azienda è quello di identificare tutti i touchpoint, i punti di contatto col cliente. Che sono diversi e che spaziano dalla pubblicità al sito Internet, agli show room, ai punti vendita: ciascuno di questi luoghi deve essere oggetto di costante attenzione ed aggiornamento. Solo in questo modo l’azienda potrà dire di possedere un vero e proprio vantaggio competitivo.&lt;br /&gt;“Da questo punto di vista – ancora Valdani – gli obiettivi per l’azienda sono fondamentalmente tre: acquisire nuovi clienti, sviluppare la redditività dei clienti che ha in portafoglio e mantenere le relazioni con la clientela acquisita”. Anche per assicurarsi la fedeltà di quel cliente. Che dipende da che cosa?&lt;br /&gt;“La fedeltà della clientela dipende dall’intero accumulo delle sue esperienze, dalle sue caratteristiche, dalle relazioni di business date dalla facilità che noi mettiamo a disposizione. L’impresa può essere bravissima in queste attività, ma se poi il personale è poco veloce o inabile nel rispondere alle sue esigenze, ciò impatta sulla relazione d'affari e riduce la fedeltà. Quindi, da che cosa è dato fondamentalmente il culto del cliente? Dall’atteggiamento delle persone e dai loro comportamenti. E’ ciò che separa i veri vincitori dai perdenti nella gara per la leadership del mercato”.&lt;br /&gt;Si ritorna insomma al compito originario delle imprese, che “esistono solo ed esclusivamente per un motivo: perché hanno un cliente da servire”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In: CER. Il Giornale della ceramica, settembre/ottobre 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-4094001386499080846?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/4094001386499080846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=4094001386499080846' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4094001386499080846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/4094001386499080846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/enrico-valdani-necessari-nuovi-approcci.html' title='Enrico Valdani: &quot;Necessari nuovi approcci alla clientela&quot;'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/R17AkNQztYI/AAAAAAAAAFI/DPT41oww8PY/s72-c/valdani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-8598791921837105746</id><published>2007-11-15T21:23:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T17:13:27.497+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Protocollo sul welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Montezemolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fondazione Biagi'/><title type='text'>Montezemolo: «E' necessaria una profonda riforma dello Stato»</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzyr_trfJOI/AAAAAAAAACM/Z_jye2Z3bno/s1600-h/PB130014.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzyrbNrfJNI/AAAAAAAAACE/fxMxnjJkcsU/s1600-h/PB130021.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5133166159312397522" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzyrbNrfJNI/AAAAAAAAACE/fxMxnjJkcsU/s320/PB130021.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«L'Italia ha ripreso a crescere, seppure lentamente, ma resta minata da gravi problemi strutturali, che solo una profonda riforma dello Stato potrà in parte risolvere». Con queste parole il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, è intervenuto ieri con una lectio magistralis all'inaugurazione dell'anno accademico 2007/2008 della Fondazione Marco Biagi a Modena. «A parte la sfida dell'euro e quella del mercato del lavoro -ha spiegato il presidente- grandi riforme negli ultimi anni non sono state realizzate. E oggi, nel contesto della grande competizione globale, ci ritroviamo una spesa pubblica destinata in gran parte a previdenza e pensioni e una burocrazia pesantissima». La ricetta di Montezemolo è quella del "welfare delle opportunità". Vale a dire «razionalizzare la spesa pubblica e liberare risorse per consentire alla formazione di ridurre il divario generazionale». Oggi il tasso di occupazione dei giovani italiani è al 33,8% contro il 36,8% della media UE, il 42% tedesco, il 54% inglese, il 62,3% danese. «Il riconoscimento del merito è indispensabile per portare l'Italia tra i Paesi a più alto benessere. Vogliamo poter pagare di più chi si impegna di più». Montezemolo ha ribadito al Governo la necessità di sostenere gli accordi sottoscritti sul Protocollo sul welfare siglato il 23 luglio scorso dalle parti sociali. «Ci preoccupano i 500 emendamenti che i partiti hanno presentato alla Camera. Se il protocollo venisse modificato sarebbe un attentato alla concertazione».E proprio nel giorno dell'intitolazione a &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzysJtrfJPI/AAAAAAAAACU/I1FQ2BWRFpc/s1600-h/PB130014.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5133166958176314610" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzysJtrfJPI/AAAAAAAAACU/I1FQ2BWRFpc/s200/PB130014.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Marco Biagi del Largo adiacente al Centro Studi, Montezemolo ribadisce che «la legge Biagi non si tocca.Lavoro flessibile non significa precarietà. Non vogliamo nè lavoratori precari, nè imprese precarie. Concorrenza e libero mercato devono combinarsi col sostegno ai più deboli».Nell'ultimo decennio, da quando è iniziata una parziale liberalizzazione del mercato del lavoro, pur in presenza di un'economia per molto tempo quasi stagnante, i lavoratori dipendenti sono saliti del 17%, le donne che lavorano del 21%, il tasso di disoccupazione è calato dell'11,3% del '97, quando fu varato il primo pacchetto voluto da Treu per introdurre più flessibilità, al 6,8% attuale. E a proposito di flessibilità e precarietà, nell'occasione sono stati presentati anche i due volumi "Precari e contenti. Storie di giovani che ce l'hanno fatta" di Angela Padrone (ed. Marsilio) e "Come salvarsi dal posto fisso. Elogio del precariato ad uso degli assunti a tempo indeterminato", di Massimo Sideri (ed. Il Filo).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alessandra Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/11/crescita-italia-lenta.shtml?uuid=8ea251c2-9290-11dc-8e36-00000e251029&amp;amp;type=Libero"&gt;Il Sole 24 Ore on line&lt;/a&gt;, 14 novembre 2007&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Link correlati: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=4YolzFRPw0A"&gt;Montezemolo ai Giovani Industriali di Capri&lt;/a&gt;, ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-8598791921837105746?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/8598791921837105746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=8598791921837105746' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8598791921837105746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/8598791921837105746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/montezemolo-e-necessaria-una-profonda.html' title='Montezemolo: «E&apos; necessaria una profonda riforma dello Stato»'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzyrbNrfJNI/AAAAAAAAACE/fxMxnjJkcsU/s72-c/PB130021.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-7483812477434772397</id><published>2007-11-14T12:02:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T23:07:24.380+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grundgesetz'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia'/><title type='text'>Das geistige Grundgesetz</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzr3jGE5KHI/AAAAAAAAABw/y4yG4evVUGM/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132686907640719474" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzr3jGE5KHI/AAAAAAAAABw/y4yG4evVUGM/s320/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Linke Zeitschriftenkultur im Nachkriegsdeutschland&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wer vom Übergang des totalitären NS-Regimes zur westdeutschen Demokratie liberaler Prägung spricht, bezieht sich meist zunächst auf die politisch-institutionellen Aspekte. An erster Stelle steht dabei das 1949 in Kraft getretene Grundgesetz, das die Menschen- und Grundrechte garantiert und - vor dem Hintergrund der Erfahrungen mit der Weimarer Republik - eine Reihe von Rechtsmechanismen vorsieht, die darauf zielen, eine funktionierende und "wehrhafte" Demokratie zu etablieren. Ab 1948 schrieb man aber nicht nur an einer im engeren Sinne "politischen" Verfassung, vielmehr wurde noch ein anderes, ein "geistiges" Grundgesetz verabschiedet. Seine Väter und Mütter waren nicht die Delegierten des Parlamentarischen Rats, sondern die Frauen und Männer, die wir gemeinhin als "Intellektuelle" bezeichnen.&lt;br /&gt;Es war nicht einfach, sich in der "Zusammenbruchgesellschaft" neu zu orientieren, nachdem der Zweite Weltkrieg für das Land mit einer der größten politischen, wirtschaftlichen und moralischen Katastrophe seiner Geschichte geendet hatte. Wie reagierten die Intellektuellen darauf? Um diese Frage beantworten zu können, muss man die einzelnen Seiten dieser "geistigen Verfassung" durchblättern, welche die Intellektuellen in den ersten Nachkriegsjahren schrieben, d.h. die vielen kulturpolitischen Zeitschriften, die für ein paar Jahre Westdeutschland in ein wahres "Zeitschriftenparadies" verwandelten.&lt;br /&gt;Aufgrund der alliierten Zensur- und Lizenzierungspolitik vertraten diese Zeitschriften moderate Positionen innerhalb des politischen Spektrums. Die Ende 1945 von Bernhard Guttmann, Robert Haerdter und Benno Reifenberg gegründete und halbmonatlich erscheinende Zeitschrift DIE GEGENWART verstand sich als Erbin des alten konservativen Liberalismus der Weimarer Republik. Dagegen erhofften sich Eugen Kogon und Walter Dirks, die 1946 die FRANKFURTER HEFTE ins Leben riefen und den Linkskatholizismus vertraten, in der zweiten Republik nun das zu realisieren, was in der ersten nicht gelungen war: den demokratischen Sozialismus. Die Anhänger der Adenauer´schen Westbindung versammelten sich um den gerade verstorbenen Melvin Lasky und das vom ihm gegründete international-liberale Organ DER MONAT; sie waren entschlossen, den Totalitarismus in seinen beiden Formen zu bekämpfen. Die "reinen" Intellektuellen fanden sich schließlich 1947 im konservativen MERKUR von Hans Paeschke und Joachim Moras zusammen, eine Zeitschrift, in der sich die abendländisch-christliche Kultur wiederfand.&lt;br /&gt;Liest man diese Zeitschriften in einem langen zeitlichen Bogen, der sich vom Kriegsende bis zum Ende der westdeutschen Rekonstruktionsphase in den 50er Jahre spannt, so lässt sich die nach wie vor in Publizistik und Geschichtswissenschaft vertretene These überprüfen, wonach die Intellektuellen der Bundesrepublik distanziert und losgelöst von der Realität, mit einem Wort "unpolitisch" gewesen seien, wie dies etwa die Publizisten Kurt Sontheimer oder Klaus Harpprecht immer behaupteten.&lt;br /&gt;Es handelt sich um eine radikale These, die noch über die Interpretation hinausgeht, wonach zwischen den Politikern und den Intellektuellen in der frühen Bonner Republik keine Kommunikation stattgefunden habe. Sicherlich: Nach den hohen Erwartungen der Jahre 1945 bis 1949 machte sich bei denen, die sich von der "Stunde Null" eine grundlegende politische Neuausrichtung versprochen hatten, angesichts der "restaurativen" Politik Adenauers große Enttäuschung breit und manche zogen sich tatsächlich in den Elfenbeinturm der Kultur und des Geistes zurück. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rztxd2E5KII/AAAAAAAAAB4/8Kg1Q96E5ZQ/s1600-h/adenauer.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132820957864994946" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rztxd2E5KII/AAAAAAAAAB4/8Kg1Q96E5ZQ/s320/adenauer.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Doch die immer wieder vertretene Meinung, die Enttäuschung der Intellektuellen sei in eine resignative Haltung umgeschlagen, welche die Kultur zum Alibi erhob, ist bis heute umstritten. Zugegeben: Die Stabilität und der Erfolg der Bonner Republik stellt sich im Rückblick als das Produkt der Realpolitik von Adenauer, Erhard und Strauß dar. Aber wie kommt man dazu, a priori einen möglichen Beitrag der Intellektuellen zur Erfolgsgeschichte des Weststaats auszuschließen? Wirkte deren Arbeit nicht gerade als Stimulus in der politischen Arena?&lt;br /&gt;Von den vier zuvor genannten Zeitschriften bestätigt zumindest der MERKUR die These von den "unpolitischen" Intellektuellen. Unter Hans Paeschke beschränkte sich das Blatt auf Literatur, Kunst und Philosophie als Themen. Mit den "Niederungen" der Politik wollten das Redaktionsteam zunächst nichts zu tun haben. Die Konzeption der Zeitschrift, nach der es notwendig war, Abstand von der Realität zu nehmen, um diese erkennen zu können, bestätigt die These vom "Eskapismus", d.h. die Flucht von Teilen der deutschen Intelligenz in die Welt des Abstrakten.&lt;br /&gt;Die Kritik an den unpolitischen Intellektuellen scheint berechtigt, wenn man das hier weit verbreitete Schweigen über die nationalsozialistische Vergangenheit betrachtet. Auch in den FRANKFURTER HEFTEN gab es nur wenige Artikel dazu, obwohl Eugen Kogon selbst sechs Jahre lang in Buchenwald den SS-Terror am eigenen Leib erfahren hatte. Für die Fälle, in denen es zu keinen nachweislichen Verbrechen gekommen war, statuierte er aber zumindest ein "Recht auf politischen Irrtum" und wies damit die Kollektivschuld-These zurück. Selbst eine Zeitschrift, die wie der MONAT den Totalitarismus von links und rechts stark angegriffen hatte, konzentrierte sich ausschließlich auf das Anprangern der Untaten der kommunistischen Unrechtsregime.&lt;br /&gt;Die näheren Gründe für diesen intellektuellen "Heilschlaf" (Sebastian Haffner) lassen sich benennen: Erstens: Rechte Intellektuelle, welche die Weimarer Republik abgelehnt und dem Nationalsozialismus zumindest lange Zeit mit Sympathien begegnet waren, schwiegen aus wohlverstandenem Eigeninteresse. Durch den Verweis auf den aktuellen kommunistischen Terror im Osten ließ sich zudem bequem von der eigenen Mitschuld während der Nazizeit ablenken. Zweitens: Die Intellektuellen, die Distanz zum Dritten Reich gewahrt hatten, redeten wohl aus Scham vor den NS-Verbrechen nicht darüber. Drittens: Für diejenigen schließlich, die wie Kogon als Opfer des Regimes galten, waren vermutlich die grauenhaften Erfahrungen noch zu frisch, um darüber offen sprechen zu können.&lt;br /&gt;Demgegenüber waren das Scheitern der Weimarer Republik und die Verbrechen des Nationalsozialismus der Grund dafür, warum sich viele deutsche Intellektuelle geradezu leidenschaftlich politisch engagierten. Die Katastrophe des "Dritten Reiches" hatte gezeigt, wie gefährlich es werden konnte, wenn Geist und Macht entweder unversöhnbar getrennt waren oder aber der korrumpierte Geist sich der bösen Macht unterwarf. Nun aber sollte der Geist seinen Beitrag zum Aufbau der Demokratie leisten.&lt;br /&gt;Etliche stießen sich zwar früh an der Entscheidung Adenauers für die Westoption und an seiner "restaurativen" Politik im Innern und wandelten sich von Unterstützern der neuen Republik zu Kritikern. Doch das bedeutete nicht, dass die Intellektuellen aufhörten, einen Beitrag zum politischen Leben des Landes zu leisten, wie ein Teil der Forschung gelegentlich behauptet. Gewiss zeigten einige dem neuen Staat enttäuscht die kalte Schulter, manche wurden arrogante Kritiker, ohne aber - wie im Falle von feindseligen Weimarer "Systemgegnern" - die neue Staatsform als solche abzulehnen.&lt;br /&gt;Die FRANKFURTER HEFTE und DIE GEGENWART suchten hingegen Alternativen im System. Gegen die Westbindung der Bundesrepublik stellten sie die Vision eines "Dritten Wegs" zwischen Ost und West, getragen von der Hoffnung auf die Wiedervereinigung des Landes. Die Herausgeber dieser beiden Zeitschriften zeigten sich dabei sehr pragmatisch und anpassungsfähig, selbst dann, als Adenauers Realpolitik solche hoch fliegenden Pläne radikal zunichte machte. Als es beispielsweise 1955 um die Alternative ging, zwischen einem wiederbewaffneten Westdeutschland, aber politisch vereinten Europa (wie im EVG-Vertrag vorgesehen) auf der einen, und einem entmilitarisierten Staat ohne die europäische Integration auf der anderen Seite zu wählen, fiel bei Kogon und Dirks die Entscheidung zugunsten der ersten Option: Lieber militärisch westlich als pazifistisch und neutralistisch.&lt;br /&gt;In der Diskussion um das Problem der Wiederbegründung der Demokratie in Westdeutschland machte es sich Dolf Sternberger, der 1949 Redaktionsmitglied der GEGENWART wurde, zum Ziel, durch die Zeitschrift die Bürger der neuen Republik politisch zu bilden und sie detailliert über ihre politischen wie bürgerlichen Rechte und Pflichten zu informieren. Er war davon überzeugt, dass der "Bürger-Wähler" lernen müsse, auch alle ihm zustehenden Teilhaberechte verantwortungsvoll zu nutzen. Vor den Wahlen von 1953 publizierte DIE GEGENWART dazu einen "Katechismus für den Wähler". Dieser lehrte, wie der Bürger alle notwendigen Informationen für seine Wahlentscheidung sammeln, wie er politischen Debatten am einfachsten folgen und wie er sich nach Vergleich der politischen Argumente eine eigene Meinung bilden könne.&lt;br /&gt;Am Aufbau der zweiten deutschen Demokratie mitzuwirken bedeutete für die Herausgeber der FRANKFURTER HEFTE aber darüber hinaus auch, selbst in die Politik zu gehen. Kogon und Dirks wählten die politische Arena bereits 1945. Schon im Mai jenes Jahres formulierte Dirks 12 Thesen für den Aufbau einer "sozialistischen Einheitspartei" nach dem Vorbild der britischen LABOUR PARTY. Danach war Dirks zusammen mit seinen Kollegen Eugen Kogon und Karl-Heinz Knappstein, hessischer Staatssekretär im Ministerium für politische Befreiung, an der Gründung der zunächst christlich-sozialistisch geprägten CDU Hessens beteiligt. Alle drei riefen schließlich einen Zirkel ins Leben, der sich mit Verfassungsfragen befassen sollte: der Oberurseler Kreis. Viele der Vorschläge der "Oberurseler", etwa zur Wirtschafts- und Sozialordnung oder zur Bodenreform, fanden Eingang in die Verfassung des Landes Hessen, an deren Ausgestaltung Kogon und Dirks maßgeblich beteiligt waren. Im Jahr 1948 nahm Kogon zusammen mit Adenauer und anderen CDU-Politikern als deutscher Delegierter am Haager Kongress teil, auf dem erstmals Pläne für eine europäische Einigung diskutiert wurden. Nach Kogon sollte Europa zuerst eine politische Einheit bilden, föderalistisch organisiert, eine Heimstätte für Länder unterschiedlicher politischer und kultureller Traditionen.&lt;br /&gt;Am deutlichsten wird das politische Engagement vieler deutscher Intellektueller jedoch bei der Auseinandersetzung um die westdeutsche Wiederbewaffnung und die atomare Aufrüstung. Dirks und Kogon wandten sich in Petitionen, Reden, Demonstrationen und Kundgebungen ebenso gegen die drohende Remilitarisierung wie Hans Werner Richter, führendes Mitglied der Gruppe 47, seine Schriftstellerkollegen Stefan Andres, Erich Kästner und Heinrich Böll, die Theologen Helmut Gollwitzer, Martin Niemöller oder Günther Bornkamm, der Philosoph Max Bense und der Soziologe Helmuth Plessner. Damit zogen sich diese den Zorn der Bundesregierung zu, die die Manifestationen gegenüber Exekutive und Parlament als "undemokratisch" zu geißeln pflegte.&lt;br /&gt;Die Tatsache, dass Adenauer und mit ihm das amtliche Bonn kaum auf die Kritik der Intellektuellen reagierten, dürfte wohl maßgeblich den Mythos vom "unpolitischen" Intellektuellen der 50er Jahre mitbegründet haben. Die Ignoranz von politischer Seite schmerzte sehr. So erklärte Kogon leicht verbittert: "Die Verbindung mit den Politikern, insbesondere mit den Staatsmännern, könnte besser sein. Sie lesen offenbar zu gerne bloß die Tageszeitungen, weil sie dort finden, was sie selber sagen, zu wenig die richtigen Bücher und Zeitschriften, um dann ein Gespräch zu führen."&lt;br /&gt;Erst die "SPIEGEL-Affäre" 1962 bot Schriftstellern und Publizisten die erste Gelegenheit, den Handlungsspielraum wieder zu erweitern. In diesem Politikskandal um den vermeintlichen Landesverrat entlud sich die lange aufgestaute Unzufriedenheit der Intellektuellen mit dem "Adenauer-Staat". Zudem stießen sie endlich auf eine überwiegend positive Resonanz in einer Öffentlichkeit, die sich selbst als zunehmend "kritisch" verstand. Der Verlauf der Ereignisse sollte sich schließlich als Sieg des Geistes über die Macht herausstellen. Verteidigungsminister Strauß musste zurücktreten und Adenauer dem FDP-Koalitionspartner zusagen, nur noch ein Jahr als Bundeskanzler im Amt zu bleiben. Dem SPIEGEL hingegen bescherte der Skandal eine enorme Auflagensteigerung.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In: "Die Neue Gesellschaft/Frankfurter Hefte", 7+8, luglio/agosto 2004&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-7483812477434772397?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/7483812477434772397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=7483812477434772397' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/7483812477434772397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/7483812477434772397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/das-geistige-grundgesetz.html' title='Das geistige Grundgesetz'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzr3jGE5KHI/AAAAAAAAABw/y4yG4evVUGM/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-248040970185505384</id><published>2007-11-12T09:52:00.001+01:00</published><updated>2008-09-23T17:50:00.019+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wedding Planner'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Matrimoni'/><title type='text'>Matrimoni</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkPqHY_7II/AAAAAAAAAMA/3hfy0IWf75M/s1600-h/IMG_3902.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5249244056889846914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkPqHY_7II/AAAAAAAAAMA/3hfy0IWf75M/s400/IMG_3902.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;I love shopping in bianco è il titolo di uno dei romanzi di genere comico-romantico firmato dall’anglosassone Sophie Kinsella. Un titolo e una storia che fanno anche al caso nostro. Il libro narra la storia di un matrimonio, o meglio due. Quando infatti Becky e Luke decidono di sposarsi, le rispettive madri organizzano loro le nozze, ciascuna a modo proprio. La madre di lei organizza un matrimonio old style, alla periferia di Londra, sotto il gazebo della casa di famiglia, la madre di lui ne finanzia uno faraonico all’hotel Plaza di New York, in un contesto che s’ispira a La Bella Addormentata nel bosco.&lt;br /&gt;E’ solo un romanzo, ma in certi casi rispecchia la realtà. Sì, perché oggi, sposarsi, non solo a Londra o New York, ma anche in Italia, significa spesso mettere in moto una macchina organizzativa che parta almeno un anno prima del grande evento e proceda a ritmo di panzer e a suon di assegni e fruscii di carte di credito. Col rischio che si perda, nel procedere, addirittura la consapevolezza del valore del denaro.&lt;br /&gt;Ma allora, significa che il matrimonio è diventato un business? Quanto può arrivare a costare un matrimonio in grande stile in una grande città? E chi volesse solo il minimo indispensabile? Se è vero che i matrimoni scarseggiano, quanto si deve ai costi che comportano cerimonia e ricevimento? &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzgo_ymZD4I/AAAAAAAAAAc/pouuDASA3Yg/s1600-h/images2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5131896851768348546" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/Rzgo_ymZD4I/AAAAAAAAAAc/pouuDASA3Yg/s200/images2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per organizzare al meglio “il giorno più importante della propria vita” da quattro/cinque anni in Italia si sono diffusi i “wedding planner”, gli organizzatori di matrimoni. Importati direttamente dagli States, grazie anche alla cinematografia (basti pensare al film “The Wedding Planner” uscito nel 2001 ed interpretato da Jennifer Lopez, in Italia più conosciuto col titolo “Prima o poi mi sposo”), ormai in Gran Bretagna ed in tutto il nord Europa non se ne può più fare a meno. E in Italia? &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzgomSmZD3I/AAAAAAAAAAU/FO2vXHWq3Lk/s1600-h/images1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5131896413681684338" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/RzgomSmZD3I/AAAAAAAAAAU/FO2vXHWq3Lk/s200/images1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se guardiamo all’odierno trend del numero dei matrimoni, la situazione non è per nulla rassicurante. I dati Istat, basati a loro volta sulle informazioni degli uffici di Stato civile dei Comuni italiani, ci comunicano un valore pari a circa 250.000 nozze celebrate nel 2005. Un dato che, dal 1972, anno in cui si sono festeggiati 419mila matrimoni, è andato man mano calando.&lt;br /&gt;Ciononostante, stando al censimento realizzato dall’A.I.O.M. (Associazione Italiana Organizzatori Matrimoni), dal 2001 ad oggi, le agenzie di wedding planner operanti nel Bel Paese hanno raggiunto quota 86. Un numero che raggiunge il centinaio, se si considerano le diverse sedi dell’agenzia in franchising “Nozze e Dintorni”, presenti in una ventina di città italiane.&lt;br /&gt;Come spiega Tiziana Lucioli, presidente dell’A.I.O.M., “se consideriamo un totale di oltre 250.000 matrimoni che vengono celebrati all’anno in Italia, potremmo ipotizzare che almeno 5.000 di questi vengano gestiti da agenzie di professionisti. Le coppie che si presentano ad un wedding planner hanno per lo più dai trent’anni in su, sono professionisti o comunque impegnati tutto il giorno per lavoro e possono contare su un reddito medio e/o medio-alto. Cosa spinge i futuri sposi a delegare l’organizzazione? Anzitutto, la mancanza di tempo. Ma anche il fatto che i professionisti sanno come e dove far risparmiare denaro agli sposi che vogliono rientrare nell’ambito di un certo budget. Al momento, i wedding planner sono più concentrati nella grandi città: secondo un nostro recentissimo censimento, Roma ne conta una decina, Milano 7, Napoli 3. Nelle piccole città queste agenzie stanno iniziando ad approdare&lt;br /&gt;anche se si mantiene ancora il fai-da-te. Ma è solo questione di far conoscere la loro esisten&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkPxn3WljI/AAAAAAAAAMI/ZTXzxABjVUc/s1600-h/IMG_3903.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5249244185866180146" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkPxn3WljI/AAAAAAAAAMI/ZTXzxABjVUc/s400/IMG_3903.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;za”.&lt;br /&gt;Ma quanto può costare un matrimonio? Da un’indagine che abbiamo svolto in diverse agenzie di wedding planning dislocate al nord, al centro e al sud Italia, in media, per un matrimonio con 100 invitati, il costo minimo parte dai 10/12.000 euro, tutto incluso, tranne ovviamente il viaggio di nozze.&lt;br /&gt;Alessandra Gallo, contitolare dell’agenzia di wedding planner “Eventi al Top”, con sede a Milano, riferisce: “Per un matrimonio “discreto”, con 100 invitati, a Milano, si parte, minimo, dai 12.000 euro. Il massimo invece non ha limite. Proprio lo scorso giugno, ad esempio, ne abbiamo organizzato uno con 48 invitati, ed il prezzo è lievitato fino a 70.000 Euro”.&lt;br /&gt;A Roma, solo per l’affitto di una location si possono toccare i 14.000 euro. Elsa Bottone, titolare della sede romana di “Nozze e Dintorni”, dichiara: “Per un matrimonio che si rispetti nella capitale possiamo partire da un minimo di 10.000 euro, vale a dire: per un nozze con 100 invitati, attente nei dettagli, ma con costi contenuti. Un matrimonio medio, comunque da sogno, si può assestare sui 25.000 euro. Poi, dai 30.000 euro in su si passa ai matrimoni “lussuosi”. La location del ricevimento significa molto: se la si sceglie di un certo tipo, anche i dettagli – dalle partecipazioni alle bomboniere, alle decorazioni – devono essere sul medesimo livello. Altrimenti, il nostro consiglio sarebbe piuttosto di abbassare il livello della location, ma di migliorare gli accessori, e mai il contrario”.&lt;br /&gt;In mano all’agenzia, un matrimonio può essere pronto nel giro di un mese. “Mediamente – aggiunge ancora Elsa Bottone – abbiamo bisogno di sei/sette mesi. Ma abbiamo degli sposi che si presentano addirittura due anni prima”.&lt;br /&gt;Per un matrimonio a Napoli si va da un minimo di 10.000 euro, calcolati, come sopra, su 100 ospiti, ad un massimo illimitato. “Tra i matrimoni più costosi che abbiamo organizzato – illustra Flaviana Cuomo, titolare dell’agenzia di wedding “Tulle e Cannella” – siamo arrivati fino a 45.000 euro, vale a dire all’incirca 320 euro per 140 invitati. Qui a Napoli, infatti, sono rari i matrimoni “intimi” con 100 ospiti: solitamente si va dalle 130 alle 250 persone. Le location più prestigiose, ad esempio sul mare, sono molto gettonate e vanno prenotate almeno due anni prima. Poiché il wedding planner a Napoli e dintorni si sta affermando da poco, siamo ancora in una situazione in cui spesso gli sposi si presentano una volta che hanno già preso accordi con la chiesa e la location. Perciò il calcolo complessivo dei costi che possiamo ipotizzare è abbastanza variabile”.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkQAKT0QOI/AAAAAAAAAMQ/q7JY-IGNyYA/s1600-h/IMG_3900.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5249244435630538978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkQAKT0QOI/AAAAAAAAAMQ/q7JY-IGNyYA/s400/IMG_3900.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In qualche caso, i festeggiamenti per un matrimonio possono durare anche una settimana, più facilmente se la coppia è mista. Di recente, ad esempio, proprio a Napoli si è celebrato un matrimonio in cui lo sposo era sudafricano: i festeggiamenti sono iniziati una settimana prima, per permettere l’accoglienza degli ospiti stranieri, qualche gita in città ed una cena pre-wedding.&lt;br /&gt;Ma nelle città di provincia, dove le agenzie di wedding planner non sono ancora così diffuse, persiste maggiormente il fai-da-te.&lt;br /&gt;Danilo Moresco è titolare di Menù Service, servizio di catering a Trento: “Negli ultimi anni gli sposi sono più attenti ai costi. Qui da noi gli affitti delle location oscillano tra i 700 e i 2.300 euro. A loro volta, un pranzo o una cena possono andare dai 45 euro, per avere il minimo indispensabile, ad una media di 80 euro a persona”.&lt;br /&gt;In provincia di Reggio Emilia, ad Albinea, lavora Giemme Ricevimenti, i cui titolari, i coniugi Crotti, riferiscono: “In una città di provincia come Reggio Emilia esiste ancora molta confusione sulla differenza tra wedding planner e catering. Noi siamo un catering: utilizziamo la nostra attrezzatura, dai tavoli alle sedie, agli strumenti di cucina e ci occupiamo di preparare pranzo o cena il giorno del banchetto. Gli sposi che vengono da noi solitamente ci hanno conosciuto tramite il passaparola, le fiere o il nostro sito Internet. Molto attente ai costi, le coppie di oggi invitano in media sulle cento persone”.&lt;br /&gt;E se dopo tutti i preparativi, le spese, lo stress, si fosse costretti per qualche motivo ad annullare o rimandare le nozze? Niente paura, per lo meno per chi vive in Inghilterra, negli States oppure in Francia, Olanda o Spagna. Da una decina d’anni, infatti, in questi Paesi, è possibile assicurare il matrimonio. Tra i rischi coperti sono previsti gli attentati terroristici o l’invio al fronte di uno degli sposi.&lt;br /&gt;In Italia questa pratica non esiste e chissà se farebbe presa. Ma per il momento, dall’estero i promessi sposi del Bel Paese hanno importato soltanto romanzi e film comico-romantici. Tutti a lieto fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Ferretti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In: "Espansione", settembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.aiom.eu/Web/aiom.php"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.aiom.eu/Web/aiom.php&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.sophiekinsellabooks.co.uk/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.sophiekinsellabooks.co.uk/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-248040970185505384?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/248040970185505384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=248040970185505384' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/248040970185505384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/248040970185505384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/alessandra-ferretti.html' title='Matrimoni'/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_aNzf1CWJ00w/SNkPqHY_7II/AAAAAAAAAMA/3hfy0IWf75M/s72-c/IMG_3902.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2111047814053967420.post-365180903936195183</id><published>2007-11-11T16:42:00.000+01:00</published><updated>2007-11-11T20:15:41.032+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Benvenuti: oggi ho creato il mio blog.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2111047814053967420-365180903936195183?l=alessandraferretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/feeds/365180903936195183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2111047814053967420&amp;postID=365180903936195183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/365180903936195183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2111047814053967420/posts/default/365180903936195183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandraferretti.blogspot.com/2007/11/aaaaaaaaaaa.html' title=''/><author><name>Alessandra Ferretti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18319377902047578396</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
